Quelli che “Mussolini era un grande statista”

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Una trasmissione molto interessante, ieri sera (27 settembre) su Rai Storia, col supporto di immagini e documenti inequivocabili e ineccepibili raccontava le tristi vicende dell’occupazione italiana e tedesca di Jugoslavia e Grecia durante l’ultimo conflitto mondiale. Niente di nuovo per chi nei confronti della Storia ha un approccio un po’ meno superficiale della media e quando pensa a quegli anni cupi non si ferma ai soliti luoghi comuni, secondo i quali noi eravamo buoni e generosi e i cattivi erano soltanto i tedeschi: “Italiano brava gente” non era, e non è, soltanto il titolo di un bel film: è l’etichetta che ci piace appiccicarci addosso, con riferimento a quelle vicende, per negare di esserne stati complici.

In realtà rastrellamenti, deportazioni, fucilazioni di massa, rappresaglie sui civili, requisizioni, distruzioni e violenze di ogni tipo, in Jugoslavia e in Grecia le commisero, e con feroce entusiasmo, anche le nostre truppe. Un generale, un italianissimo generale, a margine di un rapporto sulla forza crescente della Resistenza jugoslava annotò senza complimenti la frase: “Si ammazza troppo poco!”

Con la storia di quel periodo, ansiosi di autoassolverci, noi italiani non abbiamo ancora fatto i conti. La pur gloriosa Resistenza nostrana al nazifascismo è stata un eccellente alibi per rimuovere le nefandezze che pure noi commettemmo, e non soltanto in Grecia e in Jugoslavia ma anche in casa, durante la guerra civile che scoppiò dopo l’8 settembre del 1943: durante l’effimera vita della “Repubblichetta” di Salò miliziani e collaborazionisti fascisti furono più feroci, nel reprimere la Resistenza, di quanto non lo fossero i tedeschi.

Appena qualche giorno fa mi son sentito dire da una signora, una brava, educata, molto benestante, civilissima signora, quarantenne o giù di lì, che Mussolini è stato un grande statista e che, sì, le leggi razziali sono state una brutta cosa, e anche la Shoah; però gli ebrei avevano rovinato l’economia tedesca. E poi le foibe! Come dimenticare le foibe?

Quando le ho detto che sì, le foibe sono un’infamia ma non nascono dal nulla, essendo una reazione degli iugoslavi – feroce, disumana e spietata – alla ferocia, alla disumanità e alla spietatezza degli italiani, ha negato con forza: “Mussolini” mi ha detto “mica ammazzava: lui al massimo mandava gli avversari al confino”. Ha anche aggiunto che Mussolini ha bonificato le paludi pontine. Dei treni che arrivavano puntuali, bontà sua, non ne ha parlato.

Mi chiedo su quali libri quella signora possa aver acquisito nozioni di questa fatta. Mi chiedo se questa signora e tanti altri, che come lei sono animati dalla nostalgia di un’epoca nefanda per la storia nazionale e mondiale, abbiano in realtà mai affrontato con serietà queste tematiche  o se invece si siano lasciati guidare dal sentito dire, dalle frasi fatte e da una tradizione che, priva di ogni riscontro oggettivo, in certi circoli si trasmette di generazione in generazione ed ha ogni tanto, a causa di crisi economiche e sociali, torbidi e irrazionali rigurgiti più ampi, alimentati non di rado da politici a corto tanto di scrupoli quanto di cultura storica che, imitando certi sinistri personaggi di quel passato, dalle tribune abbracciano bambini e invocano “pieni poteri”.

Quella signora non sa evidentemente nulla del Trattato di Versailles, che umiliò la Germania dopo la I Guerra Mondiale, non sa nulla degli investimenti USA che dalla Germania furono ritirati dopo il tragico “Giovedì nero” del 1929, non sa nulla dell’iperinflazione che devastò il Paese come conseguenza della somma di questi due fattori: senza sapere nemmeno perché ha deciso, giacché così le hanno detto, che la colpa era degli ebrei.

Né sa, quella signora, che Mussolini, oltre che delle leggi razziali (già sufficienti a coprirne il nome di vergogna per i secoli a venire) e dell’alleanza con Hitler, è anche responsabile della morte di Matteotti e dei fratelli Rosselli, di quella di migliaia di spagnoli (su Guernica volarono anche bombardieri italiani), delle stragi di Graziani in Africa, dei morti causati e subiti dall’Armir, del tentativo di esportare in USA (mentre era in corso la guerra contro gli stessi USA) qualche milione di dollari tramite lo IOR, del processo farsa di Verona e infine, ciliegina sulla torta, del vergognoso tentativo di fuga in compagnia della Petacci, dopo che per anni aveva ripetuto “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi”.

È un peccato che sia stato passato sommariamente per le armi: un pubblico processo, come quello di Norimberga, sarebbe stato molto più giusto e utile, soprattutto per non dover poi vedere quelle carovane di autobus che ogni anno, in certe date, si dirigono a Predappio da tutta Italia.

Alla fine, però, quella signora si è un po’ tradita: alla radice del suo “ragionamento” c’erano la fine del cosiddetto governo giallo-verde, la nascita del governo giallo-rosa e la conseguente paura, che ha reiteratamente manifestato, che questo nuovo governo “comunista” decida di imporre una tassa patrimoniale. Insomma, la signora è patriottica, italianamente fiera della mascella volitiva e dello sguardo del duce fisso in avanti.

Ma soprattutto, proprio come tanti come lei, è più che altro gelosa del suo portafogli.

Giuseppe Riccardo Festa

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