CONVEGNO: COMPLESSO DEL DISSECCAMENTO RAPIDO DELL’OLIVO E XYLELLA FASTIDIOSA. RISCHI E PERICOLI PER L’OLIVICOLTURA CALABRESE

È stato egli ultimi mesi uno degli argomenti più dibattuti in Puglia (e da poco anche a livello nazionale), un problema serio che rischia di diffondersi a macchia d’olio in tutta Italia e anche in Europa. Un’epidemia di gravissime proporzioni che potrebbe mettere in ginocchio il comparto agricolo nazionale. Siamo nel 2013 quando alcuni agronomi iniziano a parlare di Xylella fastidiosa e di come questo batterio possa aver favorito il disseccamento degli alberi. Qualcuno oggi asserisce che la colpa sia stata di vivaisti che hanno importato piante dal Costarica in cui era presente il batterio. Per tutto il 2013 e il 2014 l’interesse politico e minimo se non quasi assente. E siamo ai giorni nostri: la Francia decide di bloccare l’importazione di piante provenienti dalla Puglia se non corredate da adeguata documentazione. Misura cautelare saggia, certo. Ma a farne le spese sono i produttori locali: questa decisione porterà loro un danno economico e d’immagine incalcolabile. Dopo i saluti di Giorgio Le Pera Vice Presidente ADAF e della Consigliera CONAF Lina Pecora l’incontro è stato introdotto e moderato da Francesco Cufari, Presidente dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestale della provincia di Cosenza. “È Dottore Agronomo Francesco Cufari – un batterio – spiega il Presidente che agisce sugli ulivi determinando il disseccamento del fogliame dei rami fino alla morte completa della pianta. Gli interventi di contrasto e rallentamento alla diffusione di questa patogeno da quarantena necessitano di conoscenze e competenze che solo noi dottori agronomi e forestali abbiamo, per cui la nostre professionalità assumono un’importanza fondamentale per fronteggiare questa e tante altre emergenze fitosanitarie in collaborazione con gli Enti di ricerca e con il Servizio Fitosanitario Regionale. In tal senso emerge il ruolo primario del Consulente, Dottore Agronomo e Dottore Forestale, da affiancare all’imprenditore agricolo per garantire la più corretta gestione delle colture e dell’intero territorio”. Si è proseguito con le relazioni di Vito Nicola Savino, Ordinario di patologia vegetale presso l’Università di Bari, il quale ha affrontato il tema della lotta obbligatoria e le azioni di contenimento. Xylella fastidiosa, spiega il professore, è un batterio incluso nella lista degli organismi nocivi da quarantena dell’Unione europea che è stato riscontrato per la prima volta sul territorio comunitario. Considerato il rischio della sua diffusione a causa della sua pericolosità nei confronti di numerose specie vegetali coltivate e spontanee, questo ha innescato una serie di azioni comunitarie, nazionali e regionali atte ad eradicare il focolaio pugliese e a contenerne la diffusione sul territorio nazionale. “Cosa si dovrebbe fare a livello nazionale per evitare o limitare la diffusione di Xylella fastidiosa? – conclude Savino – attivazione della certificazione obbligatoria per le specie suscettibili alla infezioni di Xylella fastidiosa, attivazione di corsi obbligatori di formazione e/o di aggiornamento, con esami, per gli agenti e ispettori fitosanitari, attivazione di un piano organico di comunicazione per sensibilizzare oltre che gli operatori del comparto vivaistico, florovivaistico, frutticolo anche l’opinione pubblica, attivazione di un progetto di ricerca pluriennale coordinato con il coinvolgimento delle istituzioni scientifiche, reale interazione tra il Servizio Fitosanitario Nazionale, i Servizi Regionali, le Istituzioni scientifiche e l’Ordine professionale e infine il blocco reale della movimentazione delle piante dall’aria infetta e dalle zone delimitate verso le aree indenni” Ha continuato il dibattito Donato Boscia, Dirigente del CNR di