SE TUTTO VA BENE SIAMO ROVINATI

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Certo che è un bel guazzabuglio.

Renzi insiste a dire che la “sua” riforma costituzionale è la panacea di ogni male mentre fior di giuristi, a partire da presidenti emeriti della Corte costituzionale, la definiscono, quando va bene, un pastrocchio mal concepito e peggio realizzato, tanto più in quanto l’effetto combinato della riforma e della legge elettorale, il cosiddetto “italicum”, finirà per consegnare al capo del Governo, se la riforma sarà approvata, non solo il potere esecutivo ma anche, di fatto, quello di scegliersi il Presidente della Repubblica, i giudici costituzionali e i membri laici del CSM di nomina parlamentare: addio equilibri, addio contrappesi: l’asso raccoglie tutto, tana libero tutti, fine della repubblica parlamentare e nascita di una repubblica presidenziale di fatto.

Il guazzabuglio si fa più intricato se si pensa che, al di là delle dichiarazioni di facciata, l’interesse a che i vincano al referendum di ottobre ce l’hanno in due: lo stesso Renzi, forse, e Beppe Grillo di sicuro.

Dico Renzi “forse” perché, allo stato attuale dei sondaggi, pare che il PD non sia poi così forte e che, se si votasse ora, la maggioranza relativa dei voti  – sufficiente col premio di maggioranza a prendere il controllo della Camera, e quindi dell’intero Paese – andrebbe al Movimento 5 Stelle: paradossalmente, dunque, ai grillini, che ufficialmente dicono che voteranno “No”, converrebbe votare sì; e, viceversa, a Renzi segretario del PD converrebbe la sconfitta di Renzi presidente del Consiglio, che ha legato il suo destino e quello del suo governo proprio al successo nel referendum e quindi all’approvazione della riforma. Non a caso, a questo proposito, da qualche giorno lo stesso Renzi ha alquanto sfumato le sue già perentorie affermazioni.

Certo, si sa che i sondaggi lasciano un po’ il tempo che trovano: ci ricordiamo tutti che alle ultime elezioni europee il M5S era dato per stravincente, ma poi le cose andarono diversamente. Ma l’Italia che, secondo l’Art. 1 della Costituzione, è una Repubblica fondata sul lavoro, in realtà è fondata sui sondaggi ed è su quelli che tutti i politici – da Renzi a Berlusconi, da Grillo alla Meloni – fondano le loro strategie. Cioè: tutti meno Stefano Fassina, poveretto, che ancora non s’è accorto che il XX secolo è finito, vive di nostalgie e, forte del suo zero virgola, sogna improbabili rivoluzioni marxiste. Ma a parte lui, tutti gli altri, la mattina, per prima cosa leggono non più l’oroscopo ma il sondaggio più recente.  Chissà che la prossima riforma costituzionale non ne prenda atto? Tanto, pastrocchio più o pastrocchio meno…

Aspettiamo, a proposito, l’esito delle elezioni comunali che come al solito tutti vinceranno perché ognuno metterà in evidenza gli aspetti per lui positivi, come dice Ron nella sua canzone Una città per cantare: “raccontare dei successi e dei fischi non parlarne mai”. La Raggi vincerà probabilmente a Roma, Fassino forse, ma solo al secondo turno, a Torino, a Napoli boh, a Milano chi lo sa…

Intanto, a dimostrazione che al peggio non c’è mai fine e che se l’Italia piange il resto del mondo non ride (ma la cosa consola ben poco), l’Inghilterra ha una gran voglia di nostalgie imperiali, patetiche quanto tardive, e rischia di sfasciare l’Europa; la Francia vive un altro paradosso, con un presidente socialista che vuole ad ogni costo una legge sul lavoro che farebbe sorridere i più sfegatati liberisti, e gli USA vogliono ripetere in grande, con Trump, i fasti dell’italico berlusconismo. Per non parlare della Turchia, dei barconi dei migranti, dell’ISIS, della Siria…

Non so voi, ma a me viene una gran voglia di gridare la famosa frase, ormai frusta ma tanto vera: Fermate il mondo, voglio scendere!

Giuseppe Riccardo Festa

 

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