Quell’orrenda impalcatura che oscura quattro secoli di storia di Cariati e deturpa l’angolo più bello del nostro centro storico

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di Franco LIGUORI
presidente Sezione Regionale CALABRIA
SOCIETA’ ITALIANA PROTEZIONE BENI CULTURALI


Dal mese di novembre del 2015 l’angolo più bello del nostro centro storico, il tratto centrale del corso XX Settembre, con la vista del Palazzo vescovile, del colonnato neoclassico della Cattedrale S. Michele Arcangelo, della Torre civica dell’Orologio (1904) e della piazza Plebiscito, l’unica del suggestivo borgo medievale cinto da mura quattrocentesche, oltre ad essere “oscurato” da un’orrenda e fatiscente impalcatura, che lo toglie alla fruibilità dei residenti e dei visitatori, si trova in una condizione di estremo e deprimente degrado, essendo diventato un ricettacolo di spazzatura e di robaccia di ogni specie. L’edificio, di proprietà della Diocesi di Rossano-Cariati, è da anni in attesa di un finanziamento regionale che dovrebbe servire al suo restauro e alla sua valorizzazione, ma, nonostante i ripetuti annunci di sblocco del succitato finanziamento (800 mila euro), tutto rimane terribilmente fermo e il degrado e il danno all’immagine del nostro centro storico continuano ! Invitiamo il Circolo PD di Cariati a sollecitare la Giunta Regionale calabrese in carica, a dare seguito alla sua deliberazione n.121 del 02 aprile u.s., con la quale venivano destinati 800 mila euro “per lavori di risanamento del Vescovado e della Cattedrale S. Michele Arcangelo”. Lo stesso invito lo rivolgiamo all’Amministrazione Comunale e alla Curia arcivescovile della nostra Diocesi, anche se, come sappiamo, qualche passo è stato fatto. Ma non basta! Occorre prendere di petto la situazione con grande determinazione e cercare di portarla al più presto a felice conclusione, nell’interesse della nostra cittadina, che ha nei beni culturali la sua principale (e forse unica !) risorsa. Ancora una volta, per il quarto anno consecutivo, i turisti estivi che saliranno a visitare il nostro borgo medievale o che verranno a partecipare a qualche sagra od ad altra manifestazione estiva, si troveranno di fronte il “triste spettacolo” del palazzo vescovile (XVII sec.) ingabbiato e sommerso dai rifiuti ! Sarebbe ora di dire “basta !” e di restituire dignità e valore al “cuore” (mortalmente ferito !) del nostro amato centro storico.

