■Antonio Loiacono
Ci sono momenti in cui le parole sembrano poche! L’acqua invece no. L’acqua precipitata sulla nostra Regione non è stata affatto poca. Per niente!
È arrivata con il rumore, con la furia, con il fango. Entrata nelle case senza bussare, s’è portato via fotografie, mobili, ricordi; lasciando dietro di sé un silenzio strano, quasi imbarazzato. E in quel silenzio, sono arrivati loro!
Stivali sporchi. Mani gelate. Occhi stanchi ma vivi.
Sono i volontari della Misericordia di Scala Coeli arrivati nel quartiere Lattughelle, nel Comune di Cassano allo Jonio, uno dei più colpiti dall’alluvione di San Valentino. Lì dove l’acqua ha invaso le case, trascinato via mobili, impregnato muri e ricordi. Lì dove il fango non era solo terra bagnata, ma fatica, smarrimento, rabbia trattenuta.
Mario Romano, Carmela Volpintesta, Italia Benvenuto, Luisa Pedace e Christian Fazio non hanno fatto rumore. Hanno fatto quello che serviva. Hanno spalato, ripulito, ascoltato. Hanno lavorato fianco a fianco con le Misericordie di Cassano allo Jonio e Trebisacce, in una catena silenziosa di aiuto che non conosce confini comunali quando c’è bisogno.
Non erano lì per apparire. Erano lì per esserci.
E in quei giorni in cui l’acqua aveva lasciato dietro di sé solo disordine e sconforto, la loro presenza ha avuto un peso preciso: quello della solidarietà che si sporca le mani, che non si limita a promettere, ma agisce.
Il Governatore Rocco Acri non ha usato parole complicate quando ha parlato dei volontari della Misericordia di Scala Coeli: «Grazie per il loro impegno instancabile», ha detto. E lo ha detto con una voce che non era protocollare. «La loro dedizione è fondamentale per aiutare le persone colpite da questa tragedia. Sono un esempio di solidarietà e generosità».
Ma a volte “grazie” è una parola che pesa più di quanto sembri.
Perché dietro quel grazie ci sono notti senza sonno, pasti saltati, chilometri percorsi nel fango. C’è chi ha spalato acqua fino a non sentire più le braccia. C’è chi ha ascoltato anziani raccontare, tremando, di fotografie perdute e stanze distrutte. C’è chi ha detto “tranquilli, ci siamo noi”, quando dentro non era affatto tranquillo.
Il loro intervento non è stato generico. Non è stato simbolico. È stato concreto.
«Siamo presenti nei momenti più difficili», ha continuato Acri. «Offriamo aiuto e supporto a chi ne ha bisogno. Il lavoro dei nostri volontari non sarà dimenticato».
In quei giorni in cui l’acqua aveva lasciato dietro di sé solo disordine e sconforto, la loro presenza ha avuto un peso preciso: quello della solidarietà che si sporca le mani, che non si limita a promettere, ma agisce.
E forse è proprio questo il punto. Non il gesto eroico — che pure c’è. Ma la presenza. Il restare. Il non tirarsi indietro quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte.
La solidarietà non fa rumore. Non ha bisogno di slogan. È un gesto ripetuto. Una pala che affonda nel fango ancora e ancora. Una coperta sulle spalle di chi ha perso tutto. Una bottiglia d’acqua, una parola buona, una mano sulla schiena.
«Continuate a fare la differenza», ha concluso Acri. «Siete un orgoglio per la nostra comunità».
Ma la differenza non è uno slogan. È una responsabilità. È una promessa silenziosa che si rinnova ogni volta che qualcuno ha bisogno.
E forse la provocazione è proprio questa: non possiamo lasciare la solidarietà solo ai volontari. Non possiamo delegare il cuore della comunità a chi indossa una pettorina e corre quando c’è emergenza.
Perché l’alluvione passa. Il fango si asciuga, ma ciò che resta — ciò che davvero resta — è il modo in cui tutti quanti noi scegliamo di stare gli uni accanto agli altri. I volontari della Misericordia di Scala Coeli, hanno scelto di farlo nel modo più difficile: quello giusto.
Angeli senza ali, sì! Ma con gli stivali affondati nel fango di Lattughelle e il cuore saldo, al posto giusto!
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