Testimonianze letterarie sulla devozione al santo “venuto dal mare” e ricordi della festa nei primi anni del secondo dopoguerra

Nel giorno della  Sua “festa” pubblichiamo un canto popolare in dialetto cariatese e una preghiera a San Cataldo,  scritta dal Vescovo Faggiano (1936-1956)

 di Franco e Romano LIGUORI, storici

Oggi che è la festività del nostro santo protettore, ci piace, dopo l’excursus storico pubblicato ieri sulla diffusione del suo culto a Cariati, soffermarci su altri aspetti della plurisecolare e molto sentita devozione al santo irlandese da parte dei Cariatesi. Attorno alla figura di San Cataldo, protettore di Cariati, si è sviluppata anche una notevole produzione di composizioni letterarie, come canti, inni e preghiere, che pochi conoscono e che sarebbe interessante divulgare tra la nostra gente, e, in special modo, tra i giovani e i ragazzi delle nostre scuole, perché rappresentano certamente una parte importante del  patrimonio identitario e culturale, oltre che religioso, della nostra comunità, insieme alle tradizioni come la preparazione dei “maji” o delle “cudduredde” ricoperte di zucchero, tipiche della festa di San Cataldo, o la vendita all’incanto di animali (pecore, vitelli, agnelli e galline ) per destinarne il ricavato al santo. Abbiamo scelto due componimenti in particolare: un canto popolare in dialetto cariatese, che ricorda la “venuta da Taranto” del nostro santo protettore e il suo “innamoramento per Cariati” al punto da farsene “sindaco” e “prendersi le chiavi del paese”.

L’altro è una preghiera, scritta da uno dei vescovi più amati dai Cariatesi, mons. Eugenio Raffaele Faggiano (originario della provincia di Lecce, dove la devozione a San Cataldo è molto sentita), che governò la nostra Diocesi dal 1936 al 1956, e sotto il cui episcopato la festa di San Cataldo toccò i momenti più alti della sua storia, per la magnificenza e la solennità con cui veniva celebrata. Ci piace ricordare che sul Vescovo Faggiano è in corso il processo di canonizzazione, iniziato a Cariati nel novembre del 1987, dopo aver accertato le sue eccezionali qualità umane e le sue doti di umile e santo pastore. Il vescovo Giuseppe Agostino, che resse anche lui, per un breve periodo (1974-1979),la Diocesi di Cariati, così ne scrisse: “Fu uomo di preghiera, di penitenza, di povertà, di carità. Questi non furono in lui atteggiamenti pietistici,formali, ma segni di un’umanità forte radicata in Gesù Cristo, e in Lui creatrice di storia nuova”. La seconda parte del ventennale (1936-1956) episcopato del vescovo Faggiano coincide con il periodo della ricostruzione dell’Italia uscita dalla guerra e desiderosa di dimenticare gli anni difficili del regime fascista e della guerra, che tanti lutti portò anche a Cariati. Siamo alla fine degli anni Quaranta, nel primo quinquennio degli anni Cinquanta. In quel periodo si collocano gli “anni d’oro” della festa di San Cataldo, che quelli che erano ragazzi a quell’epoca ricordano con tenerezza e un po’ di nostalgia : l’interno della Cattedrale riccamente parato a festa con luminosi drappi colorati, il corso XX Settembre adornato da artistiche illuminazioni, che al posto delle semplici lampadine, avevano dei veri e propri “lampadari”, le due serate di concerto di musica classica sulla piazzetta Plebiscito, ad opera di eccellenti bande musicali provenienti per lo più dalla Puglia; le tantissime bancarelle dei “mustazzolari” di Soriano  e di numerosi altri commercianti ambulanti che esponevano sulla strada le loro mercanzie, e, poi, l’affollatissima processione per le viuzze del borgo, insieme al Vescovo,dopo il solenne pontificale in cattedrale. E, quindi, i potenti fuochi d’artificio al Ponte e la discesa alla Marina, verso la cappella del santo in riva al mare, dove c’era una seconda “festa”, animata dai numerosi “forestieri” che accorrevano da tutto il circondario. E, infine, il “pellegrinaggio”, per circa un mese, alla “cappella”, dove ci si recava  “a trovare San Cataldo” (così si usava dire!),  a pregarlo, a chiedere a Lui delle grazie. Pellegrinaggi religiosi, che avevano anche aspetti laici, come l’usanza di organizzare vicino alla chiesa, delle “scampagnate”, momenti, cioè, di svago e di consumazione di frugali colazioni al sacco tra famiglie amiche che si ritrovavano  per il piacere di stare insieme e godersi una bella giornata di sole al santuario di San Cataldo. E, infine, sul finire del mese di giugno, la “festa del ritorno” della statua di San Cataldo in cattedrale, con tanto di banda musicale e di nuova celebrazione religiosa con la partecipazione del Vescovo, del numeroso clero locale e di tanti fedeli.

Ed ecco le TESTIMONIANZE LETTERARIE di cui abbiamo detto all’inizio del nostro articolo:

Santu Catavru

Santu Catavru chi di Tarantu venisti

e di Cariati tinni ‘nnamurasti

‘mmenz’a a ddui vadduni ti mintisti,

i chiavi i ru paìsi ti piàsti.

Sinnicu e prutetturu ti facisti,

ppi sarvari l’anime che truvasti.

E mmò a nnui misiri tristi

Come lu bonu latrunu perdunasti.

 

(Oh San Cataldo che da Taranto sei venuto/ e di Cariati ti sei innamorato; /in mezzo a due torrenti ti mettesti,/ le chiavi del paese ti prendesti./ Ti facesti sindaco e protettore (della nostra Città) per salvare le anime che trovasti. Ed ora perdona noi poveri disgraziati così come perdonasti il buon ladrone )

 

PREGHIERA A S.CATALDO,SCRITTA DAL VESCOVO FAGGIANO

O potente e glorioso nostro protettore San Cataldo,

da quell’alto seggio di gloria, sul quale risplendete

per la vostra dottrina, e come Vescovo,e come Apostolo,

pietoso volgete lo sguardo su di noi, su le nostre famiglie,

su questa Città, devotamente supplicandovi, a far sì,

che quei santi ricordi, da Voi moribondo lasciati

al vostro gregge sono profondamente impressi nella nostra

memoria per non metterli giammai in dimenticanza

e siano anche scolpiti nel nostro cuore

onde con la Divina Grazia poterli eseguire.

Deh ! O Santo nostro Protettore, fate, che noi continuo

camminiamo per le vie del Signore, senza spaventarci

delle difficoltà che v’incontriamo.

Non permettete che gli eretici lupi rapaci vengano

a devastare questo gregge che vi venera per suo pastore.

Fate che siamo sempre docili

in ascoltare e fedeli nel praticare

le dottrine della S.Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

Fate che nelle nostre famiglie, nella nostra Città,

da per tutto, regni la pace

fondata sulla carità di Gesù Cristo,

affinchè noi ancora possiamo aspettare,

dopo questa vita mortale.

il solenne giorno della futura restaurazione. Così sia.

( Eugenio Raffaele, Vescovo di Cariati)

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Per approfondimenti sul culto di San Cataldo a Cariati,sotto il profilo letterario e antropologico:

Romano LIGUORI, ”Il culto di San Cataldo a Cariati tra storia e tradizione”, Rossano 2004;  Assunta SCORPINITI, “Cariati e la sua gente”, Cosenza 2002 ; Luigi RENZO, “Culti popolari in Calabria”, Cosenza 1993; Franco LIGUORI, “Invito a Cariati-Piccola guida turistica”,1993

 

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