C’ERA UNA VOLTA IN CALABRIA

C’ERA UNA VOLTA IN CALABRIA una realtà economica e sociale dedita all’agricoltura che dignitosamente viveva e prosperava. C’è, a tutt’oggi, una realtà economica e sociale il cui potenziale, ancora inespresso, è sempre più trascurato man mano che aumenta il peso del settore agroalimentare biologico su scala internazionale. E’ nota la difficoltà con la quale viene riconosciuta, in campo europeo, la specificità dei territori all’individuazione del marchio DOP, del quale l’Italia, con la varietà che la natura le ha donato, detiene un primato osteggiato dalla potente industria alimentare ; in questo la Calabria è stata fortemente penalizzata da un’atavica sottovalutazione dell’ambito internazionale in cui poteva giocare il proprio sviluppo, bloccata nella propria autostima da una classe dirigente inetta. E’ nota l’incapacità strutturale della nostra Regione a produrre per l’esportazione, un’attitudine che ci vede agli ultimi posti tra le regioni d’Italia. Ebbene, la più inetta e meschina tra le classi dirigenti locali che questa terra, oggi, ha la sfortuna di ritrovarsi, incapace di dare una legislazione decente nei campi che contraddistinguono una società civile ed efficiente, riesce sempre a stupire in negativo per il suo opportunismo. Non solo è evidente, dalle montagne di rifiuti che assediano i nostri centri urbani, il fallimento del perseguimento di un modello di gestione del ciclo dei rifiuti miope ed ormai fuorilegge ma, addirittura, le articolazioni amministrative (il Dipartimento regionale di politiche dell’ambiente, nella fattispecie) che dovrebbero essere a presidio degli interessi del popolo calabrese ne uccidono, in un folle autolesionismo, le speranze. Come può essere diversamente catalogata l’azione regionale diretta al declassamento del territorio comunale di Scala Coeli, riconosciuto nell’ambito della Comunità Europea, idoneo ad essere inserito nel marchio DOP dell’olio extravergine di oliva “Bruzio” (menzione geografica”Colline Joniche Presilane”) e delle coltivazioni praticate con il metodo dell’agricoltura biologica, assegnato a seguito di una lunga istruttoria, cui partecipano il Ministero delle politiche agricole e la Comunità europea ? Come deve essere giudicata la pratica delle discariche attuata dalla Regione Calabria, fossi immondi in cui viene riversato in modo surrettizio – grazie ad autorizzazioni che invece di costituire momento di controllo sanciscono l’abuso del potere a sospetto vantaggio di spregiudicate entità economiche – ogni veleno dedito alla distruzione, consapevole o eventuale,del territorio calabrese ? La conclusione è che una terra che potrebbe costituire un modello di sviluppo sostenibile, per le eccellenze che il suo territorio dovrebbe esprimere, vede lentamente agonizzare le sue aspirazioni nel consolidamento di una misera gestione locale del potere. Ho depositato a Roma, presso il Senato della Repubblica un atto di sindacato ispettivo (il n. 4-00440 pubblicato il 27 giugno scorso) : qualcuno dovrà rispondere al popolo calabrese, prima che a me… Francesco Molinari – M5S

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