BAKER HUGHES RINUNCIA AL PORTO DI CORIGLIANO-ROSSANO: SFUMATI 200 POSTI DI LAVORO ED UN INVESTIMENTO DA 60 MILIONI

Corigliano-Rossano (il Porto)

■Antonio Loiacono

La rinuncia di Baker Hughes all’insediamento produttivo nel porto di Corigliano-Rossano rappresenta un duro colpo per l’economia locale ed un’occasione di sviluppo persa per un territorio che da tempo attendeva un rilancio. Il progetto da 60 milioni di euro avrebbe portato duecento nuovi posti di lavoro, un’opportunità significativa per una zona afflitta da decenni di stagnazione economica e dall’esodo dei giovani in cerca di migliori prospettive al Nord.

Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli, non nasconde la sua frustrazione. La decisione di Baker Hughes, come da lui stesso evidenziato, è stata influenzata da quella che ha definito “un’incomprensibile e ingiustificata formalità procedurale” e dalla mancanza di sostegno concreto da parte dell’amministrazione comunale. Per Agostinelli, la Giunta Comunale non ha voluto cogliere l’opportunità di un insediamento produttivo che avrebbe potuto ridare vita a un porto “deserto da 40 anni”, condannandolo, a suo dire, ad altrettanti anni di inattività e isolamento.

Anche Rosario Varì, assessore allo Sviluppo Economico della Regione Calabria, ha espresso il suo disappunto per la perdita di un investimento di questa portata. Varì sottolinea come la Regione, sotto la guida del presidente Occhiuto, stia lavorando quotidianamente per attrarre investimenti e creare opportunità di crescita e sviluppo. In questo contesto, la rinuncia di Baker Hughes è un segnale negativo, che evidenzia le difficoltà di gestire progetti così importanti a causa di ostacoli burocratici ed opposizioni locali che finiscono per allontanare le aziende.

L’azienda americana ha motivato la sua decisione principalmente con i ritardi burocratici causati dal ricorso presentato dall’Amministrazione comunale di Corigliano-Rossano. Tali ostacoli, secondo Baker Hughes, hanno reso impossibile rispettare i tempi previsti per lo sviluppo del progetto, nonostante l’impegno profuso e le risorse investite nel dialogo con le istituzioni locali e le parti sociali.

La vicenda mette in luce, ancora una volta, le difficoltà che molti investitori internazionali incontrano nel realizzare progetti in Italia, specialmente nelle regioni meridionali, dove la burocrazia e le opposizioni locali possono rallentare o addirittura bloccare investimenti cruciali per lo sviluppo del territorio. La rinuncia di Baker Hughes è un segnale preoccupante non solo per Corigliano-Rossano, ma per l’intera regione Calabria, che vede sfumare un’opportunità concreta di rilancio industriale ed economico.

Ciò che emerge da questa vicenda è uno scontro tra due visioni: da un lato, quella di chi vede nell’insediamento di Baker Hughes un’opportunità di sviluppo sostenibile e di creazione di posti di lavoro; dall’altro, quella di chi ritiene che tale progetto non sia in linea con le esigenze del territorio. In mezzo a queste divergenze, la Calabria perde un’occasione che avrebbe potuto contribuire alla crescita economica ed all’occupazione, in una regione dove spesso si fa fatica ad attrarre grandi investimenti.

Ora, mentre Baker Hughes conferma l’intenzione di potenziare lo stabilimento di Vibo Valentia, rimane l’amaro in bocca per una possibilità di sviluppo sfumata. La speranza è che questa vicenda serva da lezione per il futuro, affinché le istituzioni locali e le aziende possano lavorare insieme in modo più sinergico e costruttivo per il bene del territorio e delle nuove generazioni.

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