LABORATORIO ANALISI DELL’EX OSPEDALE: L’A.S.P. VUOLE FARLO CHIUDERE.

( “Il Crotonese” 6.7.13) di Maria Scorpiniti Un incontro urgente al Direttore Generale dell’Asp di Cosenza, dottor Gianfranco Scarpelli, è stato chiesto dal sindaco di Cariati Filippo Sero per un confronto sulla riduzione dei servizi presso il laboratorio di analisi di Cariati. “Una situazione che oltre a creare un forte disagio all’utenza – afferma Sero nella richiesta, inviata il 4 luglio scorso ai vertici dell’Azienda Provinciale – provoca un plausibile allarme sociale, dato anche l’aumento della popolazione servita per la stagione turistica in corso”. Da circa dieci giorni, al laboratorio di Cariati viene impedito di effettuare esami di Microbiologia, con grave ricaduta sull’efficienza del reparto di dialisi, che devono essere dirottati su Rossano. “È forte l’impressione, scrive ancora il primo cittadino, che il ridimensionamento del servizio sia dovuto ad atteggiamenti riconducibili alla Dirigenza medica tesi alla sostanziale chiusura del laboratorio in contrasto con gli atti di pianificazione regionale ed aziendale che prevedono la conversione dell’Ospedale di Cariati in Capt. Un atteggiamento, prosegue l’avvocato Sero, del tutto arbitrario ed illegittimo che, ancor prima del necessario confronto con il DG, sento di dover denunciare all’opinione pubblica”. In effetti, dicono i bene informati, la volontà è di chiudere definitivamente, in barba alle promesse da marinaio, messe nero su bianco dinanzi al Prefetto, seguite al clamoroso sciopero dei cittadini del comprensorio di due anni addietro. L’intento sarebbe di ridurre il numero delle prestazioni di Cariati ed arrivare, automaticamente, alla chiusura del servizio. Lo stillicidio annunciato del laboratorio analisi, iniziato circa un anno fa con il blocco degli esami di allergologia e la riduzione drastica del personale da sette a quattro, sta seguendo quello degli altri reparti: ostetricia e ginecologia, medicina, chirurgia, cardiologia e pediatria. Ancora, uno dei quattro dipendenti rimasti, il dottor Cataldo Formaro, ridimensionato anch’egli nel suo ruolo di responsabile, è costretto a coprire i turni di Rossano per dieci giorni al mese. Conseguenza: difficoltà a programmare le ferie e problemi a coprire i turni e le reperibilità quando qualcuno si ammala. Una fine impietosa per il “Cosentino”, fiore all’occhiello della sanità calabrese, dove in oltre trent’anni di attività non si è registrato un solo caso di malasanità. Una sonora sconfitta per il territorio e per la classe politica nostrana. Sembra che a nessuno interessi il disagio della popolazione, ormai in ginocchio, costretta a spostarsi anche per un semplice esame attraverso la pericolosissima Ss 106 e il mancato rispetto dei livelli minimi di assistenza previsti dalla legge, che solo la chimera dell’ospedale unico avrebbe potuto garantire. Una popolazione, quella del basso jonio cosentino, per la maggior parte anziana, specie nei paesi dell’entroterra dove i nuclei giovani hanno ripreso la strada dell’emigrazione. Per non parlare, soprattutto in questo periodo estivo, del sovraffollamento degli ospedali di Rossano e Corigliano che sono letteralmente presi d’assalto. La situazione, alquanto drammatica, ha provocato un atteggiamento di apatia e di totale sfiducia dei cariatesi verso le Istituzioni, ormai stanchi delle promesse mai mantenute e dei tanti, troppi “salvatori della patria”. La gente continua a chiedersi: dove sono i servizi alternativi promessi? “Confido che il Direttore Generale – è l’invito di Filippo Sero – con atti ed iniziative concrete, possa porre rimedio a tale situazione nell’interesse di una collettività, quella del basso Jonio cosentino, già fortemente penalizzata dalla chiusura dell’Ospedale di Cariati e che di fronte al perpetrarsi di ulteriori scippi finirebbe per perdere ogni residua fiducia nelle istituzioni”. Ma questo, ormai, sembra non importi più a nessuno.

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