SALVINI AMA DE ANDRÈ, MELONI ADORA GUCCINI. E SONO ENTRAMBI BUONI CRISTIANI, ED HANNO ABOLITO LE ACCISE…

Quello che mi sorprende è la sorpresa. Salvini dice di adorare De Andrè, Meloni dice di aver sempre amato Guccini, anzi, di considerare le sue canzoni una fonte di ispirazione. Cosa c’è di strano, se si pensa che la destra italiana ha arruolato tra le sue fila, anche loro post mortem, pure Giorgio Gaber, Pierpaolo Pasolini e perfino Antonio Gramsci?

No, non mi sorprendono affatto gli exploit dei due esponenti della destra al governo in campo artistico musicale; mi sorprende, piuttosto, il silenzio di Antonio Tajani, che pure si era affrettato a saltellare insieme agli altri, facendo tremolare le non apollinee membra, al grido gioioso “chi non salta comunista è, è!”. Tajani, stavolta, delle altre voci al sonito la sua mista non ha: si vede che, in tutt’altre faccende affaccendato, a questa roba è morto e sotterrato (purtroppo solo questa; invece, ahinoi, si ostina a farsi passare per ministro degli Esteri). Di musica si occupava invece il suo leader Berlusconi (che è morto, pure lui, ma col nome che campeggia ancora nel simbolo del partito) che fra un bunga-bunga e l’altro non mancava mai, durante le sue cene eleganti, di esibire le sue doti canore accompagnato dal fedele Apicella, anche se non ha mai manifestato interesse o simpatia per i cantautori impegnati di sinistra.

Sì, è vero, Fabrizio De Andrè rivolgeva compassionevole lo sguardo verso gli ultimi – i drogati, le prostitute, i carcerati, i falliti di ogni ordine e grado – mentre il suo sedicente ammiratore Salvini li sbatterebbe tutti in galera e butterebbe via la chiave; sì, è vero, Guccini era agli antipodi del pensiero neo (o paleo? O vetero?) fascista di FdI, ed ha dichiarato apertamente di non provare nessuna simpatia, tutt’altro, per la persona di Giorgia Meloni. Dunque sia lei che Salvini, preso atto dei testi delle canzoni dei due, farebbero bene a evitare di manifestare nei loro confronti un interesse che, dicono gli amanti della coerenza, sa tanto di tentativo di esibire una cultura pop (e fosse solo quella) che in realtà non possiedono.

Ma dimenticano, gli amanti della coerenza, che, oltre ad aver cooptato gli ignari Gaber, Pasolini e Gramsci nelle loro fila, se in una cosa Salvini e Meloni si sono sempre dimostrati coerenti è nell’essere perennemente incoerenti: non c’è che da pensare alle promesse elettorali: cancellazione delle accise sui carburanti, 1000 euro al mese subito a tutti i poveri, blocco navale contro i migranti, fine dell’amichettismo, lotta senza quartiere alla mafia (salvo secretare le chiacchierate di un loro amichetto con un prestanome della mafia)… Per non parlare della loro ardente fede cristiana proclamata, sbandierata, esibita con tanto di vangeli, rosari, dichiarazioni pure in spagnolo, e poi smentita dalle scelte politiche, oltre che da quelle private.
E allora che sarà mai, se coerenti nell’incoerenza, si dichiarano anche ammiratori di De Andrè e di Guccini?

Ora aspetto di sapere qualcosa dei gusti musicali di quell’altro, l’ex generale (che mi ostino a rifiutarmi di nominare) che Salvini, con una delle sue fallimentari genialate, ha lanciato nell’agone politico per poi vederlo fargli alla grande le scarpe: non credo che lui si dichiarerebbe interessato alla canzone d’autore: ruvido e fiero capo della feccia (parole sue), se pure ascolta qualcosa al massimo si delizierà, immagino, con musichette tipo Faccetta nera, Giovinezza, giovinezza!, Vecchio scarpone, e altra roba così.

Roba che, mi dice un maligno sospetto, in realtà piace anche agli altri due. Solo che, coerentemente, non lo confesseranno mai.

Giuseppe Riccardo Festa

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