Tempi difficili per il Capricorno

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Chissà cosa diceva nei giorni, anzi, nei mesi scorsi, l’oroscopo del capricorno, il segno zodiacale di Matteo Renzi? Dubito che prevedesse la bordata di schiaffoni che ultimamente gli sono arrivati un po’ da tutte le parti: prima da tre quarti dello schieramento politico, a causa dell’improvvida mozione anti-Visco alla Banca d’Italia, poi dall’apparentemente mansueto Paolo Gentiloni che lo stesso Visco, in barba alle sue indicazioni, ha proposto per la riconferma al ruolo di governatore, e poi ancora da Pietro Grasso che se n’è andato dal gruppo senatoriale del PD, sbattendo la porta e senza preoccuparsi se sbattendola la scardinava.

Matteo Renzi ha un terribile difetto che condivide con gli altri leader politici italiani, tutti preda della sindrome del profeta: lui, come Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Beppe Grillo, è convinto d’avere la verità in tasca; e come loro, se gli eventi prendono una piega diversa da quella che immaginava, ne distorce il senso e la direzione fino a convincersi che le cose vanno esattamente come lui crede. È così che è andata col disastro del referendum sulla riforma costituzionale: l’ha voluto, l’ha promosso, ha visto i sondaggi virare lentamente ma inesorabilmente verso la sconfitta, è comunque andato avanti a testa bassa, sognando improbabili rovesciamenti di fronte ed ha poi perso, ma quella sconfitta l’ha trasformata in una mezza vittoria (“il 40% degli elettori mi ha comunque dato ragione”), tanto da ricandidarsi poi alla segreteria del suo partito.

La segreteria l’ha conquistata, più che altro per mancanza di concorrenti, e subito si è dato da fare, riuscendoci, per spaccare il partito; poi ha perso le elezioni amministrative, consegnando agli avversari – grillini e di destra – molti capoluoghi e grossi centri già governati dal PD, ma comunque rivendicando una positività del voto che lui solo vedeva.

E poi s’è impegnato fino allo spasimo per riuscire a varare la nuova legge elettorale; c’è riuscito e paradossalmente, vincendo, ha incassato un ennesimo ceffone che ha forse segnato la sua definitiva rovina politica. In rotta di collisione col governo capeggiato dal suo stesso partito, affiancato da alleati scomodi e dubbiamente affidabili come Verdini e Alfano, osteggiato da tutta la sinistra, odiato dai grillini e usato da Berlusconi e Salvini, Matteo Renzi ha voluto una legge elettorale che premia i suoi avversari di destra (capaci di creare una coalizione mentre lui non lo è) senza peraltro garantire che dalle urne uscirà una maggioranza certa, ed ha anche costretto Gentiloni a impegnare la credibilità del governo in un progetto che in fondo non gli apparteneva. Insomma, un disastro su tutta la linea.

Ma possiamo giurare che Matteo Renzi continuerà a esibire sicurezza e ottimismo, trasformando in carezze tutti i ceffoni che ho appena elencato: è fatto così, e per certi versi è anche ammirevole. Comunque non so voi, miei affezionati ventiquattro lettori, ma io non vorrei essere nei suoi panni.

Cosa peraltro difficile, visto che lui è capricorno ma io, invece, sono ariete.

Giuseppe Riccardo Festa

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