GEOGRAFIE CHE SI INCONTRANO: LA NASCITA DI “TERRAE MAGNA GRECIA”

A Corigliano Rossano prende forma una rete di comuni che prova a trasformare identità e frammentazione in una strategia condivisa

Terrae Magna Grecia

A Corigliano Rossano, ieri 20 aprile, si è consumato un passaggio che va oltre la dimensione della cronaca amministrativa. Nella sala consiliare, affollata di sindaci con la fascia tricolore, si è materializzata un’idea che da tempo cercava una forma concreta: mettere in relazione territori diversi per costruire una prospettiva comune.

L’immagine era di quelle che restano: amministratori fianco a fianco, provenienti da realtà anche distanti tra loro per storia e caratteristiche, ma uniti da una scelta precisa. Tra le presenze, si è respirata una partecipazione convinta, quasi necessaria, come se il progetto intercettasse un’esigenza maturata da tempo.

A inaugurare l’incontro è stato Francesco Marino Scarcella, consigliere e principale artefice dell’iniziativa. Il suo intervento ha restituito la complessità del percorso: un processo fatto di resistenze, tentativi, rallentamenti e ripartenze. Non un risultato improvviso, ma l’esito di una costruzione paziente. Nel suo discorso ha trovato spazio anche un invito, rivolto a chi ancora non ha aderito, a non restare ai margini di una traiettoria che ambisce ad allargarsi.

Il sindaco Flavio Stasi ha poi preso la parola, riportando l’attenzione sul significato istituzionale di quanto stava accadendo. Ha sottolineato il valore di una sala così densamente popolata di rappresentanti pubblici, leggendo in quella presenza un segnale raro: istituzioni capaci di riconoscersi in un obiettivo condiviso.

Il momento più simbolico è arrivato con la scelta del nome: “Terrae Magna Grecia”. Un’espressione che tiene insieme memoria e pluralità. Non un’identità uniforme, ma un sistema di differenze che trova una sintesi nella collaborazione. Un richiamo alle radici antiche, ma con uno sguardo orientato a ciò che può ancora essere costruito.

Il dibattito che ne è seguito ha confermato la solidità dell’impianto. I sindaci intervenuti — da Acri a Trebisacce, da Castrovillari a Mormanno, fino a Pietrapaola, Crosia, Montegiordano, Rocca Imperiale, Amendolara, San Lorenzo del Vallo, Frascineto, San Basile e Terranova da Sibari — hanno portato contributi diversi ma convergenti. Le loro parole hanno restituito un quadro di consenso ampio, alimentato da una percezione comune: il valore di un percorso finalmente condiviso.

Particolarmente significativa la partecipazione dei centri arbëreshë, che hanno inserito nel confronto una dimensione identitaria forte, legata a lingua, tradizioni e memoria collettiva. Un elemento che rafforza il progetto, ricordando che lo sviluppo territoriale non può prescindere dalla cultura.

Da questo clima è scaturita senza frizioni la scelta della guida. L’assemblea ha indicato all’unanimità Flavio Stasi come presidente della rete. L’applauso che ha accompagnato la decisione ha segnato non solo una nomina, ma un passaggio di responsabilità. Nel suo primo intervento, Stasi ha richiamato tutti a una linea chiara: trasformare le intenzioni in azioni verificabili, evitando che il progetto resti confinato nella dimensione simbolica.

Parallelamente è stata definita la struttura organizzativa: un direttivo composto da sette amministratori, espressione delle diverse aree — Alto e Basso Ionio, Valle dell’Esaro, Sila Greca, Arberia, Corigliano Rossano e Cassano allo Ionio — affiancato da una vicepresidenza. L’assemblea dei comuni completerà il sistema decisionale, garantendo rappresentanza diffusa.

Al di là delle formule istituzionali, ciò che emerge è un tentativo concreto di superare una storica frammentazione. Il Nord-Est della Calabria, spesso privo di una regia unitaria, prova a presentarsi come un sistema riconoscibile, capace di dialogare con livelli decisionali più ampi, dalla Regione all’Europa. In questa prospettiva, la scelta di Corigliano Rossano come punto di riferimento appare coerente con il suo peso demografico e territoriale, oltre che con una vocazione strategica finora solo parzialmente espressa.

Resta però un elemento che introduce una nota di riflessione. Alcuni centri rilevanti non figurano tra gli aderenti: realtà come San Demetrio Corone, San Cosmo Albanese, Vaccarizzo Albanese, San Giorgio Albanese e Spezzano Albanese — snodi fondamentali della cultura arbëreshë — insieme a luoghi come Roseto Capo Spulico e Civita. Assenze che interrogano la tenuta inclusiva del progetto, soprattutto considerando che proprio la diversità culturale rappresenta uno dei suoi punti di forza.

È qui che si gioca una parte decisiva della sfida: trasformare una buona intuizione in una piattaforma davvero aperta, capace di coinvolgere senza lasciare margini scoperti. Perché una rete, per definizione, funziona solo se i nodi sono connessi.

“Terrae Magna Grecia” nasce in questo equilibrio sottile tra ambizione e realtà. È ancora una promessa, ma con fondamenta visibili. Se saprà crescere senza perdere la sua tensione originaria, potrà diventare qualcosa di più di un accordo tra enti: un modo nuovo di pensare il territorio, non più come somma di parti, ma come racconto condiviso che finalmente trova una voce unica.

 

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