ANTONIO FORMARO COMMISSARIO E PODESTA’ DI CARIATI – ONESTO – ENERGICO – PERSONA CORRETTA – APPREZZATO DAI CARIATESI PER LA SUA DIRITTURA MORALE – (Seconda parte)

di MAURO SANTORO (Notizie Inedite di archivio)


Come abbiamo scritto nella prima parte di questa ricostruzione storica, i fatti che si narrano si sono svolti nel periodo storico molto travagliato dell’Italia e della società civile. Caratterizzato da un opprimente autoritarismo e da una grave crisi economica in cui i soprusi perpetrati dagli squadristi e dai gerarchi erano gli strumenti per sottomettere gli italiani che osavano protestare contro il regime. In quella particolare fase storica si sviluppò l’epopea, e poi la tragica caduta, del Duce Benito Mussolini e del Partito Nazionale Fascista che, tra l’altro, furono gli artefici dell’emanazione delle leggi raziali e il coinvolgimento della nazione nella Seconda guerra mondiale a fianco dei nazisti tedeschi.

I Comuni, da febbraio 1926, dal governo di Mussolini, furono affidati all’amministra-zione monocratica di commissari prefettizi prima e dei podestà poi. Quella particolare fase passò alla storia con la definizione di “Periodo podestarile”. A Cariati, ed anche nel resto d’Italia, quella fase si protrasse fino agli inizi di novembre del 1945, per poi proseguire con la nomina, da parte dei comitati provinciali di liberazione, dei diversi commissari prefettizi fino a novembre del 1946, data coincidente con l’indizione e lo svolgimento delle prime elezioni amministrative comunali dopo la caduta del regime fascista.

Ritornando ai fatti accaduti nel corso del periodo podestarile e specificamente alle vicende che hanno avuto come protagonista Antonio Formaro che alla nascita gli fu dato anche il nome di Cataldo, ricordiamo che venne alla luce a Cariati il 10 settembre del 1879, aggiungiamo che sposò tale Mariannina Puglia, figlia di Francesco Paolo Puglia, ma non ebbero figli e adottarono una orfanella forestiera. Quando morì? Per il momento la data rimane ignota poiché, pur avendo fatto ricerca all’anagrafe comunale e sui registri cimiteriali, non sono emerse informazioni utili.

Formaro era iscritto al Partito Nazionale Fascista, in quella epoca la tessera era un documento necessario per chi volesse esercitare una professione o avere un ruolo pubblico, e ciò gli consenti di essere nominato Commissario prefettizio di Cariati dal 1° settembre del 1931. Successivamente, il 6 maggio 1932 fu designato Podestà e rimase in carica fino alle sue dimissioni volontarie rassegnate il 16 gennaio 1935.

Firma-autografa-di-Antonio-Formaro
Firma-autografa-di-Antonio-Formaro

Le azioni amministrative condotte dal Commissario e Podestà Antonio furono dirompenti, di grande valore istituzionale, improntate alla legalità e ad un alto profilo morale per la società cariatese. Come abbiamo scritto, egli seppe opporsi ai soprusi e agli abusi perseguiti da una combriccola di cariatesi costituita dal ragioniere E.N., segretario della sezione locale del fascismo; dal cavaliere avvocato C.V.; dall’avvocato B.C.; dall’avvocato Le P.L., giudice del Tribunale di Catanzaro; dal dottore M.F., in combutta con altri cittadini possidenti.

In fatto eclatante e disonorevole di quegli eventi era costituito da fatto che la congrega era composta dai personaggi più in vista della società e ricoprivano un ruolo politico di primaria importanza e potere della rappresentanza fascista di quei decenni. Soggetti che, utilizzando la forza del gruppo, erano in effetti la peggiore gentaglia della società cariatese che abusando dei loro ruoli risultarono essere i principali usurpatori dei terreni demaniali del Comune di Cariati, così come li definirono le autorità inquirenti.

L’astio e la contrarietà che quelle persone avevano per Antonio Formaro, prevalentemente, erano dovuti alla circostanza che egli, con forte volontà, aveva ripreso a perseguire legalmente gli usurpatori. Infatti, la vicenda delle occupazioni abusive era già sorta nel 1921 e fu causa, tra l’altro, dello scioglimento dell’amministrazione di Cariati che avvenne con il regio decreto del 22 settembre 1922, firmato dal Re e dal duce Mussolini. Tra l’altro, il commissariamento durò fino ad aprile del 1923, tenuto conto della grave situazione di illegalità rilevata dalle ispezioni prefettizie del 1921 e del 1922.