Un palazzo seicentesco fatto costruire
da un vescovo di nobilissime origini
Cariati, elevata a sede vescovile fin dal 1437 (per interessamento di Covella Ruffo, contessa di Cariati e principessa di Rossano ) fino agli inizi del Seicento non ebbe un episcopio degno di questo nome (episcopio=casa vescovile), ed i vescovi che si alternarono alla guida della sua Diocesi, soggiornarono in una modestissima abitazione, che sorgeva a fianco della Chiesa Cattedrale, originariamente intitolata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, e, dal 1741, a S. Michele Arcangelo. Nella prima metà dei Seicento, esattamente nel 1633, veniva nominato vescovo di Cariati un esponente di una delle più prestigiose e raffinate famiglie aristocratiche italiane : Francesco Gonzaga, dei Duchi di Mantova, figlio del IV Duca di Mantova, Vincenzo Gonzaga. Nato a Mantova nel 1588, Francesco Gonzaga, futuro vescovo di Cariati, fu mandato a formarsi alla corte estense di Ferrara, dove ricevette la sua prima educazione; successivamente fu avviato alla vita religiosa, vestendo l’abito dell’Ordine dei Teatini. Proseguì i suoi studi e la sua formazione a Roma, dove intrattenne rapporti di amicizia e di collaborazione con alti cardinali e con lo stesso papa, Urbano VIII , che lo stimava molto. Fu proprio questo vescovo, il cui episcopato a Cariati, si protrasse per ben 24 anni (dal 1633 al 1657), che diede una svolta importante agli edifici ecclesiastici della nostra città, all’epoca capoluogo di una importante diocesi, detta di Cariati e Cerenzia. Va ricordata innanzitutto la costruzione, nel 1635, del Palazzo del Seminario Vescovile, incorporato nella cinta muraria, e sul cui portale d’ingresso ancora oggi è presente lo stemma vescovile del Gonzaga, che riproduce quello della sua celebre famiglia mantovana. A Mons. Gonzaga si deve anche la riedificazione del Palazzo Vescovile, effettuata nel 1649, insieme alla costruzione del Campanile della Cattedrale (attualmente in uno stato di grave degrado e fatiscenza!) e l’abbellimento della stessa Cattedrale. Ma andiamo a soffermarci sul Palazzo Vescovile, il cui deplorevole stato di degrado e di abbandono ci ha indotti a scrivere la presente nota ! Ricordiamo innanzitutto che lo storico edificio, iniziato dal Gonzaga, venne, negli anni successivi, ulteriormente ampliato e modificato. Fu il vescovo napoletano Gerolamo Barzellino, che resse la nostra Diocesi dal 1664 al 1688, a completarne definitivamente la costruzione e a metterlo in comunicazione con la chiesa-Cattedrale. Ciò avvenne nel 1685, come ricorda una epigrafe in latino, scolpita su una lastra di pietra e murata sopra l’arco di Via Vescovado, attualmente chiusa e inaccessibile. Il palazzo vescovile cariatese mantenne le sue caratteristiche architettoniche di tarda età barocca, fino al 1958, anno in cui, mentre era vescovo Orazio Semeraro (1957-1967), alcuni maldestri lavori di restauro, soprattutto, all’esterno, ne modificarono l’aspetto originario, eliminando i grandi cornicioni che circondavano la copertura dell’edificio su tutti i lati. Questo palazzo è stato testimone, per circa quattrocento anni, della storia vescovile di Cariati, che non è soltanto storia ecclesiastica, ma anche “civile” e “sociale” della nostra piccola comunità, che, pur se demograficamente poco rilevante, ha goduto per secoli (cinque e mezzo in tutto!) il “privilegio” di essere “città vescovile”, cioè “capoluogo di diocesi”, con tutto quello di storicamente importante che ne è derivato. Veramente un “luogo della storia e della memoria” di tutti i Cariatesi, che non merita questo abbandono e degrado in cui si trova da ormai cinque anni! Un luogo-simbolo della nostra identità culturale che – così ci auguriamo – va al più presto restituito alla fruizione dei residenti e dei turisti che vengono a visitare il nostro centro storico ! Ne diamo, qui di seguito, qualche cenno descrittivo storico-artistico, rivolto specialmente a quei turisti che non l’hanno mai potuto vedere, a causa dell’orrenda impalcatura che lo nasconde ormai da qualche anno. La facciata principale del palazzo, con cinque balconi che si affacciano sul corso XX Settembre (un tempo chiamato Via del Duomo), ha al centro un grande portone d’ingresso, sormontato da un’inferriata con le iniziali “G.B.”, che sono quelle di un vescovo di fine Ottocento (1892-1902), Giuseppe Barillari, promotore di altri lavori di restauro dell’edificio. Il portone immette in un androne che porta, sul lato sinistro, allo scalone d’onore in pietra, attraverso il quale si accede al primo piano, dove si trova (o meglio, si trovava !) l’appartamento del vescovo, con ampie stanze e un salone di ricevimento