■Antonio Loiacono
In una giornata che si è distinta per intensità spirituale, coralità ecclesiale e memoria liturgica, la Croce del Giubileo, icona itinerante delle Misericordie d’Italia, ha fatto tappa, ieri 10 luglio 2025, nella storica comunità di Scala Coeli; portando con sé il peso e la luce della salvezza, il segno tangibile di un amore che abbraccia e redime.
Accolta con solennità, devozione e profonda partecipazione emotiva, la Croce è giunta tra le mani attente e generose della Misericordia locale, guidata dal governatore Rocco Acri, in una giornata che resterà incisa nella memoria spirituale del paese. Il raduno dei volontari in piazza Luigi Aiello, accompagnato da canti, preghiere e sguardi d’attesa, ha segnato l’inizio di una processione non solo fisica ma profondamente interiore, una liturgia del cammino, simbolo del popolo di Dio in marcia verso la comunione.
A presiedere questo momento carico di significato, S.E. mons. Maurizio Aloise, Arcivescovo della Diocesi di Rossano-Cariati (nella foto), il quale, insieme al parroco don Massimo Alato ed al sindaco Giovanni Matalone, ha accolto con cuore di pastore la Croce, icona di redenzione e pegno di salvezza.
L’ingresso nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, dove la Croce è stata collocata accanto alla statua della Beata Vergine del Carmelo, ha suggellato un’immagine potente e teologica: Maria, donna del dolore e madre della speranza, accoglie la Croce del Figlio per offrirla al mondo come via di riscatto e di resurrezione.
La celebrazione eucaristica, culmine liturgico della giornata, è stata presieduta da mons. Aloise, che con parole di fuoco spirituale ha saputo incarnare il senso più profondo della Croce giubilare: “non un simbolo da osservare con distacco, ma un mistero da abbracciare, da vivere, da incarnare nel quotidiano.” La Croce, ha ricordato il Vescovo, non è emblema di fallimento, ma trionfo dell’amore che non si arrende, segno di speranza in un mondo che troppo spesso dimentica il valore del sacrificio gratuito e della solidarietà autentica.
Il silenzio contemplativo che ha avvolto la Croce è stato eloquente: cuori che pregavano, occhi che si chiudevano, mani giunte in segreta supplica. La comunità si è lasciata avvolgere dalla luce della Croce, come da un manto che consola, guarisce, ricompone.
Ai piedi della Croce erano deposti segni e simboli che arricchivano la sua presenza con significati molteplici:
Il filo spinato e la scheggia: icone del dolore umano, del martirio della storia, ma anche simboli delle ferite interiori che solo l’amore crocifisso può guarire.
L’ancora: figura cristiana della speranza che resiste alla tempesta, che si radica non nella certezza terrena, ma nella fedeltà di Dio.
Il polittico della Misericordia: rappresentazione artistica dei volti e dei gesti concreti della carità evangelica: vestire gli ignudi, visitare i malati, consolare gli afflitti.
La corona del Rosario: strumento di preghiera e di contemplazione mariana, catena che unisce cielo e terra, speranza e perseveranza.
Il nastro giallo-ciano: emblema della grande famiglia delle Misericordie d’Italia, che richiama l’identità e la missione di servizio disinteressato e amore evangelico.
Questi elementi, disposti con cura e sacralità, componevano una catechesi silenziosa ma eloquente, che interrogava e istruiva il cuore dei fedeli.
Questa tappa fa parte della grande “Peregrinatio della Croce del Giubileo”, iniziativa promossa con forza spirituale e visione pastorale da mons. Franco Agostinelli, correttore spirituale nazionale delle Misericordie. Egli ha voluto che la Croce percorresse le strade delle nostre comunità come segno di un Giubileo che non sia celebrazione formale, ma pellegrinaggio interiore, impegno concreto, testimonianza viva di carità e giustizia.
Le sue parole risuonano come un manifesto di spiritualità attiva:
“La peregrinatio non è solo uno spostamento geografico, ma una chiamata continua a convertirci, a interrogarci, a rispondere. È un viaggio che ci educa alla compassione, ci spinge all’azione, ci costringe a guardare il dolore degli altri come un’urgenza del nostro cuore.”
Al termine della visita, la Croce oggi, proseguirà il suo itinerario portando con sé le preghiere, le lacrime, la gratitudine della comunità di Scala Coeli. Ma ciò che resta non è soltanto un ricordo, bensì una traccia profonda, una fiamma accesa, una promessa di fedeltà rinnovata.
In questo giorno di grazia, il popolo di Scala Coeli ha camminato con la Croce, ma ancor più ha lasciato che la Croce camminasse dentro di lui. E da questo incontro nasceranno certamente frutti di bene, vocazioni al servizio, germogli di misericordia.
Che questa esperienza possa diventare seme di futuro, rituale che si rinnova, appuntamento che ritorna. Perché dove c’è la Croce, lì è la Vita. E dove si cammina insieme, lì abita Dio.

Views: 158

Lascia una risposta
Devi essere connesso per inviare un commento.