GRANDE PARTECIPAZIONE A CARIATI PER L’ULTIMA CENA CON I GIOVANI E LA PROCESSIONE CITTADINA DEL VENERDÌ SANTO

I riti della Settimana Santa legati alla passione, morte e resurrezione di Cristo, richiamano ogni anno nelle parrocchie di Cariati tantissimi fedeli che vi partecipano con singolare devozione e raccoglimento, confermando una tradizione religiosa e culturale radicata e condivisa. Il Giovedì Santo, in una chiesa Cristo Re gremita, ha avuto come protagonisti indiscussi i giovani. Dodici ragazzi, individuati dal parroco don Mosè Cariati tra quelli che frequentano con assiduità l’Azione Cattolica presieduta da Peppino Grillo, hanno impersonato gli apostoli per la consueta lavanda dei piedi. La scelta dei Dodici non è stata casuale, come lo stesso don Mosè ha spiegato nel corso della celebrazione. “Il 2012 nella nostra diocesi è l’anno dei giovani – ha detto il sacerdote – e la Chiesa italiana ha voluto dedicare i prossimi dieci anni proprio alla sfida educativa: è il segno di una particolare attenzione, nella nostra azione pastorale, alla formazione di coloro che saranno i cittadini di domani”. Don Mosè ha anche parlato delle problematiche dell’universo giovanile, dovute alla crisi della famiglia moderna e della società, auspicando un futuro in cui sia garantito a tutti il lavoro, punto di partenza “indispensabile a creare una famiglia e vivere una vita dignitosa”; infine, ha rivolto un accorato appello a chi ne ha la responsabilità, quello, cioè, di concentrare la maggior parte degli sforzi nella creazione di posti di lavoro e di nuove opportunità per i giovani. Un altro partecipato appuntamento è stato quello del Venerdì della Passione. Dalla cattedrale del borgo antico, intitolata a San Michele Arcangelo, dopo la cosiddetta “mezza messa” e la predicazione di un padre passionista, è partita la Via Crucis interparrocchiale con la tradizionale processione con l’effige del Cristo Morto seguita dalla Madonna Addolorata. Questo è il momento che riunisce insieme le tre parrocchie di Cariati (Cattedrale, S. Maria delle Grazie e Cristo Re) con i rispettivi parroci: mons. Angelo Pisani, don Pino Mustaro e don Mosè Cariati. Il corteo ha attraversato il Centro Storico, scendendo poi alla marina. In alcuni tratti, le croci luminose indicavano le varie “stazioni” del sacro percorso. Un’usanza antica e suggestiva, che quest’anno si è rinnovata, è quella di vestire le bambine come la Madonna addolorata, e cioè con un abito nero ricamato in oro; prima della processione, si è anche ripetuto il rito di radunarle sull’altare per invocare su di esse la benedizione e la protezione della Madre di Dio. Con la stessa fede e lo stesso fine, molte madri, nonne, zie hanno rinnovato la consuetudine di mettere le bambine e le ragazze “sotto il manto” di Maria, nei momenti precedenti all’uscita del sacro corteo. Da sottolineare la devozione con cui la gente ha partecipato ai patimenti di Cristo, particolarmente intensa nell’allestimento dei “sepolcri” nelle chiesette seicentesche di Sant’Antonio, dell’Annunziata e della Trinità, sempre nel borgo antico. Secondo la tradizione, ogni sepolcro viene adornato con cura dagli abitanti dei rispettivi rioni con i “laureddi”, i germogli di alcuni semi messi a dimora molti giorni prima e decorati con fiori primaverili, come gelsomini e margherite, e nastri colorati; al centro viene deposta una croce con l’immagine del Cristo morto, adagiata su cuscini ricamati, che le donne anziane vegliano per tutta la notte fra canti e lamenti in dialetto, tramandati da una tradizione orale antichissima.

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