per le grandi occasioni. L’ultimo vescovo che vi ha soggiornato, per dieci anni (1957-1967), è stato Mons. Orazio Semeraro, che prese parte al Concilio Ecumenico Vaticano II. Con lui Cariati cessa, dopo cinque secoli e mezzo, di essere sede residenziale di vescovi e, nel 1986, sarà accorpata a Rossano, che prenderà il nome di “Arcidiocesi di Rossano-Cariati”. Come curiosità storica, infine, ci piace ricordare che, dal 1649 (anno della sua edificazione) al 1967 (cessazione della sede vescovile di Cariati), sono stati ospitati in questo antico palazzo tanti personaggi importanti della storia del Mezzogiorno d’Italia, e non solo. Nel 1735, mentre era vescovo Carlo Ronchi, vi fu ospitato il re di Napoli Carlo di Borbone, in viaggio verso la Sicilia; nel 1799, mentre era vescovo Felice Antonio D’Alessandria, vi fece sosta il cardinale Fabrizio Ruffo, comandante dell’Armata della Santa Fede; nel 1833, mentre era vescovo Gelasio Serao, vi fu ospitato il re delle Due Sicilie, Ferdinando II di Borbone; nel 1846 vi sostò per una visita al vescovo Nicola Golia, lo scrittore e giornalista napoletano Cesare Malpica ; nel 1923, mentre era vescovo Giuseppe Maria Caruso, vi soggiornò per una notte il cardinale Angelo Roncalli (che diventerà papa nel 1958, col nome di Giovanni XXIII), in visita apostolica nelle sedi vescovili della Calabria; nel 1942, mentre era vescovo Eugenio Raffaele Faggiano, vi sostò il principe di Piemonte Umberto II di Savoia, che diventerà re d’Italia il 9 maggio del 1946. E, poi, negli anni dell’immediato secondo dopoguerra (fine anni ’40- primi anni ’50), l’episcopio di Cariati divenne meta costante di tutti i parlamentari cattolici che venivano nella nostra cittadina a tenere comizi per il partito della “Democrazia Cristiana”, apertamente sostenuto dalla Chiesa e dal clero, che a Cariati era numericamente abbondante, per essere sede vescovile e di un Seminario Diocesano. Chi scrive, all’epoca ragazzino delle scuole elementari che abitava a pochi passi dall’Episcopio, ricorda il passaggio dei numerosi “onorevoli” democristiani che, dopo aver tenuto i loro comizi, nella Piazza Plebiscito, di fronte all’episcopio, si recavano a portare il loro saluto al Vescovo Faggiano: Dario Antoniozzi, Gennaro Cassiani, Vittorio Pugliese, Riccardo Misasi, Salvatore Foderaro ed altri ancora, tutte figure politiche di primo piano della cosiddetta “Prima Repubblica”, che conobbero e frequentarono Cariati, anche a motivo della significativa presenza della sede vescovile, che aveva, in quegli anni, nello storico palazzo di cui abbiamo parlato, il suo “centro direzionale”, non solo religioso in senso stretto, ma, a mio avviso, anche “politico”, della vita amministrativa della Città, per molti anni “roccaforte” del partito dello scudo crociato. Se si riuscisse finalmente a restaurarlo adeguatamente, affidandone il progetto a professionisti di alta competenza, l’ex Episcopio di Cariati potrebbe diventare sede di un Museo Storico della Chiesa di Cariati, in cui sistemare i pochi cimeli rimasti della lunga e gloriosa storia della sua ex-diocesi, dai ritratti fotografici e a pittura dei vescovi del Novecento alle statue e a qualche dipinto che ancora avanza, ed anche la “documentazione archivistica” superstite della lunga storia della già Diocesi di Cariati. L’antico palazzo potrebbe ospitare anche la Biblioteca Vescovile, già esistente, ma chiusa da tempo immemorabile, e sistemata in un umido locale a piano terra, che rischia di rovinare i libri collocati in scaffali metallici aperti. Se, poi, a sua volta, l’Amministrazione Comunale si decidesse una buona volta ad aprire il Museo Civico di Palazzo Chiriaci (del Mare e della Civiltà contadina), affidandone l’allestimento a persone competenti e che conoscono la storia di Cariati, allora sì che si creerebbe un vero e proprio polo culturale a 360 gradi, che darebbe importanza e valore al nostro antico borgo, facendone un centro fortemente attrattivo non solo dal punto di vista ambientale e paesaggistico, ma anche come “scrigno della nostra storia e del nostro illustre passato”, da cui partire per superare la tristezza del decadimento presente e proiettarsi verso un futuro ricco di prospettive di sviluppo, non solo culturale ma anche economico.

Per saperne di più :
Romano e Franco LIGUORI- “Cariati nella storia”, Stampa-Lito Ferraro, Cirò M. 1981
Franco e Romano LIGUORI- “Cariati. Immagini della memoria”, MIT, Cosenza, 1988
Franco e Romano LIGUORI- “Cariati- Guida storico-artistica”, Grafosud, 1995
F. LIGUORI- “Cariati, la formidabile rocca dei Ruffo e degli Spinelli”. Tip. Orlando, Corigliano C. 2013

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