DAVIDE SANTORO: la mia opinione sul tema dell’adeguamento sismico

di Davide SANTORO


Il terremoto che è stato avvertito l’altra sera alle 21:43 ha portato nuovamente il dubbio nella testa della nostra cittadinanza: “le nostre case sono sicure?”

Purtroppo questa domanda si pone sempre dopo che il terremoto arriva, e non sempre si esce illesi. Questa volta, anche con un pizzico di fortuna, la scossa particolarmente forte non ha portato gravi conseguenze alle persone, ma sicuramente i nostri edifici hanno subito un bel colpo.

Ormai da anni è conclamato che le nostre costruzioni esistenti, o meglio i nostri “pazienti” (riporto la terminologia del mio Professore di Riabilitazione Strutturale il Prof. Ing. Stefano Pampanin), hanno delle “malattie congenite” date dai metodi e dalle conoscenze dell’epoca: parliamo soprattutto di edifici in calcestruzzo armato e muratura costruiti prima degli anni ’70. In poche parole, possiamo definire le nostre strutture “vulnerabili”; è proprio la vulnerabilità di un edificio esistente che deve metterci in allarme, perché è proprio essa che definisce lo stato attuale dei nostri pazienti.

A questo discorso si aggiunge un tema più delicato, su cui non voglio entrare nel dettaglio, che è quello dell’abusivismo edilizio, che aggiunge un ulteriore elemento di criticità nelle nostre costruzioni.

Ovviamente questo discorso non deve essere fatto per creare allarmismi, ma per far acquisire nuove consapevolezze sia ai privati cittadini, sia alle pubbliche amministrazioni.

È importante cambiare mentalità e capire che un mirato adeguamento e/o miglioramento delle nostre case non è solo un vantaggio dal punto di vista della salvaguardia della vita, ma anche dal punto di vista economico. Infatti, è sotto gli occhi di tutti che negli anni i costi di ricostruzione post-sisma a livello nazionale hanno superato ampiamente il miliardo di euro (la cosiddetta “bolletta sismica” che pesa ulteriormente sulle tasche dei cittadini).

Dal lato della Pubblica Amministrazione è necessario un cambio di metodologia e di approccio, magari prendendo spunto dall’estero, come in Nuova Zelanda che, dopo il terremoto di Christchurch del 2011, si è riusciti a ricostruire un’intera città con un cambio di passo importante nell’approccio alla progettazione; sono stati sviluppati importanti metodi e tecnologie avanzate nel campo dell’ingegneria sismica che il resto del pianeta sta importando.

Non solo le politiche nazionali, ma anche gli enti locali e soprattutto i Comuni devono essere in grado di dare questa spinta propulsiva e cominciare a porre il tema dell’adeguamento/miglioramento sismico, cercando metodi di pianificazione e progettazione di interventi sulle costruzioni esistenti.

Una buona pratica sarebbe avviare uno studio insieme alla Protezione Civile su larga scala delle costruzioni che sappiamo essere più vulnerabili (più “anziane”), definire e progettare gli interventi tarati su tipologia di edifici e creare un sistema di rating e di priorità di intervento. Insomma, cercare di fare quello che con il Superbonus non si è riuscito a ottenere.

In conclusione, è imperativo che tanto i cittadini quanto le istituzioni pubbliche prendano coscienza della vulnerabilità delle nostre costruzioni e agiscano di conseguenza. È necessario adottare una mentalità preventiva, investendo in adeguamenti e miglioramenti sismici che possano ridurre significativamente i rischi legati ai terremoti. Solo così potremo garantire la sicurezza delle persone e la sostenibilità economica delle nostre comunità.

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