Lettera alla redazione. Burocrazia cieca e politica assente al Comune di Crosia

CROSIA 28/09/2026 – Quella che doveva essere una semplice e legittima manutenzione della propria casa si è trasformata in un vero e proprio incubo burocratico. È la disavventura vissuta da Claudio Madeo che, in qualità di erede legittimo Cetera e proprietario di un immobile a Crosia, si è visto recapitare dal Comune un’ordinanza di sospensione dei lavori del tutto infondata. Oggi, dopo l’intervento chiarificatore dell’ARSAC (ex Opera Sila) e l’esibizione delle ricevute telematiche, la verità è venuta a galla e l’Ente è stato costretto a fare un clamoroso passo indietro, annullando il provvedimento. Ma l’amarezza per il trattamento subito resta, così come restano i pesanti interrogativi sulle responsabilità di chi amministra la cosa pubblica.

I FATTI E LA COMUNICAZIONE IGNORATA
Tutto ha inizio nella primavera di quest’anno. Claudio Madeo decide di avviare dei lavori di manutenzione ordinaria sulla propria casetta. Agendo nel pieno rispetto delle regole, il 4 aprile 2026 redige la comunicazione di inizio lavori (attività edilizia libera), successivamente formalizzata anche attraverso il portale regionale CalabriaSUE.

Eppure, il 29 aprile 2026 arriva la doccia fredda: l’Ufficio Tecnico del Comune di Crosia emette un’ordinanza di sospensione cautelare dei lavori. Il motivo? Secondo l’Ente, i lavori sarebbero stati realizzati “in assenza di autorizzazione” e l’immobile (foglio 5, particella 141, oggi 3023) risulterebbe ancora intestato all’ex “Opera per la valorizzazione della Sila” (oggi ARSAC).

La macchina comunale, insomma, non solo ha ignorato la comunicazione regolarmente inviata dal cittadino, ma ha agito basandosi esclusivamente su un vecchio errore di intestazione catastale, senza curarsi di far verificare i reali atti di proprietà.

L’INTERVENTO DELL’ARSAC E LA FIGURACCIA DELL’ENTE
A sbrogliare la matassa e a certificare il grave abbaglio preso dal Comune è dovuta intervenire direttamente l’ARSAC. Con una nota ufficiale, l’Ente regionale ha chiarito in modo inequivocabile la vicenda: l’unità fondiaria in questione era stata regolarmente trasferita al signor Salvatore Cetera (di cui Claudio Madeo è erede legittimo) con un atto notarile risalente addirittura al 16 maggio 1968. Il patto di riservato dominio a favore dell’Ente era stato ufficialmente cancellato già nel 1991.

Di fronte all’evidenza dei documenti e dei titoli di proprietà forniti, il Comune di Crosia non ha potuto far altro che fare marcia indietro e annullare l’ordinanza.

LO SFOGO DEL CITTADINO: “TROPPO FACILE NASCONDERSI DIETRO LA FIRMA DEGLI UFFICI. CHI AMMINISTRA DEVE VIGILARE”
Oggi, a mente fredda e con i propri diritti ripristinati, Claudio Madeo ha deciso di rompere il silenzio per denunciare pubblicamente l’accaduto. E il suo dito è puntato non solo contro la burocrazia, ma strategicamente contro i vertici politici dell’Amministrazione, rei di non vigilare sull’operato della propria macchina amministrativa.

“Sono felice e sollevato che questa assurda vicenda si sia finalmente conclusa, ma il danno morale, lo stress e le perdite di tempo che ho dovuto subire sono inaccettabili”, dichiara Madeo. “Voglio denunciare pubblicamente il modo in cui sono stato trattato. Avevo comunicato l’avvio della manutenzione ordinaria in totale trasparenza, e per tutta risposta mi sono visto trattare da abusivo in casa mia.”

Il cittadino non accetta che la politica possa lavarsene le mani: “So bene che materialmente l’ordinanza porta la firma dei responsabili degli uffici tecnici, ma sarebbe troppo comodo per l’Amministrazione comunale nascondersi dietro questo paravento. Chi governa una città ha il dovere politico di dare l’indirizzo, di organizzare la macchina comunale e di vigilare affinché sia efficiente e non vessi i cittadini. Un’Amministrazione attenta non permette che si spari nel mucchio con ordinanze di sospensione senza prima aver preteso dai propri uffici le dovute verifiche incrociate.”

“Bastava una semplice ricerca o interfacciarsi preventivamente con l’ARSAC per capire che si trattava di un errore del catasto”, conclude Madeo. “Invece, ho dovuto lottare per dimostrare qualcosa che era già nero su bianco dal 1968. I cittadini non possono pagare sulla propria pelle la disorganizzazione di un Ente. Spero che la mia storia serva da lezione: chi ha la responsabilità politica di Crosia deve garantire che dietro le scartoffie ci sia rispetto per le vite e i diritti delle persone, assicurando competenza e controllo, altrimenti il fallimento non è solo tecnico, ma politico”.

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