■Antonio Loiacono
A Cosenza è finita come molti immaginavano. Ma non esattamente come qualcuno sperava.
Biagio Faragalli, sindaco di Montalto Uffugo, è il nuovo presidente della Provincia. Il centrodestra resta alla guida dell’ente. Franz Caruso, sindaco del capoluogo e candidato del centrosinistra, si ferma prima del traguardo. Fine della cronaca? Non proprio.
Perché il punto non è solo chi ha vinto. Il punto è come.
A dirlo senza troppi giri di parole è Luigi Cosentini, coordinatore regionale del Psdi, che parla apertamente di una giornata difficile per il centrosinistra. Non una sconfitta tecnica, dice. Qualcosa di più scomodo. Più profondo. Quasi una crepa morale.
Secondo Cosentini, Caruso non sarebbe stato battuto da una superiorità politica o numerica del centrodestra. No. La partita si sarebbe giocata altrove. Nelle pieghe meno nobili della politica: accordi sussurrati, conti personali, voti che cambiano direzione nel silenzio dell’urna.
I famosi “franchi tiratori”.
Decine di amministratori eletti in un’area politica che, al momento decisivo, avrebbero scelto altro. Non una scelta dichiarata, spiegata, difesa. Ma un gesto silenzioso. Quasi invisibile. E proprio per questo – sostiene Cosentini – politicamente indecoroso.
Perché il problema non è votare diversamente. Il problema è farsi eleggere sotto una bandiera e poi cambiare campo quando nessuno guarda. È lì che nasce la rabbia!
“Così si tradisce il mandato dei cittadini”, dice Cosentini. “Così si svende la coerenza per opportunismo”. Parole pesanti, che raccontano un centrosinistra attraversato da qualcosa che somiglia molto a una resa dei conti interna.
Da qui l’idea, quasi brutale nella sua chiarezza: fare pulizia. Una pulizia profonda. Senza ambiguità.
Perché, sostiene, una coalizione non può sopravvivere se al suo interno c’è chi tratta l’appartenenza politica come una giacca da cambiare quando conviene.
Nel frattempo, però, la politica non si ferma. E la realtà è semplice: Faragalli ha vinto.
Il voto – di secondo livello, espresso da sindaci e consiglieri comunali – ha coinvolto 1740 amministratori locali. L’affluenza è stata alta: l’86,21%. Segno che la partita era tutt’altro che marginale.
All’inizio sembrava tutto scritto. Poi sono arrivate le schede del capoluogo, quelle con il peso ponderato più alto. Per qualche minuto si è aperto uno spiraglio. La sensazione che la storia potesse cambiare direzione.
Non è successo.
Il risultato finale ha premiato il lavoro organizzativo del centrodestra, che si è presentato compatto e disciplinato. Una macchina politica che, evidentemente, ha funzionato meglio.
Nel nuovo Consiglio provinciale siedono dodici amministratori. Otto appartengono alla maggioranza che sostiene Faragalli. Quattro all’opposizione.
Tra i più votati in assoluto spicca Giuseppe Turano, consigliere comunale di Corigliano-Rossano, con oltre seimila voti ponderati. In maggioranza entrano anche Antonino De Lorenzo, sindaco di Praia a Mare, Federico Belvedere da Rende, Silvio Cascardo da Cerzeto, Gabriella Luciani da Cetraro, Luigi Garofalo da Cassano allo Ionio, Pasquale De Franco da Aieta e Caterina Bruno da San Lucido.
Sui banchi della minoranza siedono invece Graziano Di Natale, Antonio Uva, Giuseppe Ciacco e Francesco Beltrano.
Fuori dai giochi, invece, la lista “Insieme per la Provincia”, area centrosinistra, che non riesce a conquistare nemmeno un seggio.
Nel frattempo arrivano le congratulazioni. Tra le prime, quella del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, che parla di una vittoria importante per il centrodestra e per Forza Italia. E di una collaborazione che – promette – continuerà tra Regione e Provincia.
Sul piano istituzionale, insomma, i toni sono distesi. Persino simbolici: alla fine dello scrutinio Faragalli e Caruso si sono abbracciati.
Un gesto semplice. Civile.
Ma sotto quell’abbraccio, inevitabilmente, restano le crepe della politica e anche una domanda che a Cosenza, oggi, molti si fanno sottovoce.
Quanti voti cambiano davvero una elezione e quanti, invece, cambiano una coalizione?
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