Si è spento Domenico Formaro, l’ultimo cariatese reduce di guerra

Si è spento all’età di 88 anni Domenico Formaro, “Zio Micuzzo”, l’ultimo cariatese reduce di guerra e fondatore, nel 1945, della prima sezione locale del Partito socialista. “Zio Micuzzo”, memoria storica dei travagli nostrani del XX secolo ed esempio vivente di coerenza morale e politica, era diventato una vera e propria istituzione: non c’era evento che non le vedesse in prima fila, a dispensare consigli e ad ammonire i giovani. Sempre lì, con il suo tricolore stretto fra le mani; impavido; severo; solenne. Di umili origini, il suo carattere si era forgiato alla follia del fascismo ed agli orrori della seconda guerra mondiale: una formazione durissima alla scuola di una vita di stenti e miserie, quando allora riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena era davvero un’impresa impossibile. Gli sembrò naturale aderire al socialismo umanistico, quello che lui definiva, quando si abbandonava con chi scrive ai ricordi, il “socialismo combattente”. Non a caso parlava spesso di patria (“Il più nobile dei sentimenti cementato dal sangue di milioni di ragazzi”) e di Chiesa che lui, cattolico, rispettava profondamente da un suo punto di vista laico (“Non ci fossero stati i preti nessuno di noi avrebbe potuto capire fino in fondo le angherie dei padroni”). Spirito libero, conobbe il dolore dell’emigrazione fino a quando non riuscì ad essere assunto da un’azienda pubblica: “Ne ho fatti, con mia moglie, di sacrifici. Ma ora sono contento per i miei figli, tutti ottimi professionisti sistemati decorosamente”. Ma annotava con amarezza il mutare dei tempi e lo “sfascio” della politica: “La politica deve essere passione, perché è l’unico mezzo che nobilita l’uomo quando è esercitata con correttezza e profondo senso dell’etica”. Lui, il socialista “di ferro”, alla breve ed intensa malattia non si è piegato: dal male è stato spezzato, senza un lamento. Ha aspettato la morte con quell’aria da eterno e indocile ragazzino, quasi con aria di sfida, la stessa con la quale l’aveva affrontata negli anni perigliosi di guerra e, successivamente, in quelli esaltanti e tragici della ricostruzione, delle lotte contadine, dei morti ammazzati per il lavoro. Ai funerali, officiati ieri pomeriggio nella cattedrale di San Michele Arcangelo, c’era un gran mare di gente a salutare il “socialista di Dio”, spirato con il vangelo in mano. Ti sia lieve la terra “Zio Micuzzo”.

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