Salvare Venezia

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Non me ne potrebbe importare di meno di Zaia, di Galan, di Salvini e di tutte le loro stupidaggini isolazioniste. Non mi interessa che siano tanti, tantissimi, troppi, i veneti che con la puzza sotto il naso, come tanti lombardi e piemontesi, blaterano di un Nord che subisce il Sud, e di autonomismo regionale, salvo poi gridare che il governo nazionale e l’Europa devono salvare Venezia. A ben guardare questi cretini, pur se fanno tanto rumore, sono pur sempre in minoranza anche in Veneto, in Lombardia e in Piemonte.

Non m’importa che anche a Venezia, come in tanti altri casi in Italia, un’imponente opera pubblica, il MOSE, si sia trasformata in un’impotente cattedrale nel deserto, un’ennesima occasione di spreco, di lungaggini, di inefficienza e di corruzione.

Io a Venezia voglio bene. Le voglio bene perché è bella, perché ha alle sue spalle una storia millenaria che, a dispetto delle bassezze e delle miserie che pure la costellano, ha creato qualcosa di unico, un patrimonio di cultura ineguagliabile; perché sento di avere nei suoi confronti un debito incolmabile di riconoscenza per tutto ciò che di nobile, di elegante, di armonioso e di immortale ha regalato all’umanità.

Venezia deve vivere. Venezia deve continuare a stupire chi sa coglierne e goderne lo spirito. Venezia non appartiene ai leghisti, ai regionalisti, ai separatisti, o a qualunque altra delle innumerevoli specie di miserabili cretinisti che proliferano con tanta facilità in Italia.

Ma altrettanto miserabili, se non più, sono quelli che scrollano le spalle dicendo “Vogliono stare da soli? E allora che se la sbrighino da soli”: non è il momento, questo, di cercare piccole vendette e di togliersi meschine e sterili soddisfazioni.

Mi sono commosso vedendo i ragazzi che si sono precipitati nelle librerie e al Conservatorio musicale di Venezia per asciugare i libri e gli spartiti e salvarli dalla distruzione. Li vorrei abbracciare tutti, quei ragazzi, uno per uno.

Ecco perché io, cittadino del mondo per scelta, orgogliosamente europeo, italiano per cultura, marchigiano d’adozione e calabrese di nascita, pensando ad Antonio Vivaldi, ai Dogi, a Francesco Maria Piave, all’Arsenale, al Tintoretto, a Claudio Scimone, a Murano, a Benedetto e Alessandro Marcello, a Piazza San Marco, a Thomas Mann, a Rialto, a Casanova, alla Fenice ed alle innumerevoli altre meraviglie che sono incastonate nella storia di Venezia, sento che è mio dovere contribuire alla salvezza di questa unica e irripetibile perla dell’Adriatico. Venezia appartiene ai veneziani, certo; ma appartiene anche all’Italia, all’Europa, al mondo intero.

Bisogna salvare Venezia, perché salvare lei significa salvare un po’ anche noi stessi.

Giuseppe Riccardo Festa

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