«ECCO, IO VENGO PER FARE LA TUA VOLONTÀ»

Da Cariati a Spezzano Albanese, don Gaetano accoglie con fede la nuova missione

don Gaetano Federico

Antonio Loiacono

Ci sono partenze che hanno il rumore delle valigie.

E poi ci sono quelle che lasciano silenzio.

La partenza di don Gaetano Federico da Cariati appartiene a questa seconda categoria.

Dopo appena tre anni alla guida spirituale delle comunità che gli erano state affidate, il sacerdote lascia la città. La nuova geografia pastorale disegnata dal vescovo, mons. Aloise, cambia il suo percorso e gli affida una nuova missione, con responsabilità importanti.

A Spezzano Albanese, don Gaetano assumerà infatti la guida, come parroco, delle comunità dei Santi Pietro e Paolo e di Santa Maria del Carmine. A questo incarico si aggiungerà quello di Rettore del Santuario di Santa Maria delle Grazie.

Per Cariati, invece, si apre una nuova pagina.

L’amministrazione pastorale della Concattedrale San Michele Arcangelo e della parrocchia di San Cataldo sarà affidata a don Viju George, con il supporto del Vicario don Onofrio Farinola.

I nuovi incarichi entreranno in vigore a partire dal mese di ottobre 2026. La Curia diocesana provvederà alle relative consegne canoniche, accompagnando così formalmente il passaggio da una guida pastorale all’altra.

Ma dietro la freddezza necessaria di queste formule ecclesiastiche c’è una storia molto più umana.

Perché la notizia è arrivata quando ancora c’erano progetti da realizzare, lavori da portare avanti, idee condivise con tante persone.

E forse proprio per questo fa più male.

Don Gaetano avrebbe voluto continuare, avrebbe voluto completare il progetto per trasformare la grande sala della Concattedrale in un polo archivistico e riportare lì ciò che resta della biblioteca vescovile.

Avrebbe voluto vedere terminati gli interventi nella chiesa di San Cataldo, dal ripristino del tetto a quello della sagrestia, fino alla pitturazione dell’edificio.

Avrebbe voluto continuare il percorso pastorale iniziato con la formazione catechistica e biblica. E coltivare quel progetto, ancora piccolo ma importante, del Gruppo Famiglia.

Non era programmato che sarebbe andato via quest’anno.

I progetti erano tanti.

La strada, però, ha preso un’altra direzione e  lui ha risposto con una parola antica: «Fiat».

Sia fatto!

C’è una pagina del Vangelo che sembra scritta apposta per accompagnare questo momento.

È quella dell’Annunciazione.

Maria riceve una notizia che non aveva programmato. Una notizia capace di cambiare radicalmente la sua vita. Non le viene consegnata una mappa del futuro. Non le vengono spiegati tutti i passaggi.

Le viene chiesto di fidarsi.

E Maria pronuncia il suo «Fiat».

Sia fatta la tua volontà.

È lo stesso atteggiamento spirituale che emerge dalle parole di don Gaetano.

«La Madonna ci ha insegnato cosa significa obbedire alla volontà di Dio», scrive.

Non c’è rassegnazione nelle sue parole.

C’è una scelta.

Quella di considerare anche il trasferimento non come la fine di qualcosa, ma come una nuova strada indicata dal Signore attraverso la decisione del vescovo.

Ed è forse proprio qui che la parabola dell’Annunciazione incontra la vicenda di un sacerdote.

Maria non rimane ferma nel luogo delle proprie certezze.

Parte.

Don Gaetano non rimane fermo nel luogo in cui avrebbe voluto continuare a servire.

Parte anche lui.

La fede, qualche volta, non chiede di capire la strada.

Chiede di percorrerla.

«Il ministero del sacerdote è il ministero del viandante», scrive don Gaetano, «di chi è sempre in cammino, con l’unica sicurezza che lo anima: il Signore».

Forse è questa la frase che meglio racconta la sua partenza.

Perché un sacerdote può mettere radici nel cuore delle persone, ma non può appartenere definitivamente a un luogo.

Può entrare nelle case, conoscere i volti, ascoltare le inquietudini, accompagnare le famiglie, condividere dolori e speranze, ma rimane un uomo in cammino.

E in questi tre anni Cariati è diventata per lui una parte di quel cammino.

«Volti incontrati, coscienze sostenute, problemi condivisi in questo breve periodo sono custoditi nel mio cuore».

Non servono molte altre parole.

In quella frase c’è il senso di una comunità che non viene semplicemente lasciata alle spalle.

Viene portata con sé.

C’è poi un’altra parola che merita attenzione: lascito.

Don Gaetano la usa parlando dei lavori che continueranno nella chiesa di San Cataldo.

Ma il suo vero lascito a Cariati probabilmente non sarà soltanto un tetto restaurato, una sagrestia recuperata o una chiesa finalmente pitturata dopo decenni di manutenzione insufficiente.

Quello è il lascito visibile, quello che rimane agli occhi.

L’altro è invisibile.

Sono le persone incontrate, le parole dette, le coscienze accompagnate, le amicizie nate, le famiglie ascoltate.

Le difficoltà condivise, la fede raccontata e vissuta.

Sono tutte quelle piccole tracce che un sacerdote lascia nella vita di una comunità e che non possono essere contabilizzate, fotografate o inaugurate con una targa.

È forse questa la frase più consolante del suo messaggio.

«Lo so che in alcuni rimarrà il malcontento di un cammino interrotto, ma nel Signore nulla si interrompe».

