Terravecchia: una serata in un paese spopolato?

Terravecchia è un paese di collina della provincia di Cosenza che conta, al 1° gennaio 2025, un numero di 562 residenti ufficiali, ma effettivamente le persone che abitano il piccolo Comune saranno molto meno. Parliamo di un Comune che ha segnato nel 2021 il prestigioso traguardo dei 100 anni di vita. A guardare bene le statistiche demografiche, dal 2011 si registra un decremento costante della popolazione nel Comune del basso ionio cosentino. In fondo, il fenomeno dello spopolamento dei Comuni italiani delle aree interne caratterizza Terravecchia, come per lo più un buon 50% dei paesi collinari e di montagna della nostra Penisola, ma non solo. Quotidianamente assistiamo a un costante confronto su come arginare il problema della fuga dai piccoli borghi, dove restano più che altro persone anziane che vengono a mancare, inevitabilmente, per l’età avanzata nel corso degli anni. Ebbene, sembra che non ci sia una ricetta che funzioni per frenare la fuga.

Mi fa piacere, però, sottolineare che a volte possono innescarsi degli automatismi spontanei che funzionano molto bene, più di provvedimenti amministrativi che lasciano il tempo che trovano. Ecco, allora, che a Terravecchia alcune donne di mezza età decidono di dare vita inizialmente a un’Associazione culturale che rappresenta un momento di sana aggregazione tra le persone del posto, ma anche di tante che arrivano da fuori. Nel contempo, aprono un dialogo collaborativo con l’amministrazione comunale che li segue nelle loro idee. Qualcosa che funziona a prescindere.

Sempre lungo tale direzione, l’Associazione culturale decide di riaprire un mini-punto di ristorazione nel centro storico, che poi trasforma in una piccola società nel rispetto delle regole. In questo posto, piccolo e accogliente, iniziano a ritrovarsi i pochi residenti di mezza età, i tanti emigranti che tornano spesso al loro paese natio a trovare i loro genitori anziani, i turisti che frequentano i paesi del circondario con l’affaccio sul mare. Devo dire che la cosa funziona e anche molto bene. Spesso sono proprio le iniziative spontanee che nascono dal basso a dare ritorni concreti, più che i progetti finanziati che poi non trovano appigli positivi, restando “fermi” sulla carta. Certo, serve coraggio e tanta passione nel fare le cose, consapevoli dei rischi che si corrono.

Comunque, Terravecchia inizia ad alzare la testa e a ritrovarsi. La comunità prova a resistere e anche ad attirare l’interesse di stranieri che acquistano vecchie case ormai chiuse e abbandonate da tempo, facendole diventare i loro buoni ritiri. Pertanto, nonostante la loro fragilità, i piccoli Comuni rimangono custodi di un immenso patrimonio naturale, d’arte, cultura, tradizioni, con una varietà enogastronomica che non ha uguali nel mondo e che potrebbe segnare la loro rinascita, seppure lenta e incerta. Inoltre, forse proprio per le loro piccole dimensioni, possono diventare anche luoghi di sperimentazione di buone e semplici pratiche volte a creare dei virtuosi laboratori di accoglienza e inclusione sociale.

Nicola Campoli

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