Quelli che “Il voto mi sta bene se va come voglio io, oh yeah”

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Non so quanto le parole di Matteo Renzi, a proposito della vittoria di Nicola Zingaretti alle primarie del PD, siano tattiche e quanto invece siano sincere: questo lo sa ovviamente solo Matteo Renzi. Tuttavia quelle parole, oggettivamente nobili e sensate, Renzi le ha dette: ha accettato l’esito delle primarie, si è complimentato col vincitore ed ha garantito che non gli farà subire la guerriglia interna che, sommata agli errori che ha commesso – primo fra tutti l’improvvido e inopportuno tentativo di riforma costituzionale – gli è costata la presidenza del Consiglio dei ministri, la segreteria e la marginalizzazione nel suo partito.

A stupire sono le reazioni di molti renziani che evidentemente speravano in una vittoria di Giachetti, il quale non aveva fatto mistero della sua intenzione, se avesse vinto, di proseguire sulla scia del riformismo di marca renziana.

Queste reazioni si riassumono nello strano sillogismo secondo il quale se avesse vinto Giachetti il voto sarebbe stato regolare e trasparente mentre, visto che le cose sono andate altrimenti, allora sicuramente c’è stato un complotto: ai gazebo del PD ci sono andati, secondo i delusi, soprattutto i nemici di Matteo Renzi, anche estranei o transfughi del PD e perfino autobus affollati di grillini, il cui malevolo triplice scopo è, appunto, di seppellire definitivamente l’esperienza renziana, di riportare nel partito quei transfughi e, dulcis in fundo, di preparare il terreno per un accordo di governo col Movimento 5 stelle.

A dispetto anche delle rassicurazioni di Renzi, molti di coloro che credono a questo complotto dichiarano apertamente di voler lasciare il partito.

Trovo piuttosto discutibile un simile atteggiamento, secondo il quale il voto democratico è benvenuto se il risultato è gradito ma è rigettato e criticato in caso contrario: questi simpatizzanti del PD – o piuttosto di Matteo Renzi – mi fanno pensare al cantante Ultimo che prima, convinto di vincere, ha accettato le regole del festival di Sanremo e poi, avendo perso, le ha contestate a brutto muso.

Se io fossi nei panni di quei simpatizzanti di Matteo Renzi, darei almeno a Nicola Zingaretti il tempo di dimostrare con i fatti la correttezza dei loro sospetti: sarebbe strano che, dopo aver criticato tanto i leghisti per l’uso di dietrologie, fake-news e malignità, e i grillini per l’interpretazione disinvolta dei loro regolamenti interni, si comportassero pure loro esattamente allo stesso modo. Un ottimo modo per dimostrarsi poco credibili consiste proprio nell’imitare chi, fino al giorno prima, si è accusato a gran voce di scarsa credibilità.

Ma c’è poco da stupirsi: la coerenza, in Italia, abita in compagnia dell’onestà: tutti dicono di frequentarle, ma in realtà pochissimi sanno dove stanno di casa.

Giuseppe Riccardo Festa

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