di Marco Toccafondi Barni
C’è un gattopardo a Berlino – Tutto cambia, affinché niente cambi davvero. Il popolo tedesco con un’ ampia partecipazione alle urne, come non se ne vedevano da anni e sfiorando la cifra “bulgara” dell’85%, ha confermato di anelare il post storicismo e scelto la solita alternativa di sempre: quella tra i cristiano democratici e la SPD. Il pendolo elettorale tedesco oscilla da quasi un secolo in questo modo, non in un altro. Anche stavolta nessuna eccezione, neppure a conferma di una regola. In questi ultimi anni hanno governato i socialdemocratici con Olaf Scholz, male anche per le circostanze e gli eventi planetari, va detto, adesso tocca nuovamente al leader Cdu Friedrich Merz con una grande coalizione. Sai che novità. Ripeto, tutto apparentemente cambi affinché nulla cambi.
L’ onda nera è anch’essa post storica – E lo spauracchio apparentemente neo nazista di Afd, tanto temuto quanto ininfluente, che fine ha fatto e soprattutto farà ? Ha toccato il 20%, un elettore su 5, però ad est del paese dove infatti Alternativa per la Germania risulta vincente ovunque. E’ il frutto amaro di una riunificazione mai veramente avvenuta ed elaborata nella realtà. Così la destra estrema risulta sì fortissima nella ex DDR, tuttavia trattasi del risultato di una unificazione e di un benessere promessi e mai mantenuti, fin da quel fatidico 9 novembre 1989, il crollo del muro di Berlino, che diede inizio alla nuova era che stiamo vivendo ancora oggi: la globalizzazione a unico dueno. Con un proprietario: gli Usa. Il passato comunista vissuto da satellite sovietico unito alla frustrazione tipica dei prussiani verso la Baviera, non governano mai, fa sì che persino una formazione politica questionabile e ambigua quale Afd possa essere il primo partito in quel territorio sfortunato. Premesso ciò il dato politico nel mondo reale è che in fondo, alla fine delle fini, gli elettori di Afd chiedono solamente soldi, un po’ come Mahmood nella canzone vincitrice al Festival di Sanremo 2019; anzi sono addirittura disponibili a votare in massa una leader dichiaratamente lesbica (e questo ovviamente le farebbe onore se non fosse la leader di un partito di estrema destra e che in alcune frange si ispira a Hitler, per quanto un secolo fa Ernst Rohm e le S.A. avrebbero potuto brevettare la “svastica arcobaleno” visti i loro gusti sessuali), sposata con un’ immigrata dello Sri Lanka e soprattutto esponente di quelle elites finanziarie tanto invise, a chiacchiere, ad un certo elettorato. Contraddizioni ? Solo in apparenza, poiché la verità nuda e cruda è che l’elettore tedesco desidera i piaceri e le comodità del post storicismo, la vita placida in cui ormai si culla da 80 anni e alla quale, in Germania come altrove, è quasi impossibile rinunciare. Da ciò un voto soprattutto territoriale, che sì pur virando a destra un po’ sfonda anche ad ovest ma non basta, difatti il governo resta un miraggio per Afd, a dimostrazione di come sia impossibile tornare indietro nel tempo. Insomma, uscire dal sogno post storico. Le destre, i nazionalismi, l’identità nazionale e certi cosiddetti “valori tradizionali” sono buoni per il cestino della Storia e non a caso ci vengono gettati accartocciati e indistinguibili dalle comodità post storiche. Di conseguenza, fatte salvo alcune ottime affermazioni a doppia cifra Afd in fin di conti non governa mai. Neanche accettando una omosessuale come la Weidel, ex dipendente di Goldman Sachs, sposata con un’ immigrata e coi figli in adozione. E’ l’effetto del post storicismo: offuscare la mente dell’ elettore fino al punto di votare l’esatto contrario di ciò che propaganda e non ottenere comunque niente. Follia pura, frutto evidente di frustrazione economica e territoriale che non si concretizzerà mai in nulla di ciò che pur vagamente anela la parte più povera e frustrata della Germania.
