Viva le ONG. Ma viva anche il ministro Minniti.

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Criticatemi pure, ma io sto con Minniti. I miei ventiquattro lettori lo sanno quanto io detesti il razzismo, sotto qualunque forma e in qualunque modo esso si manifesti (essendone stato anche vittima, sia pure in forma blanda, da meridionale emigrato in centro Italia), e sanno quanto sia avverso agli atteggiamenti pregiudizialmente ostili ai migranti: sanno che agli odiatori di professione, quelli che parlano di “invasione di migranti” o peggio “di negri”, e che blaterano di “malattie che questa gente ci porta” e di “terroristi che sbarcano dai barconi”, ho ripetutamente rammentato che anche noi italiani siamo stati emigranti, che anche noi siamo stati odiati e disprezzati, e che chi affronta su gommoni e barconi inadeguati e sovraffollati una traversata pericolosa, con conseguenze spesso tragiche, non lo fa per far dispetto a noi, ma per sfuggire a guerra, fame, miseria, sfruttamento e disperazione.

Per questo ho sempre guardato con rispetto e ammirazione all’opera delle ONG, che generosamente si impegnano per impedire che le traversate di quei disgraziati si concludano con ecatombi in mare di donne, uomini e bambini; e non presto nessun credito alle insinuazioni di chi immagina che ci siano chissà quali intrallazzi dietro le loro attività nel Mediterraneo.

Però è anche vero che a un certo momento sorge spontaneo un quesito: come mai tutte queste ONG, che generosamente arrivano da tutto il mondo e noleggiano navi per soccorrere i migranti, pur se i soccorsi hanno luogo in acque internazionali, poi vengono a depositare il loro carico umano sempre, soltanto ed esclusivamente nei porti italiani? Le ONG, oltre che italiane, sono tedesche, francesi, spagnole: arrivano da un po’ dappertutto. Come mai non si prendono la pena di fare rotta anche verso Marsiglia, Nizza, Maiorca, Barcellona, Malta (per tacere di Tunisi)?

D’accordo, i porti italiani sono più vicini di quelli che ho citato. Ma data la grande carica di umanità che le anima, e considerato che l’Europa ha blindato le frontiere orientali e meridionali e regala miliardi di euro alla Turchia per frenare i flussi da quella parte ma all’Italia regala solo pacche sulle spalle e buone parole (e spesso parole meno che buone), forse le ONG dovrebbero riflettere anche sull’opportunità di distribuire in modo più equo il loro dolente carico umano: eviterebbero il lievitare di razzismi in un’Italia che, volente o nolente, si vede trasformare nel punto di raccolta di tutte le sofferenze dell’Africa e del Medio Oriente.

I migranti vanno salvati e vanno assistiti, questo è sacrosanto: ma, care e generose ONG, visto che fate trenta, fate trentuno: riempite di più le vostre cambuse, e quando soccorrete un barcone o un gommone, poi allungate un po’ la rotta e dirigetevi anche verso qualche altro porto del Mediterraneo. Sarà interessante, peraltro, vedere come reagiranno le autorità dei Paesi ove approderete.

Perché essere generosi è bello e utile e doveroso; ma sarebbe bello anche che le ONG spingessero i loro Paesi a condividere con l’Italia il peso di questa generosità.

Giuseppe Riccardo Festa

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