A Cariati c’è un gesto che sempre più cittadini fanno mentre camminano per le strade del centro: guardare a terra. Non per distrazione, ma per evitare l’ostacolo più imprevisto e meno civile che si possa incontrare su marciapiedi, piazze e vialetti dei parchi pubblici: le deiezioni dei cani lasciate ovunque.
Il tema non è nuovo. Da settimane, alla redazione di CariatiNet, arrivano segnalazioni e messaggi di cittadini esasperati da una situazione che, giorno dopo giorno, sembra diventare sempre più diffusa.
Il paradosso è evidente. I cani sono da sempre considerati “i migliori amici dell’uomo”, ma spesso a mancare non è l’educazione dell’animale ma quella del proprietario!
Molti raccontano scene ormai abituali. Il cane che si ferma lungo il marciapiede o all’ingresso di un parco, il padrone che osserva, attende qualche secondo e poi riprende la passeggiata come se nulla fosse. Nessun sacchetto, nessun gesto di pulizia. Il risultato è sotto gli occhi — e soprattutto sotto le scarpe — di chi vive la città ogni giorno: famiglie, anziani, bambini e ragazzi che frequentano gli spazi pubblici.
Il problema non è solo estetico. È soprattutto una questione di convivenza civile.
Le segnalazioni riguardano soprattutto i marciapiedi del centro e i parchi cittadini, luoghi che dovrebbero essere dedicati alla socialità e al gioco dei più piccoli. Invece, per molti genitori, la prima preoccupazione diventa controllare dove i figli mettono i piedi.
Non è raro che proprio i ragazzi, uscendo dai parchi o dai campetti, finiscano per portare a casa — attaccate alle scarpe — tracce poco gradevoli di una distrazione altrui.
Eppure le norme sono chiare. Le ordinanze del Ministero della Salute stabiliscono che nei luoghi pubblici i cani devono essere condotti sotto controllo e che i proprietari hanno l’obbligo di raccogliere le deiezioni dell’animale.
Prima ancora che una norma giuridica, si tratta di un principio elementare di rispetto verso gli altri cittadini e verso gli spazi condivisi.
Molti Comuni italiani hanno rafforzato queste disposizioni con regolamenti locali e sanzioni amministrative proprio per contrastare comportamenti incivili che rischiano di trasformare strade e giardini in luoghi poco decorosi.
Anche a Cariati la pazienza sembra essere arrivata al limite.
Dall’amministrazione comunale filtra un messaggio chiaro: la misura è colma. Se la situazione non cambierà, si procederà con controlli più serrati e con l’applicazione delle sanzioni previste nei confronti dei proprietari che lasciano sporcare i propri animali senza poi provvedere alla pulizia.
Non si tratta di repressione, ma di una necessità. Governare una comunità significa anche difendere il decoro urbano e garantire condizioni minime di vivibilità.
È bene dirlo con chiarezza: la questione non riguarda gli animali, che restano una presenza affettuosa e importante nella vita di molte famiglie.
Il problema nasce quando l’affetto per il proprio cane non si accompagna al rispetto per gli altri.
Basterebbe un gesto semplice — un sacchetto in tasca e pochi secondi per raccogliere — per evitare polemiche, disagi e sanzioni.
Cariati, come ogni comunità, vive di piccoli gesti quotidiani.
Il rispetto delle regole non è soltanto un obbligo amministrativo: è il segno di una maturità civica collettiva.
Perché una città pulita non dipende solo dai servizi pubblici o dalle ordinanze. Dipende, soprattutto, dal senso di responsabilità di chi la abita.
Amare il proprio cane è naturale.
Rispettare la città in cui viviamo dovrebbe esserlo altrettanto.
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