LA POLITICA NON GODE DI BUONA SALUTE

di Enrico Iemboli


La cronaca quotidiana riporta notizie e fatti con una ripetitività sfiancante ed i cittadini si sono assuefatti a sentirli senza però ascoltarli, compresa la cronaca della politica che con le elezioni sopraggiunte per il rinnovo del governo e del Consiglio della regione Calabria, rivela quanto ci sia in giro troppa approssimazione e troppa improvvisazione, molte parole e pochi i risultati hanno fatto in modo che i cittadini si sono rassegnati lasciando lo spazio a coloro che vivono di politica.

 

Un quadro generale  dal quale emerge che i gravi problemi del Paese che si trascinano da decenni non sono stati risolti e ci rivelano un’amara e preoccupante verità: anche se non è l’unico in Europa, il nostro è un Paese in declino.

Da molti anni l’Italia perde colpi ed è sempre più povero, anche se preferiamo tutti non dircelo.

E’ vero che il mondo è cambiato, ma se volgessimo lo sguardo indietro nel tempo (anni 60-70) non ci farebbe male ricordare come era la società all’epoca.

L’Italia del dopoguerra cresceva, costruiva, produceva, creava lavoro attraverso la piccola imprenditoria, nascevano imprenditori e venivano costruite fabbriche.

C’era il desiderio di pensare e di fare cose nuove.

Molti sono i cittadini che evocano quel periodo storico nel quale da giovane anch’io mi sono mosso ed ho imparato a guardare al futuro e pensando a qual periodo non si riconoscono e non mi riconosco in quello attuale.

Molti hanno voglia di cambiare, lo vorrebbero fare senza iattanza ma senza paura, con intelligenza e  risolutezza e con il coraggio necessario a intaccare i molti interessi costituiti.

Purtroppo, le idee e le volontà dei singoli non bastano,  questo è un compito di operativamente dovrebbe farsene interprete la politica  nella consapevole che i cittadini ne hanno disperato bisogno.

Sono stanco di fare analisi, di ripetere che i giovani vanno via perché non hanno prospettive, di confermare che in Italia e in specie nel Meridione la sanità è inesistente e comunque non adeguata alle esigenze della popolazione, sono stanco di ripetere che negli ultimi decenni si è privilegiato sempre di più il privato che deve esserci ma a “supporto” dello Stato e non come “destinatario” principale , un metodo ed un sistema che ha messo in ginocchio l’intera sanità e che costringe i cittadini a lasciarsi morire per stanchezza.

Ogni volta che ci sono elezioni, le sirene incantatrici della politica irrompono nella monotonia del quotidiano, ognuna interpreta ed espone le cose secondo la sua visione che però non prescindere dal fare credere che è la persona giusta al momento giusto.

Complice del solo “bla bla bla” un circuito mediatico-politico, fragile e divisivo: consiglieri comunali e regionali privi di visione e, perché no, alcuni giornalisti prestati ad un gioco dannoso ed inutile.

 

Sono del parere che le alternative ed i progetti di cambiamento si preparano prima non in emergenza e all’ultimo minuto come purtroppo sta facendo la politica in generale.

 

Nel recente passato partiti e movimenti sono nati per “cambiare” lo stato delle cose, purtroppo i “masanielli” del momento hanno creato solo speranze ed aspettative salvo poi sparire o tacitare dopo le elezioni ed i cittadini che si sono augurati che “fosse la volta buona”  sono rimasti delusi tanto da rinunciare al diritto del voto scegliendo di astenersi dal manifestare il consenso ritenendoli  “tutti uguali” e rinunciando a costruire il proprio futuro.

Se il mondo è cambiato, è cambiato per tutti e in tutta Europa e nel mondo dove però sia pure tra mille difficoltà hanno continuato a produrre, hanno adattato ritmi e modi di lavorare in rapporto ai tempi e alle esigenze di questo tempo.

Anche da noi qualcosa è cambiata, drammaticamente e in peggio: la politica, da più decenni incapace di fare crescere e fare produrre questa nostra Italia che invece utilizzano per “succhiarne” il sangue,  una politica che non ha più la capacità di decidere e di discernere, di guardare oltre la siepe, la politica che si è ridotta a “slogan” come la reclame pubblicitaria. che spreca le sue energie per arricchirsi e fare arricchire gli amici del “cerchio magico”.

 

Una politica che si è dimostrata incapace forse perchè incapaci sono gli interpreti.

Una volta a 30 anni si era politici fatti e finiti, oggi  sono soltanto finiti,

In riferimento ai giovani c’è da dire che quasi tutti vogliono essere qualcuno tranne loro stessi.

La Politica è malata, non è in salute, pur tuttavia continua a mercanteggiare, come si sta facendo in questa ennesima competizione elettorale, in Calabria così come in Veneto, in Campania, Toscana e così via.

Nel caso della nostra regione, individuati i candidati a Presidente, come un fiume in piena escono dalle trincee la pletora dei candidati a consiglieri, quasi tutti con l’intento di essere eletti per una poltrona nel consiglio regionale che dovrà fruttare loro potere, guadagno, prestigio. La storia recente dimostra che pochi di loro sono consapevoli del ruolo che dovrebbero svolgere affinchè questa terra di Calabria cresca.

In entrambi i poli molti non sono consapevoli dell’anomala concentrazione di potere politico che si è accumulato nelle Regioni, tanto è che gli “uscenti” non intendono e non vogliono stare fuori dal sistema e premono per restare comunque in Regione. Hanno capito e constatato che nemmeno un ministro ha il potere di un Presidente di Regione  e spesso a molto potere corrisponde poco alternanza .  I sistemi politici regionali sono “bloccati”.

E’ raro che chi detiene la maggioranza venga battuto alle elezioni anche perché le opposizioni un po’ alla volta svaniscono, si frantumano e finiscono aspirate un pezzo alla volta dentro il sistema di potere. ( Vedasi anche l’esempio della nostra città Corigliano Rossano degli ultimi 7-8 anni) .

Il sistema politico non è in salute ed il comportamento elettorale della gente è prevedibile o scontato, l’opposizione è flebile o irrilevante.

La democrazia è un metodo inventato per assicurare il ricambio delle classi dirigenti, se non cambiano c’è qualcosa che non va.

E nel mentre c’è un disperato bisogno di “fare”  decidere e di cambiare, il tempo lascia le opere incompiute ed i progetti sospesi, così come allo stesso modo lascia le decisioni alla mostruosa piovra della burocrazia sostenuta da un mostruoso apparato giuridico amministrativo in una giungla normativa e  procedurale.

 

Sarebbe necessario riportare la politica all’altezza della storia affinchè riacquisti “le condizioni necessarie per rispondere alle domande dei popoli e tentare di incidere nel tornante impetuoso nel quale siamo”.

I cittadini vorrebbero farlo, la politica lo permetterà?

 

Enrico Iemboli

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