Bari che ha illustrato le preoccupazioni future sul batterio. Osservata la vastissima superficie olivicola del territorio nazionale è evidente che Xylella fastidiosa, se sarà effettivamente dimostrato il suo coinvolgimento nella malattia del disseccamento rapido recentemente rinvenuta in Puglia, rappresenta attualmente l’organismo nocivo più pericoloso tra quelli a rischio di introduzione nel prossimo futuro. Considerando la vasta gamma di ospiti, i numerosi insetti vettori, il movimento globale di materiale di propagazione, tutte le misure di prevenzione nei confronti del patogeno devono essere rafforzate da altre azioni di profilassi in base all’esperienza dei paesi da più tempo invasi dal batterio. La lotta chimica curativa non è attuabile, quindi il controllo di Xylella fastidiosa si dovrà basare sulla prevenzione: impiego di varietà resistenti, pratiche colturali e di igiene appropriate, misure di lotta (chimica e/o biologica) contro gli insetti vettori. Tutti questi metodi, tuttavia, hanno avuto, nei paesi già invasi da Xylella fastidiosa, solo un parziale successo. Le ragioni di questi esiti parzialmente negativi sono numerose: Xylella fastidiosa è spesso asintomatica in molte piante ospiti, incluse molte specie di piante infestanti e piante ornamentali; gli insetti che possono fungere da vettori sono numerosi e generalmente polifagi, alcuni forse ancora sconosciuti. La stessa rimozione delle piante infette è certamente utile ma solo in parte perché l’infezione può diffondersi da zone limitrofe. Nelle aree contaminate dovranno comunque essere adottate misure di eradicazione, estirpazione di tutte le piante arboree infette, rimozione o devitalizzazione dell’apparato radicale e monitoraggio intensivo delle piante limitrofe. La Dott.ssa Veronica Vizzardi, ricercatrice del CRA Oli di Rende, ha illustrato le pratiche agronomiche per la prevenzione delle malattie fungine, batteriche e da fitofagi. Lo stress in particolare idrico, è spesso un fattore aggravante nella manifestazione dei sintomi nelle piante infettate da Xylella fastidiosa. Le pratiche colturali dovrebbero quindi essere orientate verso l’ottenimento di piante sane, ben coltivate e con una nutrizione adeguata. Il controllo poi delle popolazioni degli insetti vettori con mezzi biologici o chimici è una tecnica molto importante per rallentare la diffusione del batterio: possono essere impiegati insetticidi sistemici, ma anche di origine naturale, sostanze repellenti, come il caolino, ecc. La preoccupazione e le modalità predisposte per evitare o contenere l’ingresso della Xylella fastidiosa nella Regione Calabria sono state affrontate da Carmela Barbalace, Dirigente del Servizio 10, Dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari della Regione Calabria. La Dottoressa nella sua relazione, ha evidenziato tutte le differenze esistenti tra la regione Puglia e la Calabria, clima, orografia, cultivar e continuità che, come per altre emergenze, hanno fatto si che la loro diffusione avvenisse con modalità e intensità diverse. A conclusione dell’importantissimo evento, che ha visto partecipi oltre 200 persone tra tecnici del settore ed olivicoltori, c’è stata la presenza del Consigliere Regionale Mauro D’Acri che ha evidenziato sinergie fra tutti i soggetti che operano nel settore agricolo, davvero importanti, con proposte per risolvere le come importantissime siano le necessarie per raggiungere risultati diverse sensibilizzare alla prevenzione come ha fatto l’Ordine occasione. “Mi farò carico dunque di portare, problematiche e soprattutto per degli Agronomi anche in questa nelle sedi competenti, quanto scaturito da questo convegno nell’ottica di una prevenzione efficace per i territori calabresi” Consigliere regionale. – ha concluso il Consigliere regionale.

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