SPAGNA: VINCE LA VOGLIA DI “NORMALITÀ”

E così nonostante la corruzione, nonostante la crisi e nonostante i sondaggi, in Spagna il PPE ottiene una quasi vittoria – un po’ meno quasi  e un po’ più vittoria della tornata precedente – anche a queste elezioni.

Dopo il flop col referendum inglese, anche in Spagna gli exit poll, che davano Podemos in vantaggio sui socialisti, confermano un’attendibilità a dir poco modesta. Quel che è sicuro è che per questo risultato positivo, anche se non del tutto soddisfacente, Rajoy deve ringraziare i pensionati inglesi che hanno votato contro l’UE, provocando il terremoto che sappiamo e spaventando, di pensionati, quelli spagnoli i quali, dovendo scegliere fra la voglia di cambiamento di Podemos e la promessa di continuità offerta dal Partido Popular, hanno optato per la seconda.

Il cerino è rimasto in mano al PSOE, che ulteriormente indebolito dal nuovo passaggio elettorale ora deve decidere se rifiutare o accettare di fare col PPE un governo di grande coalizione: se rifiuta siamo punto e da capo: toccherà votare ancora una volta, i moderati continueranno ad allontanarsi e il calo potrebbe diventare una frana;  ma se accetta sarà comunque subordinato a Rajoy, pur condividendo le responsabilità per l’azione del futuro governo e la frana, poi, ci sarebbe lo stesso. Insomma, la situazione gioca tutta a vantaggio del PPE, che però non è sicuro di riuscire a mettere in piedi un governo.

Difficile dire se il risultato di queste elezioni spagnole possa essere inteso come un sintomo di ciò che accadrà altrove, in Europa, quando a breve i cittadini saranno chiamati a eleggere nuovi parlamenti e nuovi presidenti: le condizioni sociali, politiche ed economiche della Spagna, che è anche agitata da numerose febbri indipendentiste, sono molto diverse da quelle della Francia e della Germania, i prossimi e importantissimi Paesi che chiameranno i propri cittadini alle urne.

Un discorso a parte merita l’Italia: noi voteremo a ottobre (salvo rinvii) al referendum per la famosa riforma costituzionale, che di fatto è un giudizio senza appello sul governo in carica. È probabile che Renzi, in questo risultato spagnolo, veda una piccola boccata d’ossigeno per le sue sempre più incerte prospettive future: in fondo, il suo PD ha molto più in comune col PPE di Rajoy che col PSOE di Sanchez. I moderati italiani, pur di evitare un salto nel buio, potrebbero ragionare come quelli spagnoli e consegnargli l’approvazione della sua riforma costituzionale.

Il PPE rappresenta la forza spagnola più legata alla tradizione, e il fatto che abbia guadagnato ben 14 seggi rispetto a sei mesi fa la dice lunga sulla voglia di “normalità” di tanta parte dei cittadini spagnoli. Su questa voglia di normalità dell’elettorato moderato spingeranno di sicuro, nei prossimi mesi, Hollande, Merkel e lo stesso Renzi. L’operazione avrà successo? Vattelappesca. La situazione è talmente fluida e incerta che qualunque ipotesi valida oggi rischia di essere smentita domani, e di fare flop proprio come gli exit poll inglesi e spagnoli.

Giuseppe Riccardo Festa

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