DI MARCO TOCCAFONDI BARNI
Portogallo – Slovenia 3 – 0 (dcr)
– Si puo’ dire tutto quel che si vuole sul calcio, ma le lacrime del campione dei campioni, Cristiano Ronaldo, colui che si è diviso decine di palloni d’oro con l’altro Dio del calcio moderno, Lio Messi, sono da romanzo. Confermano il grande poeta, un altro argentino: Jorge Luis Borges. “Ogni volta che un bambino nel mondo prende a calci qualcosa per strada il calcio rinasce”. Come a dire, non ci sono soldi, business o scommesse che tengano: se sbagli un rigore a Mondiali o Europei piangi lacrime vere anche se sei CR7, cioè quasi un Cyborg. In quel momento, infatti, non c’è più il campione leggendario in campo, torna quel bambino che piangeva per un rigore sbagliato con gli amici nel quartiere povero del suo paese. E’ il calcio, signori miei, la sua grande bellezza.
Il match di per sé è bello, si lascia guardare ed è gobibile, nonostante la mancanza di reti. Un deludente Leao, fino ad adesso, comincia bene e prosegue meglio, ma viene inspiegabilmente sostituito da Martinez. Non la prenderà bene. Passa il primo quarto d’ora, poi la mezz’ora e praticamente tutte le azioni e le occasioni sono dei portoghesi, però la Slovenia c’è. E’ orgogliosa la squadra di Kek, resiste. Fanno tanto gioco sulla fascia i lusitani e si va al riposo a reti inviolate. Per gli sloveni si profila il quarto pareggio su quattro partite in questo torneo. Così sarà, perché si salva e regge gli assalti degli Scudati, anche grazie ad un monumentale Oblak, che para un penalty tirato bene dal campionissimo. Scendono copiose le lacrime a un Dio del calcio, ma non si è CR7 per caso e infatti batterà il penalty decisivo come nulla fosse e senza alcun timore: Cristiano va sul dischetto e trasforma. In questa notte ammaliante, da cuore e batticuore, nasce un altro Dio per il Portogallo: Diogo Costa. L’ estremo difensore lusitano para tutto, diventando un DC1. Il Portogallo va ai quarti meritatamente e troverà i francesi, per provare a diventare almeno una delle 4 regine d’ Europa. Per l’ennesima volta.
Francia – Belgio 1 – 0
– La terra dei lumi contro un suo cuscinetto. Questo almeno dice la storia, non a caso tra francesi e belgi non corre buon sangue, mai, lo chiarisce bene anche il personaggio immaginario di Agatha Christie, Hercule Poirot, che ricorda in continuazione di essere appunto belga e non francese. Il Belgio, infatti, al di là della retorica europea in origine è nato per fare da cuscinetto tra le due nazioni più importanti d’ Europa: Germania e Francia.
Ma nel calcio le cose stanno diversamente, la partita la fanno senz’altro i francesi, forti dei talenti che hanno sia in campo che in panchina, però è il Belgio ad avere le palle gol più nitide, sia nel primo che nel secondo tempo. E’ veramente incomprensibile la posizione, imposta più dalla stampa francese che dalla tattica e dalla logica, di un talento cristallino come Griezmann, assurdamente utilizzato da centrocampista anziché attaccante. La squadra di Deschamps va spesso vicino al gol, c’è troppa imprecisione tra i “bleus” e quindi la partita, lentamente, si avvia verso i supplementari. Una sfida come questa, però, è quasi una regola, la si risolve con un episodio. Eccolo, arriva sotto forma di uno sfortunato autogol (l’ennesimo), a cinque minuti dal 90° c’è un tiro di Kolo Muani (per la cronaca quello che si vide parare un tiro a colpo sicuro dal portiere argentino nell’ epica finale degli ultimi Mondiali), che si insacca poiché deviato da Vertonghen.
In quel di Dusseldorf la Francia la sblocca nel finale, puo’ finire così.
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