Se il generale è spergiuro

Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni

Questa è la formula del giuramento col quale i militari di ogni ordine e grado, inclusi ovviamente i generali dei Carabinieri, si impegnano solennemente a rispettare la Repubblica, la sua Costituzione, le sue leggi e le sue istituzioni. Questo giuramento viene formulato in forma collettiva dagli allievi e ripetuto in modo solenne, individualmente e sottoscrivendo un atto formale, dagli ufficiali e dai sottufficiali quando entrano nel grado. Lo stesso fanno anche i ministri e i sottosegretari di Stato quando entrano in carica.

Il fatto di cessare dal servizio, in particolare per gli ufficiali generali, non implica lo scioglimento dal vincolo che si assume con il giuramento. I generali, infatti, restano tali anche quando vanno in pensione: non vanno infatti a riposo, ma passano nella riserva, e potrebbero essere richiamati in servizio in qualunque momento.

Di tutto questo, evidentemente, il generale Antonio Pappalardo ha perso memoria nel momento in cui, dismessa l’uniforme e i galloni, ha deciso di trasformarsi in capopopolo, o per meglio dire capopopolino: il diminutivo è d’obbligo, viste la natura e la quantità dei suoi seguaci.

Il generale capopopolino che invoca il ritorno alla lira, che voleva arrestare il Presidente Mattarella, che nega l’esistenza della pandemia in atto e che rifiuta l’uso delle mascherine protettive, in spregio al suo giuramento calpesta Costituzione, Istituzioni e leggi.

La sua figura, in fondo tragicamente comica e ridicola, farebbe sorridere, se non fosse che il suo comportamento incita alla ribellione e rischia di rallentare, se non di vanificare, il processo di rientro dalla pandemia di covid-19.

Non che in Italia manchino altre figure, ugualmente tragiche, comiche e ridicole, come certi senatori ex ministri che evocano marce su Roma o altri, ex capi di Governo, che si rimangiano la parola quando si tratta di mandare a processo l’ex ministro cui ho appena alluso, o certe deputate che prima sparano ad alzo zero contro la Comunità Europea e poi si attribuiscono il merito degli interventi di sostegno promossi da quella stessa Comunità Europea.

Ma un generale dei Carabinieri spergiuro suscita più malessere e tristezza di quanta ne suscitino i politici: ai giri di valzer e alle rodomontate di questi ultimi, purtroppo, ci siamo avvezzi.

Dai generali dei carabinieri, in servizio o della riserva, ci aspetteremmo invece un esempio di coerenza, compostezza e dignità.

E invece ci tocca vederne uno che fa lo sbruffone, vestito da barista Aperol, mentre prende a calci la Costituzione, le istituzioni e le leggi dello Stato e calpesta il suo giuramento di fedeltà alla Repubblica.  

Giuseppe Riccardo Festa

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