Senza Paura

Il loro rifugio d'amore, Francesco e Chiara, lo trovarono per caso

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Il loro rifugio d’amore, Francesco e Chiara, lo trovarono per caso. Mai l’avrebbero immaginato così. All’aperto e con il serio rischio di essere visti da tutti.

Siccome per loro “consumare” quella cosa lì era naturale e spontanea non badarono al resto. Non si fecero minimamente assalire dal timore di essere scoperti.

E seppure fossero stati notati non era un problema. Erano abbagliati dalle pulsioni dell’amore. Puro, intenso e giovanile. Non c’era tempo per pensare ad altro.

Occorreva solo ascoltare il cuore che chiamava rompendo ogni barriera. Non avevano smanie. Il desiderio era l’unico comando cui si sentivano di rispondere.

Non bisogna disperdere quei momenti tanto più spensierati. Ogni loro spicchio rappresentava un patrimonio di sensazioni, sentimenti, felicità, dolore, coraggio e tanto altro ancora.

“Fermati. Mettiamoci qui” disse quel giorno Francesco.

E Chiara si pietrificò lasciandosi andare tra le sue braccia.

Scollegati dal mondo. Immersi nelle loro effusioni. Un po’ impacciate per la loro giovane età, ma ricche d’amore e passione.

Quel luogo da quel giorno divenne la loro piccola dimora. Nel tempo conobbero di quel posto ogni rumore. Facendo i conti anche con il silenzio. Non avevamo per nulla paura. Non so se era una generosa incoscienza o la gran voglia di abbracciarsi in mille coccole.

Le stagioni si rinnovavano, ma per essi era sempre tutto uguale. Freddo, pioggia, vento e caldo erano sensazioni che non percepivamo.

Bastava uno sguardo per capire che avevano voglia di andare lì. Di rintanarsi nel loro sentimento. Si sentivano invisibili a chi passava anche se raramente.

Unico testimone del loro amore era il muro di tufo che si sbriciolava ogni qual volta si appoggiavano.

Tutto ciò dove?

Su delle scale di piperno affacciate su un panorama magistrale che era tutt’uno con il loro amore. Pulito e limpido come il mare sul quale si specchiavano i loro occhi.

Cosa è restato dopo di tutto questo? Una cosa vera come poche altre ce ne sono state più avanti. Volata via troppo presto, senza più ritorno. Troppo tardi per accorgersi del più più intimo piacere. Una voglia matta per riassaporare quel sostanziale ingenuità.

Nicola Campoli

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