TERRAVECCHIA E L’OLIO DI RICINO DELLA POLITICA LOCALE!

Il caso Santoro e la revoca delle deleghe

Mauro Santoro

Il più famoso dei filosofi, Socrate, fu costretto a bere la cicuta nel 399 a.C., condannato per presunte colpe che ancora oggi dividono gli storici. Nei tempi più bui della storia italiana, durante il fascismo, l’olio di ricino veniva usato come arma di umiliazione contro gli oppositori politici. In entrambi i casi, un gesto simbolico che serviva a colpire chi aveva osato disturbare il potere!

A Terravecchia, il parallelismo non è forzato. L’ex vicesindaco Mauro Santoro, a seguito della revoca delle sue deleghe da parte del primo cittadino Paolo Pignataro, racconta la sua vicenda proprio come un “olio di ricino politico”: un atto punitivo, immotivato, che lo ha colpito nel momento in cui aveva sollevato dubbi legittimi su una convenzione stipulata dal Comune con l’associazione “Piccola Italia” di Savelli, già finita sotto i riflettori giudiziari della Procura di Crotone.

Santoro respinge con forza la narrazione di una sfiducia politica. «Non è mai esistito un mio voto contrario alle delibere – dice – né un documento che testimoni contrarietà o disappunto. Se il sindaco sostiene il contrario, tiri fuori le carte!».

La denuncia di Mauro Santoro si concentra soprattutto sulla mancanza di trasparenza: accessi agli atti non concessi, decisioni prese senza consultare la maggioranza, contributi concessi con leggerezza a un ente esterno nonostante i progetti di servizio civile siano già finanziati dal Ministero, ecc.

Il nodo politico, però, va oltre la singola delibera. Santoro ricorda con amarezza il rapporto personale e politico con l’attuale sindaco: «Nel 2008 perse le elezioni contro di me, ma fu grazie al mio sostegno che lui divenne assessore prima e vicesindaco dopo. Alle ultime elezioni (Maggio 2023 -ndr), il mio contributo per la sua affermazione non è mancato. Oggi, ricevo in cambio una revoca improvvisa, senza motivazioni reali, solo per aver chiesto trasparenza».

Il linguaggio utilizzato è duro: “atto di scorrettezza”, “olio di ricino”. Ma c’è anche la volontà di mantenere un profilo istituzionale. Santoro, infatti, non chiude la porta al suo futuro politico: valuta se rimanere nella maggioranza con un atteggiamento critico o passare all’opposizione. «Sarò il consigliere comunale dei cittadini – dichiara – non il consigliere del sindaco. E il mio impegno sarà vigilare, anche criticamente, perché Terravecchia abbia il massimo dei servizi e la massima trasparenza».

Al netto delle polemiche, la vicenda solleva un interrogativo che va oltre la piccola comunità: la gestione del potere, anche nei Comuni più piccoli, deve avere sempre la luce della trasparenza e del confronto. Quando questo viene meno, ogni decisione rischia di trasformarsi, agli occhi dei cittadini, in una cicuta o in un olio di ricino che intossica la democrazia.

 

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