FUTURO GIURASSICO: L’OSSIMORO DI PIAZZA CADUTI DI NĀṢIRIYYA!

L'installazione preistorica divide la città. Ma la vera domanda resta un'altra: stiamo costruendo una visione o collezionando attrazioni estive?

Corigliano-Rossano: Uno "Styracosaurus" (il cui nome significa "lucertola fornita di punte", sul Lido Sant'Angelo

Antonio Loiacono

Ci sono immagini che valgono più di un convegno sullo sviluppo territoriale. Più di una relazione tecnica. Più di un masterplan illustrato con slide colorate e parole inglesi.

Una di queste immagini oggi si trova in Piazza Caduti di Nāṣiriyya, sul lungomare di Sant’Angelo, a Corigliano-Rossano.

Da una parte il mare che guarda all’orizzonte. Dall’altra i dinosauri.

In mezzo, noi!

È difficile immaginare un ossimoro più efficace. Da anni il dibattito pubblico locale è costellato di termini come innovazione, rilancio, sostenibilità, marketing territoriale, rigenerazione urbana, turismo esperienziale. Poi, all’improvviso, compaiono giganteschi rettili del Giurassico e conquistano il centro della scena.

Il futuro incontra la preistoria. O forse la preistoria incontra il futuro.

Dipende dai punti di vista.

L’arrivo dei dinosauri ha avuto comunque un merito innegabile: ha riacceso il dibattito cittadino. In poche ore i social network si sono trasformati in un grande parco paleontologico digitale. Esperti improvvisati di urbanistica, turismo, zoologia estinta e allestimenti scenografici hanno animato discussioni degne delle migliori campagne elettorali.

I favorevoli vedono nell’iniziativa un’attrazione simpatica, capace di incuriosire i visitatori e animare il lungomare.

I contrari leggono invece l’installazione come l’ennesimo simbolo di una progettualità che fatica a distinguere tra una visione di lungo periodo e una trovata stagionale.

Nel mezzo, come sempre, c’è una maggioranza silenziosa che fotografa il T-Rex e va al mare.

A ben vedere, però, l’idea potrebbe avere radici lontane. Nell’aprile del 2024 il Cinema Teatro Metropol ospitò il “Dinosaurlive”, il grande spettacolo itinerante che portò a Corigliano-Rossano sette dinosauri animatronici a grandezza naturale. Per qualche ora il pubblico venne catapultato nel Mesozoico tra T-Rex, esploratori e missioni di salvataggio preistoriche. Chissà che qualcuno non ne sia rimasto talmente affascinato da maturare una convinzione destinata a lasciare il segno: se i dinosauri funzionano per un pomeriggio, perché non provare a trasformarli in un elemento permanente del paesaggio urbano?

Naturalmente è solo una suggestione satirica. O forse no.

La verità è che i dinosauri non hanno alcuna colpa.

Anzi.

Osservandoli bene, sembrano quasi i personaggi più coerenti dell’intera vicenda!

Non promettono rivoluzioni. Non annunciano cambiamenti epocali. Non organizzano conferenze stampa. Non parlano di svolte storiche.

Stanno semplicemente lì. Fanno i dinosauri. E lo fanno egregiamente.

Forse è proprio questa sincerità a renderli così apprezzabili.

Perché il punto non è la presenza dei dinosauri. Il punto è ciò che la loro presenza racconta involontariamente.

Da anni le comunità locali si interrogano sul proprio futuro. Sul modo di rendere attrattivi i territori, di valorizzare le risorse naturali, di creare occasioni di crescita economica e culturale.

Domande complesse.

Domande che richiedono tempo, visione e una certa capacità di guardare oltre la stagione balneare.

Poi però accade che il dibattito pubblico finisca per concentrarsi sull’altezza di un Velociraptor o sull’espressione di un Triceratopo.

E allora il Giurassico smette di essere un’epoca geologica e diventa una categoria dello spirito.

Forse è per questo che i dinosauri sembrano così perfettamente integrati nel paesaggio. Hanno trovato un ambiente familiare.

Anche loro conoscono le ere lunghissime. Le attese interminabili. Le evoluzioni lente. Molto lente.

Talmente lente da sembrare immobili.

Nel frattempo il mondo continua a correre.

Parla di città intelligenti, intelligenza artificiale, mobilità sostenibile, transizione ecologica, nuovi modelli turistici.

Noi discutiamo della dentatura di un T-Rex.

Che, se non altro, è un tema sul quale non esistono particolari divisioni ideologiche.

Eppure la satira più feroce non nasce dall’installazione. Nasce dal contrasto.

Da quell’ossimoro perfetto che oggi abita Piazza Caduti di Nāṣiriyya: futuro e Giurassico. Innovazione e preistoria. Visione e scenografia. Programmazione e improvvisazione.

Parole che convivono nello stesso spazio e che finiscono per raccontare molto più di quanto forse si volesse raccontare.

Intanto i dinosauri restano lì.

Guardano il mare. Guardano i passanti. Guardano i social. Guardano la politica. E probabilmente si sentono rassicurati.

Perché dopo milioni di anni trascorsi nei libri di storia, hanno finalmente trovato un luogo dove il Giurassico non appare affatto fuori tempo.

Anzi.

Sembra perfettamente contemporaneo!

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