Ricadere?

Intuii che voleva parlarmi. Raccontare di lei. Capii che poteva replicarsi ciò che accadde la volta scorsa

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In quel periodo, di solito di sera preferivo scendere di casa. Non amavo cenare da solo.

Mi piacere concedermi una libertà di poco conto. Andavo in trattoria e mi ordinavo un ottimo primo piatto. Di quelli sostanziosi che mi soddisfavano.

Ma quella sera scesi e inspiegabilmente trovai la porta sbarrata. Cosa era successo? Dovevo, allora, ripiegare su un altro luogo.

Mentre decidevo incontrai lei che non vedevo da venti anni. L’ultima volta ci avevo fatto l’amore di nascosto.

Lei era bellissima e quella sera di venti anni fa mi invitò a farle compagnia. Non rinunciai e ricordavo ogni singolo istante come se fosse successo ieri.

Quando la vidi rimasi impietrito. Non sapevo cosa fare. Ebbi un po’ di timore. Mi assalì il dubbio che non mi riconoscesse. Forse mi avrebbe sollevato se fosse passata senza un minimo di cenno.

Quel tempo non passava mai. Una frazione di secondi che mi sembrarono un’eternità.

Il fatto fu che mi riconobbe e si fermò. Non sapevo più nulla di lei. Scomparsa. Scivolata nel tempo.

Intuii che voleva parlarmi. Raccontare di lei. Capii che poteva replicarsi ciò che accadde la volta scorsa.

Pensai che forse era un destino, ma seppure affascinato non volevo che trascorressero altri venti anni di ricordi e rimorsi di coscienza.

Un segno di gratitudine rivolto a chi aveva saputo trasmettermi nel frattempo un seme di sicurezza e affidabilità. Un sentimento forte e inamovibile. Granitico.

La salutai e pensai di tornare a casa. Quella volta era meglio sbarrare la porta alle inutili tentazioni che avrebbero avuto il fiato corto. Meglio la riconoscenza.

Nicola Campoli

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