Il forte dibattito che in questi giorni si è aperto in Europa sulla crisi abitativa e sulle possibili misure riguardanti gli affitti brevi impone una riflessione seria, ma anche una posizione chiara a tutela di chi opera nell’ospitalità extralberghiera.
Il diritto alla casa è una priorità che nessuno può mettere in discussione. Ma non possiamo accettare che, ancora una volta, B&B, affittacamere e piccoli operatori vengano indicati come i responsabili di tutti i mali di questo Paese e, addirittura, come una delle principali cause della crisi abitativa che molte città stanno vivendo.
Non possiamo accettare che i decisori europei continuino a penalizzare un’intera categoria, che offre servizi e contribuisce all’economia turistica, senza aver prima dimostrato, dati alla mano, quale sia realmente il suo contributo al problema abitativo.
Gli strumenti per conoscere la dimensione reale del fenomeno e valutarne l’impatto sul territorio europeo sono già disponibili. Il Regolamento UE 2024/1028 sugli affitti brevi ha introdotto un sistema armonizzato di raccolta e condivisione dei dati: è quindi necessario utilizzare queste informazioni prima di assumere ulteriori decisioni che possano penalizzare il settore.
Per questo diciamo con chiarezza: ulteriori restrizioni imposte dall’alto nei confronti del nostro settore non saranno accettate. Bisogna distinguere tra territori e situazioni differenti, perché non esiste un’unica realtà europea degli affitti brevi. Le condizioni di una grande città sottoposta a forte pressione abitativa non sono le stesse di quelle di un piccolo comune, di un borgo, di un’area interna o di una località turistica.
In Calabria questa differenza è ancora più evidente. Ci sono territori nei quali l’ospitalità extralberghiera rappresenta l’unica vera offerta ricettiva presente sul territorio. B&B e affittacamere permettono a molti comuni di accogliere visitatori, sostenere il turismo e creare opportunità economiche.
Per questo non possiamo accettare soluzioni generalizzate. Se esistono situazioni di reale emergenza abitativa, devono essere affrontate dove il problema esiste e con misure proporzionate alla situazione concreta, senza trasformare un intero comparto nel capro espiatorio della crisi.
E non va dimenticato che dietro questa categoria ci sono soprattutto famiglie, piccoli proprietari, lavoratori autonomi e microimprese che hanno investito risorse proprie e che, nella grande maggioranza dei casi, operano rispettando le regole. Siamo favorevoli alla trasparenza, ai controlli e al contrasto dell’abusivismo, ma regolamentare non può significare penalizzare chi lavora legalmente.
In questo momento è fondamentale che associazioni e operatori facciano sentire con forza la propria voce. Serve un confronto vero e, soprattutto, la capacità di costruire un fronte comune nazionale, superando divisioni e differenze territoriali quando sono in gioco gli interessi e il futuro di un intero comparto. Solo uniti possiamo rappresentare con autorevolezza le nostre ragioni e far comprendere alle istituzioni la realtà di chi ogni giorno lavora nel turismo extralberghiero.
ARBBAC è pronta a confrontarsi con le istituzioni europee, con il Governo e con le Regioni. Vogliamo portare al tavolo la voce degli operatori e la conoscenza concreta dei nostri territori, perché le decisioni che riguardano il nostro settore devono essere assunte sulla base dei dati e non di generalizzazioni che rischiano di non risolvere il problema abitativo, colpendo invece tanti piccoli operatori del turismo extralberghiero.
La nostra categoria non è il problema. Non chiediamo privilegi: chiediamo di essere valutati per quello che realmente rappresentiamo e per l’impatto che realmente produciamo.
Prima i dati. Prima le differenze tra territori. Prima il confronto. Poi, soltanto se necessario, le restrizioni.
Basta penalizzazioni e contrasti. La nostra categoria merita rispetto, ascolto e tutela.
Leonardo Trento
Presidente ARBBAC – Associazione Regionale B&B e Affittacamere della Calabria
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