Negli anni successivi, sulla vicenda delle occupazioni abusive calò il silenzio, solo dopo dieci anni si aprì una fase nuova, il Commissario prefettizio Antonio Formaro, consapevole dei danni economici che subivano le casse comunali per i mancati introiti dei canoni derivanti dalle quotizzazioni usurpate, si attivò fortemente per vedere condannare in tribunale i predoni delle terre e per obbligarli a pagare quanto dovuto per la fondiaria non versata al Comune.

Per rimarcare come fosse diffusa e insana l’avidità dei proprietari terrieri, riferiamo che negli anni 1926-1927 un possidente, in collusione con l’agente demaniale Geom. Giuseppe Madera, cariatese, aveva usurpato dei terreni demaniali di Terravecchia nella località Carmaggio, confinante con il territorio di Cariati l’ungo l’attuale strada provinciale

SP 260. L’occupatore abusivo, tra l’altro, senza alcuna autorizzazione aveva posto dei limiti su una vasta porzione di terreno interrando dei “caccavelli”, cippi di cemento colorati di bianco per delimitare i confini. Solo l’intervento del Commissario prefettizio Silvio Mollo, mossosi in difesa dei cittadini terravecchiesi, in ultimo, determinò che le Autorità preposte “… con fascistica energia … [tutelarono] i diritti degli Enti derubati e spogliati dei loro beni … [a discapito] degli usurpatori ricchi ed ignavi, preoccupati di impinguare in qualsiasi modo il loro grasso patrimonio”.

Ritornando a raccontare le vicende del Commissario Formaro, come si è scritto nella prima parte, purtroppo, non bastò il sostegno dei carabinieri e del prefetto né quello della maggioranza dei cittadini cariatesi. Formaro continuò ad essere bersaglio di denunce, ricorsi e false accuse da parte di quella combriccola di cittadini cariatesi. La scrivania del Prefetto Michele Adinofi fu inondata di svariati esposti, spesso anonimi, in cui il Commissario di Cariati era accusato di molteplici illegalità ed illeciti amministrativi. Le insistenti accuse e le richieste d’intervento fatte dalle autorità fasciste indussero il prefetto ad inviare un ispettore provinciale affinché accertasse la veridicità degli addebiti rivolti all’amministratore di Cariati.

Il 3 aprile 1932, l’Ispettore Giovanni Solarino, dopo essersi recato nel municipio cariatese, svolte le necessarie indagini e verificati gli atti istituzionali assistito dal segretario comunale Salvatore Chiarello, inviò al prefetto una relazione puntuale e dettagliata sulle accuse contenute negli esposti.

Particolare della relazione dell’Ispettore provinciale
Particolare della relazione dell’Ispettore provinciale

In quella relazione l’ispettore provinciale, innanzitutto, evidenziava che nella società cariatese, tranne pochi, la maggioranza degli intellettuali, ovvero dei professionisti e possidenti, erano coinvolti nell’azione di rivendicazione delle usurpazioni dei demani comunali. Perciò, mal vedevano la scelta del capo dell’amministrazione di tutelare gli interessi del Comune. L’ispettore proseguiva ribadendo che Antonio Formaro era “… una persona corretta che possa … tener testa alle loro insane resistenze, la generalità della popolazione ha fiducia nell’opera del Formaro e di costui apprezza la dirittura di carattere”. Il Prefetto Adinolfi sottolineò quelle parole con matita rossa e con doppia sottolineatura rosso e blu evidenziava che Antonio Formaro “… è onesto, energico ed animato di buona volontà; ha dato prova di saper tenere in modo soddisfacente la carica affidategli e della solerte sua opera potrà indubbiamente avvantaggiarsi il Comune”.

L’Ispettore Giovanni Solarino, nella accertata considerazione che gli esposti erano opera di E.N. e degli avvocati B.C. e C.V. che avevano anche tentato di condizionarlo, sollecitava il

Prefetto ad intervenire affinché, per il bene dei cariatesi, richiamasse il segretario della locale sezione del fascio E.N. ad avere maggiore comprensione e responsabilità dato il ruolo politico che svolgeva. Di diffidare gli avvocati B.C. e V.C. ad astenersi dall’intralciare l’operato del Commissario Formaro. Concludeva la relazione con l’evidenza che le affermazioni contenute “… nei detti esposti sono infondati”.

