■Antonio Loiacono
Altro che partner strategici. A Washington, ogni volta che si parla d’Europa, sembra si sfogli un vecchio manuale di bullismo commerciale. E stavolta, a fare la voce grossa è di nuovo lui: The Donald, il profeta del dazio e del tweet minaccioso, pronto ad alzare le tariffe al 200% su vino, alcolici e altri simboli del Vecchio Continente.
Ma – udite udite – stavolta Bruxelles non si inginocchia. Niente sorrisetti diplomatici, niente tregue unilaterali. L’Europa ha riaperto il vecchio arsenale dei controdazi e l’ha puntato dritto sul cuore ideologico dell’America trumpiana: Harley-Davidson, jeans Levi’s, t-shirt e yacht. Tradotto: roba che urla “American dream” e che fa male proprio dove i repubblicani contano i voti.
Non è solo una risposta commerciale. È un segnale politico. Dopo anni passati a fare da punching ball tra Cina e Stati Uniti, l’Unione Europea lancia un messaggio chiaro: “Non ci faremo prendere ancora a schiaffi”.
E attenzione: il whisky del Kentucky è stato (per ora) risparmiato, non per paura, ma per strategia. Francia, Italia e Irlanda hanno giocato da veri pesi massimi: hanno tenuto al sicuro i loro prosecco, champagne e superalcolici, evitando l’escalation sulle bottiglie, ma lasciando intatta la capacità offensiva dell’Europa.
Il valore? 4,5 miliardi di euro. Il segnale? Immisurabile.
E per chi si chiede se sia il caso di “inacidire” i rapporti con gli USA: forse è il caso di iniziare a capire che non esistono più alleati automatici. Solo interessi da difendere. L’Europa ha sbagliato a lungo nel credere che bastasse essere educati per contare. Adesso ha finalmente capito che nel ring globale si combatte. E si vince, a volte, tirando un pugno ben assestato al simbolo giusto.
Chi vuol fare il sovranista con l’economia globale deve sapere che può anche prendersi un bel controdazio sui denti. E no, non basterà un selfie in sella a una Harley per uscirne illeso.
É una risposta europea coi contro…dazi!
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