Germania, anno 80esimo – Da quel fatidico anno zero, il 1945, quando Hitler si suicidò nel bunker in una Berlino rasa al suolo, seguito dai più alti gerarchi nazisti, la Germania ha fatto passi da gigante, essendo probabilmente la collettività più capace del pianeta. Di acqua ne è passata tanta sotto i ponti e con essa noi, che della Germania di fatto siamo i figli prediletti in Europa, dal punto di vista industriale come da quello del nostro benessere perennemente finanziato grazie alla tripla A tedesca (altro che Bruxelles e la UE) a garanzia dei mercati internazionali, ci siamo abituati da 8 decenni a una vita comoda. Viviamo dentro una specie di realtà virtuale dove si crede veramente che la Storia sia finita, ci sono perfino ministri che consigliano di non studiarla, tanto non serve visto che basta vivere nella attesa di vedere l’ultima serie Tv su Netflix, il prossimo derby oppure l’ultimo curioso video su Tik Tok. Il tutto ovviamente ignorando beatamente e un po’ ingenuamente il resto del mondo e il campanello della Storia. Ma purtroppo queste cose esistono al di là di noi e bussano alla nostra porta. E’ un rumore quasi inascoltabile per noi europei, perché non esiste nulla di più difficile, dopo 80 anni, che uscire dalle amenità del post storicismo per dover rientrare nelle asprezze della Storia, quella vera, con le bruttezze della vita reale. Soprattutto se poi si è anziani come noi in Europa, in Germania e in Italia. Appare qualcosa di veramente insopportabile, invivibile, abituati come siamo stati da quasi un secolo di egemonia statunitense. Inoltre gli Stati Uniti, preoccupati come sempre da un eventuale legame tra Russia e Germania, pur brontolando, non ci permetterebbero di formare un esercito vero. E noi saremmo ben felici di limitarci, al massimo, ad organizzare un esercito fasullo che non vada oltre il taglio dei nastri o suonare la tromba per issare una bandiera di chissà quale colore.
Esiste un’ unica possibilità, teorica – Compreso dunque che l’unica cosa che interessa davvero ai cittadini europei e italiani è quella di essere lasciati in pace dalla Storia, bisogna chiedersi quante possibilità esistano che questo accada davvero. Ebbene pochissime, anzi per la verità soltanto una e cioè che, nonostante la notevole stanchezza imperiale da potenza matura e non più adolescenziale, agli Stati Uniti rimanga comunque la voglia di egemonia. E’ in verità questa l’unica e sola opzione per continuare a vivere comodamente per tedeschi, italiani, europei. Non ne esiste un’ altra. Per quanto infatti circa metà della popolazione statunitense abbia generato il trumpismo, con la sua domanda di post storicismo immediato, la brama poco recondita di voler condurre la stessa vita divertente dell’ Europa, New York o della California, pare impossibile passare da essere Impero egemone a nazione qualsiasi. Ne consegue che nonostante tutto Trump passerà ma il trumpismo certamente no e magari sarà sostituito dal “Vancesimo”, l’attuale vice più affine al Mid West e meno agli affari rispetto all’ oligarca newyorkese. Tuttavia quella voglia di egemonia resterà intatta, seppur faticosa. Di conseguenza tutto ciò che non piace agli europei, ovvero i sacrifici in nome della storia, potrebbe essere eliminato proprio dagli stessi Stati Uniti, continuamente in bilico tra la voglia di egemonia e una logica fiacca dovuta alla enorme fatica di essere l’egemone globale. Come finirà ? Difficile prevederlo, ma se dovessi scommettere 10 euro punterei decisamente su un futuro sempre più cupo per la Germania e l’ intera Europa (soprattutto l’ Italia) comunque dentro un’ egemonia ancora “americana”, zoppicante e contraddittoria.
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