TREMA LO IONIO FINO ALLA PUGLIA: I SISMOGRAFI MENTALI DELLE ISTITUZIONI, INVECE, NON PERVENUTI!

Magnitudo 4 nello Ionio davanti a Corigliano-Rossano: percepita tra Calabria e Puglia. Ma tra siti istituzionali e grandi agenzie nazionali, della scossa resta quasi soltanto un’icona timida e qualche pagina difficile da trovare.

Terremoto del 6 marzo 2026: quasi in sordina!

■Antonio Loiacono

Dopo una scossa di terremoto, quando la terra smette di tremare, comincia un altro piccolo movimento: quello delle dita sugli smartphone. È un rito moderno, quasi liturgico. Si apre una pagina, poi un’altra. Si controlla se qualcuno, da qualche parte, ha scritto qualcosa.

Giovedì 6 marzo, poco dopo le 14, il Mar Ionio ha dato una di quelle scrollate che in Calabria non sorprendono mai del tutto. Magnitudo 4, epicentro al largo della costa ionica di Corigliano-Rossano. Una scossa breve ma netta, percepita lungo buona parte della fascia costiera calabrese e — a sentire diverse testimonianze — anche in alcuni centri della vicina Puglia.

Nulla di drammatico. Nessun danno a persone o cose. I sindaci non hanno ricevuto segnalazioni di criticità e le strutture di emergenza sono rimaste tranquille. La terra ha parlato per pochi secondi e poi è tornata al suo silenzio geologico.

Fin qui, cronaca ordinaria di una regione che convive da secoli con un sottosuolo vivace.

La parte interessante comincia subito dopo.

Mentre i cittadini raccontavano la scossa sui social, nelle chat familiari e nei gruppi locali — quel sistema informativo parallelo che funziona sempre con sorprendente puntualità — le grandi antenne dell’informazione sembravano immerse in un rispettabile torpore.

Le testate giornalistiche regionali hanno riportato la notizia con la consueta attenzione al territorio. Più discreto, invece, il comportamento delle grandi antenne informative: nessuna riga dalle agenzie nazionali, una timida iconografia nascosta tra le pagine non proprio intuitive del portale della Protezione Civile calabrese e — a quanto pare — nessun passaggio neppure nel Tg regionale.

Sul portale della Protezione Civile della Regione Calabria, più che la notizia, c’era la presenza simbolica: una piccola icona discreta, nascosta tra pagine che sembrano progettate secondo la raffinata scuola dell’“architettura digitale labirintica”.

Bisogna cercarla. Con pazienza. Un po’ come una caccia al tesoro istituzionale.

Il risultato è curioso: la scossa c’è stata, i cittadini l’hanno sentita, i dati scientifici esistono — ma la comunicazione ufficiale sembra aver scelto la via dell’allusione grafica.

Eppure la notizia, alla fine, è arrivata lo stesso. Non dalle grandi agenzie nazionali né dai portali istituzionali più visibili.

È arrivata dalle testate giornalistiche regionali. Quelle che conoscono il territorio, raccolgono testimonianze e ascoltano il racconto di chi ha sentito vibrare un bicchiere sul tavolo o oscillare un lampadario nel primo pomeriggio.

Giornalismo locale, insomma. Quello che spesso viene considerato periferico finché non diventa improvvisamente indispensabile.

La scossa, per fortuna, non ha lasciato danni. Solo qualche attimo di apprensione e una piccola lezione sulla geografia dell’informazione.

Perché la terra, quando decide di muoversi, non avvisa nessuno.

Ma qualcuno, prima o poi, lo racconta.

E quando accade che a farlo siano soltanto i cronisti di territorio, mentre le grandi antenne dell’informazione restano in silenzio, viene da pensare che i sismografi scientifici funzionino benissimo.

Sono quelli mentali, talvolta, ad aver bisogno di una piccola scossa.

 

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