FONDAZIONE “CASA DI RIPOSO SANTA MARIA”

FONDAZIONE “CASA DI RIPOSO SANTA MARIA” CURIA ARCIVESCOVILE DI ROSSANO-CARIATI A seguito della manifestazione organizzata dal sindacato SdL-USB, tenutasi a Rossano la notte del 24 dicembre u.s., il Consiglio di Amministrazione della Fondazione “Casa di riposo per anziani Santa Maria” di Bocchigliero, unitamente alla Curia Arcivescovile, ritiene doveroso puntualizzare quanto segue: 1. Si riafferma, ancora una volta, che la Fondazione è autonoma nella gestione della Struttura della Casa di Riposo. Il Vescovo e la Curia diocesana non hanno nessun ruolo dirigenziale, amministrativo e di responsabilità legale o di controllo della struttura stessa. L’esigenza di questa ulteriore puntualizzazione è dettata, soprattutto, dal malcelato tentativo, messo in atto dalle manifestazioni indette dal SdL-USB nei giorni scorsi, nelle quali si tenta di far risultare la Diocesi, e in qualche modo l’Arcivescovo, come controparte dei dipendenti nelle loro, pur legittime, preoccupazioni. 2. Ancora una volta sembra opportuno ribadire che lo Statuto della Fondazione, risalente a prima del 2002, assegna al Vescovo pro-tempore di Rossano il mero compito di nominare 2 membri nel Consiglio di Amministrazione per ogni quinquennio. Affermare questo non significa, come qualcuno ha malevolmente sostenuto, lavarsi le mani dalle responsabilità; il fatto che nell’attuale Consiglio i membri designati dall’Arcivescovo siano 2 sacerdoti con responsabilità diocesane dimostra la preoccupazione della Diocesi per la difficile situazione della fondazione (che risale a prima del 2002, nonostante lo strano silenzio che è calato su quegli anni precedenti) per favorirne la soluzione e assicurare sostegno ad ogni positiva iniziativa. 3. Già al momento del suo insediamento l’attuale Consiglio di Amministrazione ha dovuto prendere atto del grosso debito accumulatosi negli anni e causato, soprattutto, da un bilancio annuo passivo dovuto ad un eccessivo numero di dipendenti rispetto agli anziani accolti nella struttura, nonché all’applicazione di un oneroso contratto di lavoro, molto più alto rispetto a quello applicato da altre strutture similari. In quel momento la via di soluzione più immediata sarebbe stata quella di ricorrere al licenziamento delle unità in esubero, all’adeguamento di un più equo stipendio, se non addirittura il ricorso all’istanza di fallimento. 4. Gli stipendi arretrati dei dipendenti, accumulatisi nel corso di alcuni decenni, vanno certamente garantiti (e il piano di rientro prevedeva una risposta a questo problema) ma non possono essere usati in modo strumentale fornendo informazioni fuorvianti; gli organi di stampa in questi giorni parlano di una situazione nella quale i dipendenti da 50 mesi (ossia da 4 anni) non riceverebbero lo stipendio. Ciò è evidentemente falso e richiede una smentita. Da quando questo Consiglio di Amministrazione si è insediato ha cercato di garantire sempre, nonostante il pesante peso debitorio, il pagamento degli stipendi correnti. I mancati pagamenti di questi ultimi mesi sono dovuti alla mancata erogazione delle rette dovute dalla Regione Calabria. Come è a tutti noto, la Regione sta portando avanti un delicato piano di risanamento dei bilanci della Sanità è ciò ha determinato questa situazione temporanea che coinvolge tutte le Case di Riposo; tutte le strutture sanitarie private, infatti, non riescono a garantire ai dipendenti la puntualità nel pagamento degli stipendi. È chiaro, perciò, che finché la Regione non riprenderà ad erogare le Rette previste non sarà possibile garantire gli stipendi correnti. 5. Su sollecitazione dell’Arcivescovo e con il sostegno del Sig. Prefetto della Provincia di Cosenza, la Fondazione e le Organizzazioni Sindacali, sin dall’insediamento del nuovo consiglio di Amministrazione (creato in coincidenza con l’arrivo dell’attuale Arcivescovo) hanno cercato di trovare una soluzione concordata con la quale si potesse garantire a tutti il posto di lavoro, una retribuzione regolare, e il recupero degli stipendi arretrati non pagati, unitamente al pagamento del debito verso gli Enti (INPS ed Equitalia). 6. Per raggiungere questo obiettivo sono state percorse diverse strade quali: a) unificazione della struttura con due grosse cooperative regionali operanti nel settore; b) cessione della struttura a Enti o ad una società privata che si occupasse di ripianare i debiti pregressi. Con tristezza bisogna riconoscere che ogni qualvolta sembrava che quelle trattative potessero giungere ad una conclusione subentrava puntualmente un veto, insieme a richieste di pignoramenti da parte di vari dipendenti, in modo da vanificare ogni sforzo. 7. Dopo i tanti accordi, falliti a causa dell’opposizione dei dipendenti, in questo ultimo periodo si è dato mandato ad esperti legali e commercialisti affinché fosse predisposto un piano di rientro dal grave peso debitorio che minaccia la sussistenza della Fondazione. Il piano prevedeva un accordo con i vari creditori quali: INPS, Equitalia e dipendenti. Negli ultimi mesi il piano sembrava potesse andare in porto; infatti, alla fine di novembre, esso è stato depositato presso l’INPS. Successivamente il suddetto piano di rientro, dopo la chiarificazione di alcuni punti, sarebbe stato depositato presso Equitalia, e infine si sarebbe dovuto trovare un accordo con i dipendenti. Dopo lunghe trattative sembrava giunto finalmente l’assenso anche da parte dei dipendenti; infatti, nella riunione tra il Consiglio di Amministrazione della Fondazione e i rappresentati sindacali, tenutasi il 3 dicembre u.s., veniva accolta l’istanza avanzata dal delegato regionale del SdL-USB alla presenza dei delegati aziendali (CGIL, CISL ed SdL), accordo al quale sarebbe dovuta seguire l’approvazione dei dipendenti. I dipendenti, invece, hanno rifiutato l’accordo protestando contro di esso nella manifestazione dell’8 dicembre; a quella protesta è seguita la manifestazione del 24 dicembre u.s. dalle quali, tuttavia, non è emersa alcuna proposta ragionevole. Il mancato accordo ha fatto saltare la presentazione di quel piano di rientro, atto che avrebbe garantito il blocco di ogni ingiunzione di pignoramento, permettendo così l’utilizzo delle somme per il pagamento di vari stipendi. 8. Il fatto che, diversamente da quanto concordato in sede di riunioni con le rappresentanze sindacali, vari dipendenti abbiano scelto vie diverse e personali per la soluzione della propria situazione, faceva trasparire un dissenso su quanto si operava per una definitiva soluzione, così come l’esposto dei dipendenti cui è seguito un procedimento giudiziario in atto (del quale si fa menzione su un quotidiano locale del 27 dicembre u.s.) testimonia una mancanza di fiducia verso l’operato del Consiglio di Amministrazione. 9. Di fronte a questi atteggiamenti il Consiglio di Amministrazione, nella seduta del 22 dicembre u.s., all’unanimità ha determinato di affidare ai propri consulenti ogni trattativa e di percorrere ogni possibilità per la definitiva, completa e ravvicinata soluzione della problematica, facendo ricorso ad ogni via prevista dagli ordinamenti di legge.

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