SCALA COELI: IL PAESE CHE MISURA LA DISTANZA DAL FUTURO!

Un piccolo comune delle aree interne racconta, in scala ridotta, la grande sfida demografica dell’Italia

Scala Coeli

■Antonio Loiacono

A Scala Coeli il tempo ha un passo diverso. Non corre, non scappa, non si affanna. Scorre lento tra le curve che salgono dalla costa jonica verso l’interno, tra case raccolte e silenzi che non sono vuoti, ma densi di memoria. Qui la distanza non è solo geografica: è una misura quotidiana che separa i bisogni essenziali dalle risposte, le persone dai servizi, il presente da un’idea di futuro ancora tutta da costruire.

Scala Coeli è uno di quei luoghi che le statistiche chiamano aree interne. Una definizione tecnica, quasi neutra, che però nella vita reale si traduce in chilometri da percorrere per una visita medica, in scuole che resistono con numeri sempre più ridotti, in collegamenti pubblici che scandiscono le giornate più delle lancette dell’orologio. Non è un’eccezione, ma un frammento coerente di una mappa più ampia che attraversa il Paese.

Qui la fragilità demografica non è un concetto astratto. Si vede nei cognomi che si ripetono, nelle serrande abbassate, nelle feste patronali che ogni anno contano più assenze che presenze. I giovani partono, spesso presto, quasi sempre senza la certezza di tornare. Restano gli anziani, custodi di un sapere silenzioso, e pochi nuclei familiari che tengono accesa la luce delle case anche d’inverno.

La Strategia Nazionale per le Aree Interne ha individuato realtà come Scala Coeli proprio partendo da questa distanza: dai servizi sanitari, dall’istruzione superiore, dai nodi principali della mobilità. Ma la distanza più difficile da colmare è quella invisibile, che separa il cittadino dalla percezione di avere le stesse opportunità di chi vive altrove.

Sarebbe però fuorviante leggere questa condizione come una prerogativa esclusiva di Scala Coeli. La stessa fragilità attraversa l’intera cintura montana e collinare che abbraccia l’entroterra jonico cosentino, una costellazione di piccoli comuni uniti da difficoltà strutturali simili e da un destino spesso condiviso. Campana, Bocchigliero e Longobucco, arroccati nella Presila, sperimentano lo stesso isolamento funzionale; Terravecchia e Pietrapaola (il centro storico), pur affacciandosi a distanza sul mare, restano separate dai servizi essenziali; Mandatoriccio, nella sua parte interna, vive una frattura netta tra costa e collina. Cambiano le altitudini, non le distanze reali. In questi luoghi la geografia diventa condizione esistenziale: i servizi restano lontani, le opportunità rare, il futuro spesso altrove. Scala Coeli, così, smette di essere un caso e diventa un simbolo, un punto di osservazione da cui leggere una crisi che è territoriale, sistemica, collettiva.

In un paese così piccolo, come in molti di quelli che lo circondano, lo spopolamento non è una curva su un grafico, ma una sedia vuota a tavola. L’invecchiamento della popolazione non è una percentuale, ma una comunità che fatica a rinnovarsi. È la stessa dinamica che l’Europa osserva con crescente preoccupazione, quella che la Commissione ha definito “trappola dei talenti”: territori che perdono energie giovani e, con esse, la possibilità di rigenerarsi.

Eppure Scala Coeli – come molti di questi comuni – non è solo un luogo che perde. È anche un luogo che resiste. Resiste grazie a chi sceglie di restare, spesso controcorrente, trasformando la permanenza in un atto consapevole. Qui il “diritto di restare” non è uno slogan politico, ma una richiesta concreta: poter vivere dignitosamente senza essere costretti ad andare via.

La sfida passa, innanzitutto, dai servizi essenziali. La sanità di prossimità, la scuola come presidio di comunità, i trasporti come ponte con il resto del territorio. In contesti come questi, soluzioni come la telemedicina o la didattica digitale non sono un lusso tecnologico, ma una necessità. Possono ridurre le distanze, accorciare l’isolamento, restituire tempo e fiducia.

C’è poi la questione della connessione. In molte di queste realtà, il digitale rappresenta una linea di confine: senza infrastrutture adeguate, il lavoro da remoto resta un’ipotesi, l’innovazione un racconto lontano. Investire nella connettività significa aprire finestre, non solo reti. Significa rendere possibile immaginare una vita che non sia per forza altrove.

Anche l’economia locale chiede ascolto. Agricoltura sostenibile, piccole imprese, valorizzazione delle risorse ambientali e culturali possono diventare leve di sviluppo se sostenute da politiche mirate. Non grandi numeri, ma equilibri stabili. Non crescita rapida, ma continuità. In un paese come Scala Coeli, ogni nuovo lavoro non è solo un reddito: è una famiglia che resta, una casa che non si svuota.

La transizione ecologica, qui, assume un significato concreto. Il paesaggio, l’energia, la tutela del territorio non sono temi astratti, ma parti integranti della vita quotidiana. Investire in sostenibilità può creare occupazione, rafforzare il legame con il territorio e offrire nuove prospettive, soprattutto ai più giovani.

Tutto questo richiede politiche costruite su misura, capaci di ascoltare i luoghi prima di intervenire. Un approccio place-based, che riconosca la specificità di Scala Coeli senza isolarla, inserendola in una rete più ampia di cooperazione con i centri urbani e con gli altri comuni dell’area interna. Le risorse europee, nazionali e del PNRR possono fare la differenza solo se coordinate, coerenti e orientate a risultati duraturi.

Scala Coeli non chiede di diventare altro. Chiede di non essere dimenticata. Come Campana, Bocchigliero, Longobucco, Terravecchia, Pietrapaola, Mandatoriccio e tanti altri piccoli centri dell’entroterra, racconta una verità semplice e scomoda: la coesione di un Paese si misura nei suoi margini. E se quei margini si svuotano, non è solo un territorio a perdere voce, ma una parte di futuro che si allontana in silenzio.

 

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