Chi ha avuto la pazienza di leggere i miei romanzi “Moorea” e la tetralogia de “L’ancêtre” ha potuto notare che fra i protagonisti delle mie storie molti hanno origini ebraiche tanto che non è mancato chi, proprio dopo quelle letture, ha pensato bene di “accusarmi” di essere ebreo.
Ebreo non sono, ma non ho mai fatto mistero della mia ammirazione per la resilienza, la forza morale, l’intelligenza e la profondità culturale di cui il popolo ebraico è sempre stato ricchissimo.
Ignoranza e antisemitismo viaggiano a braccetto e perciò il più ottuso degli antisemiti non sa, nel momento in cui usa il navigatore satellitare, di essere debitore di Albert Einstein e della sua Teoria della Relatività; che se non si è ammalato di poliomielite lo deve ad Albert Sabin; che se ricorre a uno psicanalista dovrebbe ringraziare Sigmund Freud. E poi che i misteri dell’atomo sono stati esplorati, fra gli altri, da Emilio Segrè, Bruno Pontecorvo e Robert Oppenheimer, e che Rita Levi Montalcini ha indagato le strutture delle fibre nervose e per questo ha vinto il Nobel. Per non parlare del mondo dell’arte e della cultura. Cito a casaccio: Karl Popper e Ludwig Wittgenstein, avversari l’uno dell’altro, sono stati fra i più grandi filosofi del secolo scorso, Amedeo Modigliani fu un gigante della pittura, Leonard Bernstein un monumento della composizione e della direzione d’orchestra, Jacques Offenbach ancora ci delizia con i suoi valzer e i suoi galop, Felix Mendelssohn ci commuove con le sue sinfonie, le sue ouverture e il suo meraviglioso concerto per violino e orchestra mentre, per gli amanti della musica pop, ci sono i mitici Simon & Garfunkel, Barbra Streisand, Sammy Davis Jr. e, nel mondo della celluloide, Tony Curtis, Paul Michael Glaser e David Soul (Alias Starsky & Hutch), Jerry Lewis, Paul Newman, e i registi Otto Preminger, Woody Allen, George Lucas, Steven Spielberg… Tornando in Italia, potrei citare Umberto Terracini, Natalia Ginzburg e suo padre Leone, Liliana Segre, Paolo Mieli, Gad Lerner, Enrico Mentana…
È un elenco fatto a memoria, mostruosamente lacunoso ma già di per sé molto esplicativo. Come si fa ad essere antisemiti quando una così grande parte del nostro mondo è frutto dell’ingegno di persone di origine ebraica?
Ebbene sono proprio il rispetto, l’ammirazione e anche l’affetto che provo per una comunità così prodiga di contributi al progresso dell’umanità, a indurmi a dichiarare il mio totale, assoluto e inequivocabile orrore nei confronti di Benjamin Netanyahu, dei suoi complici e di quella parte (oltranzista, miope, egoista e razzista) della popolazione di Israele, ormai largamente minoritaria, che ne condivide la politica di sterminio nei confronti dei Palestinesi della Striscia di Gaza.
Ho già dichiarato, e ci tengo a ribadirlo, il mio pure totale, assoluto e inequivocabile orrore nei confronti dell’azione criminale che Hamas ha condotto, il 7 ottobre dell’anno scorso, nei territori meridionali di Israele: è stata un’azione vergognosa, disumana, imperdonabile, dettata dall’odio razziale e dalla non velata speranza di suscitare la reazione di Israele. Hamas, l’ho detto e lo ripeto, ha scatenato una macelleria antisemita auspicando la reazione antipalestinese di Netanyahu, indifferente al destino della povera gente della Striscia.
Hamas ha ottenuto il risultato atteso, anche perché Netanyahu non aspettava niente di meglio. Netanyahu è altrettanto indifferente ai morti e agli ostaggi ebrei del 7 ottobre quanto lo è alle diecine di migliaia di morti, profughi e disperati palestinesi che sta causando con la scusa di voler distruggere Hamas. Non sono neanche sicuro che ci sia, in lui, una componente di odio razziale come c’è in Hamas: Netanyahu usa i morti e gli ostaggi ebrei per i suoi fini, che consistono nel restare a tutti i costi al potere.
Lui e il suo clan resistono cinicamente a ogni tentativo di mediazione (in ciò supportati dal non meno cinico atteggiamento di Hamas) e se ne infischiano perfino dell’ormai evidente stanchezza di tutto il mondo nei confronti di una reazione a un gesto sicuramente spietato e disumano, ma di proporzioni talmente mostruose da suscitare perfino negli USA, da sempre strenui sostenitori di Israele, una reazione di rigetto. L’astensione, all’ONU, sulla risoluzione che chiede il cessate il fuoco, equivale a un voto a favore della stessa risoluzione, perché il voto negativo degli USA avrebbe implicato il veto.
No, non è chi condanna Netanyahu ad essere antisemita. Oggi il peggiore nemico del meraviglioso popolo ebraico, l’uomo che riattizza scintille intollerabili di un antisemitismo che purtroppo ha sempre continuato a covare sotto la cenere, l’uomo che induce i senati accademici a interrompere (stupidamente, a mio avviso) i rapporti con le università israeliane; l’uomo che alimenta l’intolleranza verso milioni di ebrei nel mondo, è proprio lui.
Benyamin Netanyahu afferma di voler difendere Israele ma sa benissimo che, in realtà, ne sta distruggendo nel mondo intero l’immagine (già compromessa da anni, a causa della sua politica di espansione e intolleranza) e sta facendo riemergere vecchi stereotipi e intollerabili pregiudizi a carico dell’intero popolo ebraico.
Proprio nel nome del rispetto, dell’affetto e dell’ammirazione che nutro nei confronti del popolo ebraico, che tanto ha dato all’umanità, oltre che delle troppe vittime innocenti della sua politica cinica e spietata, prego perciò il popolo di Israele: fermate Netanyahu.
Giuseppe Riccardo Festa
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