E COSÌ, REQUIESCAT IN PACE, È MORTA ANCHE BRIGITTE BARDOT

Non ricordo quale umorista si chiese, visitando un cimitero, dove fossero mai le tombe dei ladri, dei truffatori, dei violenti, dei pedofili e, più in generale, dei tanti figli di madre ignota (“m.ignota”) di entrambi i sessi che pure affollano non solo le carceri, ma spesso anche i consigli di amministrazione delle società, gli scranni dei parlamenti e dei consigli comunali e regionali e, non di rado, anche i liturgici seggi dei presbitèri: nei cimiteri, infatti, si trovano soltanto padri e mariti esemplari, madri integerrime, lavoratori onesti e indefessi, mogli devote e figli affettuosissimi, i quali di solito tutti, come da annuncio funebre, si sono spenti serenamente e accompagnati dai conforti religiosi.

Questa riflessione mi è venuta in mente dopo aver visto, sul “Corriere della Sera”, la lista dei personaggi famosi che sono mancati al mondo nel corso del 2025, da Pippo Baudo a David Lynch, da papa Francesco alle gemelle Kessler, da Claudia Cardinale a Graziano Mesina, da Nora Orlandi a Jean Marie Le Pen, degno fondatore, quest’ultimo, del francese movimento neofascista “Front National”, di cui è capa, dopo averlo cacciato dal partito, la sua degna figlia Marine.

Dall’elenco del Corriere manca Brigitte Bardot, scomparsa, quasi volesse fare un dispetto al quotidiano, proprio il giorno dopo la pubblicazione della funerea lista.

Alla Bardot tutti i giornali, compreso il Corriere, si sono subito affrettati a dedicare corposi “coccodrilli”, evidentemente pronti da tempo, come accade per tutti i personaggi in odore di imminenza di dipartita per motivi anagrafici o di salute o che comunque, per un motivo o per l’altro, hanno goduto degli onori delle cronache.

Nel caso della Bardot tutti i giornali si sono sperticati nel tessere elogi alla sua libertà e al suo spirito di indipendenza, oltre ovviamente alla bellezza iconica dei suoi anni d’oro, e al suo impegno animalista.

Bene, brava, sette più.

Però del suo razzismo nessuno ha parlato, e solo qualche vago accenno è stato fatto alla sua dichiarata simpatia per il lepenismo che in effetti, più che simpatia, bisognerebbe definire militanza.

Brigitte Bardot è stata sicuramente una gran bella donna e una discreta attrice, e sicuramente bisogna darle atto del suo impegno animalista, ma se si va poi a guardare il suo curriculum artistico si scopre che le sue interpretazioni cinematografiche non sono poi state memorabili quanto quelle di Claudia Cardinale in “Il Gattopardo” e “C’era una volta il West”, per esempio, o di Sofia Loren (che fortunatamente è ancora fra noi) in “La Ciociara”, “Una giornata particolare”, o “I Girasoli”, tanto per citare solo qualcuna delle loro interpretazioni.

Sì, indubbiamente, la giovane Brigitte Bardot aveva un viso di straordinaria bellezza, e anche il resto della sua persona non mancava certo di fascino; ma a parte questo, non mi sembra che la sua figura e la sua storia meritino l’ondata di panegirici di cui la sua scomparsa ha colmato giornali, notiziari, blog e social network, mentre molto meno rumore ha fatto la morte, occorsa anche per loro quest’anno, fra gli altri, di Jose Pepe Mujica, Virginia Roberts-Giuffre, Etienne-Emile Baulieu, Mario Vargas Llosa, Maria Teresa Horta, Luca Beatrice, Lucio Villari e Koyo Kouoh: nomi, sono pronto a giurarlo, che a molti non dicono assolutamente nulla, a dispetto della loro importanza nel mondo della politica, della scienza, della cultura e dell’arte.

Il gran cicaleccio che si fa intorno alla figura della Bardot (e non solo la sua: penso anche, ad esempio, a quanto si è parlato di Emilio Fede) mi fa pensare che, almeno su un aspetto, il famoso ed evangelico “discorso della montagna” ha visto giusto, là dove afferma “Beati i miti, perché erediteranno la terra”.

Basta semplicemente che “miti” sia interpretato come plurale di “mito” e non di “mite”.

Giuseppe Riccardo Festa

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