LONGOBUCCO, IL 118 RIPARTE DALLA MONTAGNA!

Dal 2 febbraio operativa la postazione di emergenza. Un segnale atteso per un territorio fragile

■Antonio Loiacono

Non è una data qualunque, il 2 febbraio!

Per Longobucco e per l’area montana della Sila Greca segna il ritorno di un presidio essenziale: la postazione del servizio di emergenza 118, di nuovo operativa dopo mesi di passaggi amministrativi, incontri, carte firmate e silenzi.

L’incontro a Catanzaro — con il presidente della Regione, i vertici dell’Anas, i responsabili della sanità territoriale cosentina — è stato definito “utile e positivo” da chi rappresentava i cittadini. Formula prudente, quasi difensiva. Ma sufficiente a segnare un passaggio. Perché al tavolo non c’erano solo istituzioni e tecnici: c’era una comunità che da giorni aveva scelto di restare, invece di urlare.

Si è parlato della strada Mare–Sila, dei lavori da monitorare, delle promesse già sentite. E poi della sanità. Che qui non è un tema tra gli altri, ma una misura del tempo. Del tempo che serve per arrivare. Del tempo che spesso manca.

La notizia che ha calmato gli animi è arrivata senza enfasi: a Longobucco sarà assegnata un’ambulanza h24, attrezzata e operativa. Un medico di famiglia in più. Una guardia medica permanente. Parole che altrove suonano ordinarie, qui assumono un peso specifico diverso.

La conferma “sanitaria” arriva da una comunicazione ufficiale del Dipartimento di Emergenza–Urgenza dell’Azienda Zero – ASP di Cosenza, indirizzata all’Associazione Misericordia Scala Coeli ODV, soggetto aggiudicatario del servizio di trasporto infermi sul territorio regionale. Un atto formale, certo. Ma dietro quelle righe si muove qualcosa di più concreto: la garanzia di un intervento tempestivo in un’area dove i minuti pesano più che altrove.

Longobucco non è un luogo semplice da raggiungere, né da servire. Strade interne, distanze, condizioni climatiche spesso imprevedibili. Qui l’emergenza sanitaria non è un concetto astratto, ma una variabile quotidiana. Per questo la riattivazione della postazione assume un valore che va oltre l’organizzazione del servizio: è una risposta, tardiva forse, ma necessaria.

La richiesta dell’Azienda Zero è chiara: piena disponibilità all’avvio del servizio, rispetto dei requisiti autorizzativi, organizzativi e operativi, e l’indicazione di un responsabile operativo. Tutto secondo convenzione. Ma ciò che resta tra le righe è l’urgenza di garantire continuità, dopo il passaggio di funzioni e competenze che ha accompagnato la riorganizzazione regionale del sistema di emergenza.

Non si tratta di un’inaugurazione, né di una promessa. È un ritorno alla normalità, che in certi territori ha il sapore di una conquista. Perché quando un’ambulanza manca, non lo si scopre nei comunicati, ma nei ritardi, nelle attese, nelle distanze che diventano improvvisamente troppo lunghe.

Dal 2 febbraio, dunque, Longobucco torna ad avere un punto fermo. Non risolve tutto. Non basta. Ma è un segnale. E in una sanità che spesso parla per annunci, i fatti — anche quelli scritti in linguaggio amministrativo — contano ancora.

Il resto — strade, promesse, riorganizzazioni — continuerà a chiedere attenzione. La montagna, intanto, ha dimostrato di saper aspettare. Senza arretrare.

 

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