Particolare-della-Relazione-…-Il-Commissario-prefettizio-Sig.-Formaro-Antonio-che-mostra-di-occuparsi-con-passione-del-buon-andamento-degli-affari-del-Comune
Particolare-della-Relazione-…-Il-Commissario-prefettizio-Sig.-Formaro-Antonio-che-mostra-di-occuparsi-con-passione-del-buon-andamento-degli-affari-del-Comune


In fine, l’autorità prefettizia rigettando ogni addebito, con decreto del 6 maggio 1932, nominava Antonio Formaro Podestà di Cariati. Egli assunse l’incarico il successivo 19 maggio. Ma gli ostacoli e l’astio non si erano sopiti. I soliti delatori, che non si erano rassegnati, approfittando dell’insediamento del Commendatore Roberto Rizzi a nuovo Prefetto di Cosenza dal 16 gennaio 1933, ricominciarono ad inviare esposti e denunce contro Formaro.

La Divisione dei Carabinieri Reali di Cosenza in data 7 giugno 1933 (Anno XI dell’era Fascista), esperite le necessarie indagini per accertare eventuali ipotesi di reato riguardo le accuse contenute negli esposti segnalati al Prefetto Rizzi, inoltrò una relazione di servizio sottoscritta dal Tenente Colonnello Giuseppe Acongigioco – Comandante la Divisione della Autorità di Pubblica Sicurezza – e dal Capitano Giacinto Scichilone.

Le denunce, questa volta, prevalentemente accusavano il Podestà Formaro di abusare della carica per i suoi tornaconti economici di commerciante di generi alimentari. Gli inquirenti di pubblica sicurezza accertarono, invece, che ciò non era vero perché egli praticava prezzi concorrenziali e, soprattutto, concedeva ai clienti il pagamento con dilazioni a lunga scadenza. Ciò, aveva procurato, oltre a tante gelosie, un consistente aumento degli affari del suo negozio che si era ampliato ed era ben fornito di merci. Tra l’altro, i carabinieri accertarono che, correttamente, prima di essere nominato podestà aveva intestato e lasciato la gestione dello spaccio alimentare alla moglie Mariannina Puglia.

Così come risultò falsa l’accusa che egli, abusando del ruolo istituzionale, avesse sollecitato gli agenti municipali a elevare una multa nei confronti del fornaio Gaetano Visciglia. L’infrazione, in realtà, era stata accertata dall’Ufficiale Sanitario perché il panettiere “…. confezionava pane deficientissimo di cottura”. Lo stesso Visciglia, inoltre, dichiarò ai carabinieri che giammai era stato obbligato dal podestà ad acquistare la farina al suo negozio.

Nondimeno, evidenziarono i carabinieri, l’insussistenza della insinuazione che Formaro aveva costretto l’impresa Calendino, costruttore della fognatura comunale, ad assumere degli operai da lui segnalati. Il titolare della ditta dichiarò che la manodopera necessaria era stata assunta regolarmente solo su comunicazione del locale ufficio di

collocamento. Né si era mai verificato che l’impresario, su richiesta del podestà, avesse trattenuto soldi sulla paga di certi operai per i debiti che questi avevano contratto per l’acquisto di generi alimentari al negozio dello stesso Antonio Formaro.

Ed ancora, le imprese Summaria e Leonardo Natale, la prima appaltatrice di lavori stradali e la seconda operatrice per lavori di ordinaria manutenzione per le Ferrovie delle Stato, dichiararono che non rispondeva al vero il fatto di avere subito pressione per interrompere i rapporti commerciali con tale Salvatore Bagnato, fornitore dei generi alimentari per la mensa delle maestranze. Ma di essersi rivolti allo spaccio di Formaro per la convenienza concessa di pagamenti dilazionati e versati soltanto quando le ditte riscuotevano i vari stati di avanzamento per i lavori eseguiti.

Tra l’altro, non rispondeva a verità la denuncia che il commerciante Bagnato era stato volutamente danneggiato da una ordinanza a firma del podestà. I carabinieri verificarono che in occasione della realizzazione della fognatura nel centro storico, lavori iniziati a metà del 1932, Antonio Formaro aveva appaltato anche i lavori di costruzione del selciato con pietra lavica di Via XX Settembre. I lavori erano stati ultimati nel mese di aprile 1933 ed il podestà, aveva deciso di chiudere la strada, compresa la traversa dove era situato il magazzino di Salvatore Bagnato, non per ripicca ma per salvaguardare la strada “… dal traffico dei carri pesanti per evitare che vi si verifichi qualche avvallamento”.

