Ridiculum vitae

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Pochi se ne ricordano, ma il primo fu Oscar Giannino, giornalista molto bravo nei talk show – prima – a sbeffeggiare tutto e tutti dall’alto della sua conclamata competenza in campo finanziario ed economico. Si candidò alle elezioni politiche nel 2013, ma fu proprio un suo sodale a scoprire e rendere noto che la laurea e i master che aveva inserito nel curriculum non esistevano. Giannino fu coperto dal ridicolo e, ovviamente, perse ogni speranza di sedere in Parlamento. Ma poi i casi si sono moltiplicati, da quello di Valeria Fedeli del PD che ha definito “laurea in Scienze sociali” il suo diploma per assistenti sociali, a Daniela Santanché, del PDL, la quale, non paga di aver taroccato faccia e corpo, ha taroccato anche il suo C.V. inventandosi un master alla Bocconi che in realtà era solo un corso di formazione.

Guido Crosetto, anche lui del PDL, si è autonominato dottore in Economia e Commercio e la meno famosa grillina Marta Grande si è fatta passare per laureata in lingue in Alabama, oltre che per titolare di un master conseguito in Cina e di svariati altri titoli poi risultati inesistenti. C’è stata pure Maria Stella Gelmini, ex ministro dell’Istruzione e grande fustigatrice delle scuole del Sud, che secondo lei sono troppo generose nell’erogare diplomi e promozioni, che però per acquisire l’abilitazione alla professione legale aveva pensato bene di andare a sostenere l’esame a Reggio Calabria; e come dimenticare la famigerata laurea acquistata in Albania da Renzo Bossi, figlio del fondatore della Lega Nord e meglio noto come “il Trota”?

Il vizietto non tocca soltanto i nostri politici: Una deputata SPD tedesca, Petra Hinz, a dispetto del suo curriculum non solo non era laureata, ma nemmeno diplomata, e nell’altro partito potente in Germania, la CDU, un ministro dal nome altisonante, Karl-Theodor zu Guttenberg, aveva copiato il 70% del testo della sua tesi di laurea guardandosi bene dal citare le fonti: dopo che l’hanno sgamato, l’università di Bayereuth gli ha annullato la laurea; stesso destino è capitato ad Annette Schavan, anche lei ministro ed anche lei della CDU: nel suo caso, ad annullare la laurea per plagio è stata l’università di Düsseldorf.

La differenza, fra i politici tedeschi e quelli di casa nostra, è che i primi, appena scoperti, si sono subito dimessi dalle loro cariche mentre i nostri hanno invece lasciato impronte indelebili di unghie sugli specchi sui quali si sono arrampicati per giustificare le bugie con le quali hanno gonfiato i loro curricula.

Ora è toccato al povero Giuseppe Conte, illustrissimo signor Nessuno fino all’altro ieri, quando il suo nome è salito all’onore delle cronache per via di una improvvida (per lui) candidatura al ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri, ossia capo del governo. Poiché nessuno sapeva chi fosse, tutti si sono precipitati a cercare informazioni su di lui, partendo ovviamente dal curriculum; e qui sono arrivati i guai, perché una dopo l’altra tante sue frequentazioni universitarie si sono rivelate piuttosto farlocche.

Conte non avrà la possibilità di dimostrarsi diverso dagli altri politici italiani dimettendosi dalla carica, perché la carica, semplicemente, non gli sarà assegnata; e probabilmente maledirà il giorno in cui si è lasciato convincere ad entrare nell’agone politico.

Ora, dopo giorni passati a scrivere il famoso “contratto” di governo che molti considerano inattuabile, altri considerano un libro dei sogni e altri ancora, sicuramente malevoli (fra i quali non solo i partiti di opposizione, ma anche la Commissione Europea e un paio di premi Nobel), un libro di incubi, Di Maio e Salvini si ritrovano di nuovo in alto mare, dovendo cercare un altro possibile candidato alla carica di Capo del Governo: una personalità di alto livello culturale, di riconosciuto spessore internazionale, fornito di elevata credibilità e comprovata onestà. Insomma, uno diverso dal povero avvocato Giuseppe Conte, che hanno fatto sprofondare nel ridicolo.

Speriamo che lo trovino presto. E speriamo anche che stavolta, per non sprofondare nel ridicolo anche loro, prima di farne il nome non si limitino a leggerne il curriculum ma facciano qualche verifica: con questi italiani non si sa mai.

Giuseppe Riccardo Festa

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