■Antonio Loiacono
In Cina, il tempo non scorre soltanto attraverso i numeri: ogni anno prende il nome da un simbolo, da un animale, da una forza capace di rappresentarne il carattere e il destino. Ci sono anni del Drago, della Tigre, del Cavallo. Anni che entrano nella memoria collettiva perché associati a energia, coraggio, cambiamento.
E se anche Campana avesse il suo calendario simbolico, il 2026 potrebbe già avere una denominazione precisa: l’Anno dei Chiarello!
Un cognome che, quasi come un segno del destino, attraversa istituzioni, informazione e impegno civile. Da una parte Luigi Chiarello, firma del giornalismo economico di respiro internazionale; dall’altra Agostino Chiarello, primo cittadino chiamato a guidare la comunità campanese in una stagione delicata e decisiva. Fratelli, uniti dalle stesse radici e da un legame che intreccia famiglia e servizio pubblico.
E poi, quasi a completare questo ideale triangolo di destino, ancora un Chiarello: Luigi Chiarello, l’avvocato diventato anch’egli simbolo di coraggio civile a Modena, cugino dei primi due, protagonista di una vicenda che ha attirato attenzione e rispetto ben oltre i confini emiliani.
Tre storie diverse, un solo cognome, una sola origine: Campana. Come se il 2026, più che un semplice anno, fosse destinato a diventare una stagione identitaria, un momento in cui un nome di famiglia riesce a raccontare, contemporaneamente, il valore delle radici, delle istituzioni e dell’impegno personale.
Oggi vogliamo parlare del Chiarello, eroe nella Gallia Cisalpina: in una di quelle giornate che fino a un minuto prima sembrano identiche a tutte le altre.
Pomeriggio del 16 maggio 2026: il rumore dei bicchieri ai tavolini, le persone che attraversano la strada senza fretta, quel brusio urbano che nessuno ascolta davvero perché appartiene alla normalità! Poi qualcosa si spezza. E quando succede, il tempo cambia consistenza: accelera per alcuni, si blocca per altri.
Su Via Emilia Centro travolta dal panico dopo l’attacco di Salim El Koudri, mentre la gente cercava riparo correndo in direzioni confuse e istintive, il primo a intervenire è stato l’avvocato Luigi Chiarello, sprezzante del pericolo si è lanciato nel tentativo di bloccare Salim El Koudri.
Un fendente sfiora il braccio di Chiarello, lacera la giacca, manca la carne per una manciata di millimetri. Lui se ne accorge solo dopo, vedendo il sangue sui vestiti. Per un istante teme di essere stato colpito. Poi capisce che quel sangue non è il suo ma quello di di Salim! La giacca resta aperta da un taglio netto, quasi irreale nella sua precisione. Un segno minimo, eppure sufficiente a raccontare quanto il confine tra tragedia e salvezza, in certi momenti, sia spaventosamente sottile.
Nei video circolati in queste ore si intravede quella corsa breve e violentissima, meno di cento metri attraversati in uno stato che assomiglia più all’adrenalina che al pensiero.
Non c’è un gesto preparato in quello che è accaduto. Nessuna scena costruita, nessuna lucidità perfetta. Solo decisioni prese dentro pochi secondi, quando il confine tra istinto e coraggio diventa quasi impossibile da distinguere.
Dopo il primo intervento di Chiarello, Luca Signorelli (omonimo dell’artista della pittura rinascimentale) insieme ad altri ragazzi egiziani, riescono a fermare l’automobilista in fuga armato di coltello! La colluttazione dura pochissimo, Luca resta ferito leggermente alla testa!
Quando parla di quei secondi, Chiarello evita qualsiasi tono enfatico. «Affrontare quel tipo e scoprire che aveva un coltello con sé è stato un momento che mi ha lasciato davvero sconcertato, spaventato, emotivamente provato». Le sue parole non cercano grandezza. Restano dentro una dimensione profondamente umana, fatta di paura autentica e di quella sensazione di violazione che arriva quando la violenza ti passa accanto abbastanza vicino da lasciarti addosso il suo odore.
Dietro quella reazione istintiva qualcuno intravede anche un’eredità familiare. Luigi Chiarello è figlio di Pasquale Chiarello, storico comandante dei carabinieri tra il Modenese e la Val Sesia, uomo dell’Arma originario di Campana, ad un tiro di schioppo da questa redazione!
Non serve trasformare tutto questo in retorica per capire che certi valori, a volte, si trasmettono senza essere nominati. Restano nei comportamenti. Nelle scelte improvvise.
Eppure il racconto più vero forse arriva dopo. Quando l’adrenalina si abbassa e restano le conseguenze invisibili. «Mia moglie continua a piangere», racconta l’avvocato a distanza di giorni. È una frase semplice, quasi laterale, ma dentro contiene molto più di qualsiasi celebrazione pubblica. Perché certi episodi non finiscono quando terminano le sirene o quando le strade vengono riaperte. Continuano nelle case, nei silenzi, nelle immagini che tornano all’improvviso mentre si prova a riprendere una vita normale.
A Modena rimane anche questo: la memoria di persone comuni che, nel momento in cui tutti cercavano una via di fuga, hanno scelto di correre verso il pericolo.
Un pensiero di grande vicinanza va a tutte le persone ricoverate e alle loro famiglie, che stanno vivendo giorni difficili e pieni di apprensione.
Le notizie dei lievi ma importanti miglioramenti, soprattutto per chi sta lentamente recuperando coscienza e stabilità, rappresentano un segnale di speranza che tutti accolgono con il cuore.
L’augurio più sincero è che i pazienti possano continuare a migliorare giorno dopo giorno, ritrovando presto forza, serenità e salute. A ciascuno di loro va un incoraggiamento speciale per una pronta guarigione e per poter tornare al più presto a casa, circondati dall’affetto dei propri cari.
Un ringraziamento anche ai medici, agli infermieri e a tutto il personale sanitario che li sta assistendo con impegno e professionalità.

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