Altre accuse risultarono insussistenti e in ultimo la relazione di servizio dei Carabinieri Reali di Catanzaro – Divisione di Cosenza – fu trasmessa all’autorità prefettizia. Tuttavia, ricevuta la documentazione e accertata la onorabilità del podestà Antonio Formaro, il Prefetto Roberto Rizzi annotava sul frontespizio “Mettiamo agli atti e se si torna alla carica si provvedesse per la diffida”, ovviamente il monito era rivolto agli accusatori del podestà.

In fine, anche questa volta le bugie e le falsità mosse da quegli indegni delatori non produssero alcun effetto e, anzi, rafforzarono il ruolo istituzionale e la credibilità di Formaro.

Ciò nonostante, quella combriccola di cittadini cariatesi, usurpatori e prevaricatori continuarono ad esercitare una pressione costante e malefica che, in ultimo, costrinse alle dimissioni volontarie Antonio Formaro che però riuscì a tenere testa ai delatori per quasi cinque anni mentre continuò a svolgere le funzioni pubbliche di podestà di Cariati fino 16 gennaio 1935.

Frontespizio della Relazione dei Carabinieri del 7.6.1933 con la nota del Prefetto
Frontespizio della Relazione dei Carabinieri del 7.6.1933 con la nota del Prefetto

Come abbiamo scritto nella prima parte, ribadiamo ancora una volta che spiccò in quel periodo tumultuoso e di soprusi la figura di Antonio Formaro che, nelle diverse relazioni ai prefetti di Cosenza, fu segnalato come amministratore onesto, energico, persona corretta, apprezzato dai cariatesi per la sua dirittura morale. In sostanza era un uomo che amministrava Cariati come atto di responsabilità e non come strumento di potere personale per imporre la sua volontà ai cittadini. La politica praticata da Formaro, quindi, come ideale per un impegno di alto valore civico. Un’attività pubblica per un governo di servizio e non di esibizione.

Ad ogni modo, bisogna aggiungere che, anche se quel regime era autoritario e gli squadristi perseguitavano le persone che non si piegavano al potere, la società cariatese non riuscì, non poté o non volle liberarsi di quella classe dirigente e politica fatta prevalentemente di uomini che, utilizzando la forza del gruppo, erano in effetti la peggiore gentaglia della società cariatese che abusando dei ruoli imponevano le loro volontà e si appropriavano illegittimamente dei beni del Comune di Cariati.

Purtroppo, si verificò che alcuni di quelle persone erano stati o divennero anche amministratori del Comune di Cariati. Infatti, il ragioniere E.N. era stato commissario prefettizio nell’anno 1928 e segretario della sezione locale del fascismo nel 1932;

Il cavaliere avvocato C.V. era stato sindaco negli anni 1917-1920, commissario prefettizio dal 1928 al 1929 e podestà dal 1929 al 1930;

L’avvocato B.C. negli anni ’30 del 1900 esercitava la libera professione nel foro del Tribunale di Rossano e presso la Pretura di Cariati;

L’avvocato Le P.L. nei decenni del 1930 era giudice del Tribunale di Catanzaro e a Cariati aveva i suoi interessi economici e patrimoniali;

Il dottore M.F. negli anni del 1930 era medico sanitario a Cariati.


In conclusione, di questo lavoro di ricerca, confermiamo che Antonio Formaro, per i meriti acquisiti nell’amministrare Cariati, dovrebbe essere una figura di uomo e di amministratore pubblico da imitare, da prendere ad esempio soprattutto da chi mira ad essere eletto ad una carica pubblica.

Un fulgido, importante e singolare personaggio che ben merita di essere ricordato dalla società e dalle future generazioni con l’intitolazione di un luogo pubblico.


= TESTO REDATTO DA: MAURO SANTORO

È vietata la riproduzione, con qualsiasi procedimento, della presente ricostruzione storica o parte di essa senza il consenso dell’autore che si riserva tutti i diritti di copyright.

(1) Foto tratta da: F. Liguori – Cariati nel Novecento, tra cronaca e storia – Tipografia Tecnografica; Corigliano-Rossano 2022

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