Rai: nuovo governo, nuovi fantini, vizio antico.

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Ora che, grazie al tentativo di suicidio politico del suo leader, da signora e padrona del Governo la Lega salviniana ne è diventata la più fiera oppositrice, si fanno sempre più sonori gli scricchiolii delle poltrone di alcuni personaggi che poco meno di un anno e mezzo fa, grazie alla medesima Lega, hanno ottenuto posti, posticini e postarelli nel magmatico ventre della RAI. Sono invece tranquilli, almeno per il momento, coloro i quali quei posti, posticini e postarelli li devono al Movimento 5 Stelle mentre scalpitano, in Viale Mazzini in Roma, altri personaggi, legati al PD, che si accingono a sostituire i seguaci di Salvini la cui poltrona è lì lì per andare in pezzi.

È fin dall’epoca imperial-fascista in cui si chiamava EIAR che quale che ne fosse la sfumatura di colore, dal nero più cupo al rosso più acceso, passando per il verde, il giallo e ogni intermedia nuance, i partiti promettono di rendere la RAI libera, autonoma e indipendente dalla politica prima di andare al potere, salvo invaderne organici, uffici e palinsesti una volta ascesi agli scranni governativi.

Bisogna ammettere che almeno, ai tempi delle famigerate lottizzazioni, uno sapeva che Rai1 era della DC, Rai2 del PSI e Rai3 del PCI: uno si guardava tutti e tre i telegiornali, faceva la media e, rimossi i picchi più alti di servilismo verso i rispettivi “azionisti di riferimento” (Bruno Vespa dixit) si faceva un’idea abbastanza precisa della realtà delle cose.

La situazione precipitò con l’arrivo al potere di Silvio Berlusconi, che fece traslocare in RAI i più fidati tra i suoi dipendenti Mediaset: il risultato fu un miserando precipitare dei programmi RAI verso i livelli cosce-culo&tette della TV commerciale, per quanto riguarda la qualità e il livello culturale (con le benemerite eccezioni della ditta Angela e di pochi altri) mentre, per quanto riguarda l’informazione, si scivolò verso il più sfacciato ed encomiastico appecoronamento al padrone di turno.

Il PD darebbe un grande esempio di lungimiranza e maturità se, invece di sostituire con giornalisti ed opinionisti “suoi” quelli leghisti di imminente defenestrazione, scegliesse di pretendere che in RAI entrassero giornalisti e intellettuali indipendenti, capaci davvero di uno sforzo di obiettività. Ovviamente non lo farà, come non lo ha fatto la Lega di Salvini e si guarderà bene dal fare il M5S; e alla RAI continuerà il balletto delle verità compiaciute, aggiustate o sottaciute a seconda delle convenienze perché, è arcinoto, lungi dall’essere lungimiranti i partiti, tragicamente miopi – tutti, dal primo all’ultimo, e non solo in Italia – sono assolutamente incapaci di elaborare una strategia a lungo termine basata su trasparenza, obiettività e chiarezza.

I partiti, ahinoi, non riescono a vedere più in là non dico della prossima tornata elettorale (già questo sarebbe un guardare lontano): il loro orizzonte non va oltre il prossimo sondaggio di opinione.

Giuseppe Riccardo Festa

P.S.: non criticate me per la mia vera o presunta mancanza di obiettività. Cariatinet non è servizio pubblico e io, che scrivo per hobby, diversamente dai giornalisti della Rai non costo alla collettività nemmeno un centesimo.

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