È una risposta anche a chi avrebbe voluto che quei tre anni diventassero molti di più.

Perché Cariati non sta soltanto salutando un sacerdote.

Sta salutando una presenza!

E le presenze, quando sono autentiche, non scompaiono semplicemente perché cambiano indirizzo.

Cambiano forma.

La nuova destinazione di don Gaetano non cancella ciò che è stato vissuto a Cariati. Il trasferimento diventa, nella sua lettura della fede, una nuova tappa dello stesso ministero.

Da Cariati a Spezzano Albanese.

Da San Michele e San Cataldo ai Santi Pietro e Paolo, a Santa Maria del Carmine e al Santuario di Santa Maria delle Grazie.

Non una vita pastorale spezzata: un cammino che continua.

Ottobre sarà dunque il mese del passaggio.

La Curia diocesana provvederà alle consegne canoniche e Cariati accoglierà la nuova organizzazione pastorale.

A San Michele Arcangelo e San Cataldo arriveranno don Viju George e don Onofrio Farinola, quest’ultimo con il ruolo di Vicario.

A loro don Gaetano affida idealmente le sue comunità.

«Vi raccomando di accogliere i sacerdoti che mi succederanno», scrive.

È una frase importante.

Perché nel momento in cui lascia, non chiede alla sua comunità di guardare indietro.

Le chiede di guardare avanti.

«Essi continueranno ad essere la voce, le mani, il cuore di Dio in mezzo a voi».

È il passaggio del testimone.

E qui la storia di don Gaetano e quella di Cariati tornano a incontrarsi con una delle immagini più profonde del Vangelo: la Chiesa non è la proprietà di chi la guida in un determinato momento. È una comunità che continua il suo cammino.

I sacerdoti passano, la comunità resta e il cammino continua.

Prima del passaggio formale, però, c’è ancora un piccolo tratto di strada da percorrere insieme.

Poco più di un mese.

Un tempo breve, ma sufficiente per trasformare una partenza in un arrivederci.

Don Gaetano lo sa e lo dice senza nascondere la malinconia.

«Questo tempo sarà segnato un po’ dalla malinconia», scrive, «ma ci darà la possibilità di approfondire l’amicizia e i sentimenti di comunione».

È una richiesta discreta alla sua comunità.

Non di cancellare la tristezza, ma di viverla insieme.

Perché anche la malinconia può diventare preghiera quando nasce da un legame vero.

Nel suo messaggio c’è infine una consegna.

Accogliere chi verrà dopo di lui: don Viju George e don Onofrio Farinola.

Ma c’è anche un’altra consegna, forse ancora più profonda.

Accettare che il cammino della Chiesa non procede sempre secondo i progetti degli uomini.

Don Gaetano aveva ancora molto da fare.

Aveva idee, aveva cantieri aperti, aveva progetti pastorali.

Eppure, davanti a una strada diversa, ha scelto di non aggrapparsi a ciò che aveva programmato.

Ha detto “Fiat”.

È questa, forse, la parte più difficile della fede.

Dire sì anche quando il sì costa, dire sì quando si lascia qualcosa che si ama, dire sì quando non si conosce ancora ciò che si troverà oltre la curva.

Maria lo fece davanti all’angelo.

Don Gaetano lo fa oggi davanti alla sua nuova missione.

Forse, allora, il modo più autentico per salutare don Gaetano non è chiedergli perché debba partire.

La domanda cristiana è un’altra: dove conduce adesso questa nuova strada?

Maria non conosceva la risposta quando pronunciò il suo «Fiat».

Don Gaetano non conosce tutto ciò che lo attende a Spezzano Albanese.

Ma ha scelto di pronunciare la stessa parola: “Fiat”, sia fatta la volontà di Dio.

E Cariati, per un ultimo tratto di strada, camminerà ancora accanto a lui.

Poi le strade si separeranno, ma non necessariamente i cuori.

Perché un sacerdote può lasciare una parrocchia, può cambiare paese, può ricevere un nuovo incarico.

Ma quando ha condiviso davvero un pezzo di vita con una comunità, non ne esce mai completamente.

Una parte di quella comunità continuerà a camminare con lui e una parte di lui continuerà a camminare con Cariati.

Forse è questo il vero significato di quel «Fiat».

Non un addio.

Non una rinuncia.

Ma la disponibilità a lasciare una strada conosciuta per imboccarne un’altra, confidando che anche lì, come sempre, il Signore sarà davanti a lui.

Anche la redazione di CariatNet sente il bisogno di rivolgere a don Gaetano un saluto particolare.

In questi anni abbiamo avuto il privilegio di poter contare sulla sua preziosa collaborazione, sulle sue riflessioni, sulla sua disponibilità e sulla sua attenzione verso la comunità.

Non è stato soltanto un sacerdote con cui raccontare Cariati. È stato anche una voce con cui confrontarsi, una presenza capace di offrire alla nostra redazione uno sguardo attento sulle persone, sulla fede e sulla vita della comunità.

Per questo, mentre Cariati lo saluta, anche CariatNet gli dice grazie.

Grazie per il tratto di strada percorso insieme.

La nuova missione a Spezzano Albanese apre un altro capitolo del suo ministero. Noi continueremo a seguirne il cammino, con la certezza che le distanze non cancellano i legami.

Buon cammino, don Gaetano.

E che quel “Fiat” che oggi accompagna la sua partenza possa continuare a guidare ogni suo passo.

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