■Antonio Loiacono
Ci sono libri che raccontano una storia.
E poi ce ne sono altri che cercano di impedirne la scomparsa.
La Madonna del Carmine. La storia e il culto a Scala Coeli, il nuovo volume di Raffaele Iaria, appartiene decisamente alla seconda categoria. Non nasce per celebrare una ricorrenza né per soddisfare una curiosità erudita. Nasce dall’esigenza di custodire una memoria collettiva che rischia di affievolirsi con il trascorrere delle generazioni.
Raffaele Iaria, giornalista e scrittore originario di Scala Coeli, vive e lavora a Roma. Accreditato presso la Sala Stampa della Santa Sede, opera da anni nel campo dell’informazione religiosa e della ricerca storica. Autore di numerosi saggi dedicati alla Chiesa, alla spiritualità e alla memoria dei territori, con La Madonna del Carmine. La storia e il culto a Scala Coeli firma un’opera che coniuga rigore documentario, devozione popolare e valorizzazione dell’identità culturale del suo paese d’origine.
L’autore lo dichiara senza ambiguità: il libro scaturisce da una «devozione personale verso la Mamma del Carmelo, ai cui piedi sono cresciuto». Una confessione che, tuttavia, non condiziona il rigore dell’opera. Al contrario, diventa il punto di partenza di una ricerca che intreccia documenti storici, fonti religiose, tradizioni popolari e testimonianze, restituendo un affresco che supera i confini della semplice pubblicazione devozionale.
Fin dalle prime pagine emerge un’idea precisa: a Scala Coeli la Madonna del Carmine non rappresenta soltanto una figura religiosa. È uno degli elementi che hanno contribuito a costruire l’identità stessa della comunità.
La prefazione dell’arcivescovo di Rossano-Cariati, monsignor Maurizio Aloise, accompagna il lettore in questa prospettiva, definendo il volume un «prezioso scrigno di memoria e di fede». Un giudizio che trova conferma nella struttura del libro, capace di alternare ricostruzione storica, riflessione spirituale e narrazione delle tradizioni locali.
L’indagine prende avvio dalle origini di Scala Coeli, ripercorrendone l’evoluzione dall’antichità fino all’età medievale. Il paese viene raccontato come un centro sorto su una rupe che domina la valle del Nicà, luogo strategico nei secoli delle incursioni saracene, caratterizzato da porte urbane, palazzi fortificati e numerose chiese, molte delle quali oggi scomparse.
Non si tratta di un semplice excursus storico. È il contesto necessario per comprendere come sia maturato, nei secoli, il rapporto tra la popolazione e la Madonna del Carmine.
Anche il nome stesso del paese assume una dimensione simbolica.
Nella postfazione, padre Giovanni Grosso, archivista generale dell’Ordine Carmelitano, propone una lettura teologica di “Scala Coeli”, richiamando la scala di Giacobbe descritta nella Genesi: il punto d’incontro tra cielo e terra. Un’immagine che la spiritualità carmelitana applica a Maria, vista come colei che rende possibile l’incontro tra Dio e l’umanità.
Da qui il racconto si allarga alla storia dell’Ordine del Carmelo.
Dagli eremiti del Monte Carmelo alla Regola di sant’Alberto, dalla trasformazione in ordine mendicante fino alla nascita dei Carmelitani Scalzi, il volume ripercorre le tappe fondamentali della tradizione carmelitana, illustrandone la ricca spiritualità mariana.
Ampio spazio è riservato allo Scapolare, segno distintivo della devozione al Carmine.
Il libro ne ricostruisce le origini, richiamando la tradizione della visione di san Simone Stock e approfondendone il significato spirituale attraverso il magistero della Chiesa. Vengono riportate le testimonianze di san Giovanni Paolo II, che confidò di portare lo Scapolare sul cuore fin dalla giovinezza, di Pio XII, di Benedetto XVI, di Papa Francesco e anche di Leone XIV, che ha recentemente invitato i Carmelitani a essere testimoni di carità, unità e discernimento in un tempo segnato da tensioni e conflitti.
Una delle sezioni più interessanti riguarda la diffusione del culto carmelitano in Calabria.
L’autore ricostruisce la presenza dei conventi, delle confraternite e dei principali santuari dedicati alla Vergine del Carmelo, dimostrando come questa devozione rappresenti uno degli elementi spirituali più radicati della regione. Richiama anche le parole dello storico padre Giovanni Fiore, che definiva la festa della Madonna del Carmine «universalissima a tutt’i luoghi», a testimonianza della sua straordinaria diffusione.
Ma il cuore dell’opera resta Scala Coeli.
Qui il lettore entra nella storia della chiesa del Carmine, edificata nel XII secolo fuori dal centro abitato, e del convento della Santissima Trinità, fondato nel Cinquecento da padre Angelo Emiliani.
L’autore descrive la confraternita dello Scapolare, il sacello dedicato alla Vergine e la statua lignea di scuola napoletana, databile tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, che ancora oggi accompagna la devozione degli scalesi.
Il racconto assume allora un ritmo diverso.
Non parla più soltanto di edifici o documenti.
Parla delle persone, della novena, della processione, dei balconi adornati con le coperte del corredo.
E poi dei canti popolari, dell’antico “Maio”, dell’asta dei doni, della banda musicale.
E soprattutto degli emigrati che, ancora oggi, scelgono di tornare a casa per il 16 luglio, facendo della festa un momento di ricomposizione della comunità dispersa nel mondo.
Il volume raccoglie inoltre i testi della novena, inni, poesie e canti della tradizione orale, tra cui Subba ss’artaru (“Su questo Altare”), sottraendo un patrimonio immateriale al rischio dell’oblio e consegnandolo alle nuove generazioni.
L’opera non si presenta come un trattato accademico, pur fondandosi su un’attenta ricerca.
È, piuttosto, un ponte tra storia e fede, tra documenti e memoria.
Tra il paese che fu e quello che continua a riconoscersi nella stessa devozione.
Lo sintetizza lo stesso Raffaele Iaria nelle riflessioni che accompagnano la conclusione del volume:
«Questo libro nasce dal desiderio profondo di custodire e raccontare una devozione che ha attraversato secoli, famiglie e paesi, lasciando un’impronta viva nella memoria dei concittadini ovunque essi siano oggi. La Madonna del Carmine non è soltanto un titolo mariano: è una presenza che accompagna, consola, orienta. In queste pagine ho cercato di restituire la voce dei luoghi, delle tradizioni e delle persone che, con fede semplice e tenace, hanno costruito un patrimonio spirituale unico. Scrivere questo volume ha significato per me ritornare alle radici, ascoltare storie antiche e riconoscere la forza di una pietà popolare che continua a generare legami e speranza.»
In un’epoca in cui molte comunità rischiano di perdere il rapporto con la propria storia, La Madonna del Carmine. La storia e il culto a Scala Coeli propone una strada diversa: dimostra che custodire la memoria non significa guardare nostalgicamente al passato, ma comprendere da dove si proviene per sapere dove si vuole andare.
Perché la storia di una comunità non sopravvive grazie alle pietre dei suoi monumenti, ma finché qualcuno continua a custodirne la memoria. E questo libro, prima ancora di raccontare la Madonna del Carmine, racconta proprio questo: il diritto di un piccolo paese a non essere dimenticato.

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