Quegli strani promotori del Divino Terrorismo

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Non voglio parlare degli scarti di umanità che hanno sghignazzato per il rogo di Notre Dame de Paris nel nome del loro – peraltro non motivato – odio antifrancese: li qualificano la loro stupidità e la loro ignoranza, e ogni altra parola al loro riguardo è superflua.

Parliamo invece degli altri, che se non sono meno stupidi almeno, pur nella drammaticità dell’evento, sono un po’ più divertenti.

I primi a restarci male sono stati coloro i quali da tutti social network, guidati dall’esagitato Magdi Cristiano Allam, avevano subito gridato al complotto islamista, all’attentato contro la civiltà cristiana e i valori occidentali abbandonandosi alla consueta panoplia di lamentazioni che sempre accompagna un evento come questo.

Ci sono rimasti male perché gli investigatori francesi hanno escluso il dolo, ossia la volontà criminale di provocare il rogo di Notre Dame de Paris: non c’è stato nessun attentato e questa volta jihad, talebani, Isis e simili non c’entrano niente.

Ma le deduzioni degli investigatori nulla hanno potuto contro un’altra corrente di pensiero (vabbè, si fa per dire) che, ogni volta che si verifica una sciagura di dimensioni e risonanza sufficienti, si gonfia, si alza, rompe gli argini e inonda le RadioMarie e i social-network.

Quando ci fu il terremoto dell’Aquila, e poi quello più recente che ha sconvolto tanta parte del Lazio, dell’Abruzzo, dell’Umbria e delle mie Marche, voci severe, indici tesi e sguardi accigliati hanno sentenziato che questi eventi erano segni della collera divina, suscitata da questa o quella legge (le unioni civili, prima fra tutte) approvata in evidente contrasto con la volontà del Cielo che dunque, in quei casi, si è così manifestata, dimenticando di essere infinitamente buona e misericordiosa e scuotendo la terra per uccidere a casaccio bambini, donne, vecchi e uomini, e distruggere di tutto. Così, hanno ragionato (vabbè, si fa per dire) i Savonarola di turno, il loro Dio ha segnalato il proprio disgusto verso quella legge “contronatura”.

Quegli stessi Savonarola non hanno mancato, anche in questa occasione, di attribuire alla loro collerica divinità la responsabilità del rogo, sottolineando anche la coincidenza dell’evento con la settimana che precede la Pasqua: il loro nume, affermano, ne ha abbastanza della licenziosità di costumi, del dilagante rifiuto dei valori religiosi, dell’immoralità ormai imperante nella decadente Europa in generale e nell’Esagono di Francia in particolare. Dunque, zot: ha scagliato un fulmine contro Notre Dame, per dare ai francesi in particolare e agli europei in generale un segno inequivocabile della sua ormai inarrestabile furia.

Mi chiedo se questi interpreti dei messaggi divini si rendano conto della sinistra somiglianza fra le motivazioni e il comportamento del loro Dio (di cui sotto sotto, si direbbe, gioiscono), e quelli dei terroristi islamici che invece condannano senza appello: quasi che roghi, stragi e vendette fossero legittimi o illegittimi non in sé ma solo a seconda di chi sia a invocarli e perpetrarli.

E poi mi chiedo, anche, quale masochistica logica induca il Dio in questione a manifestare la sua collera dando fuoco non (sono esempi, non suggerimenti) al Moulin Rouge o a qualche localino di Pigalle, note sentine di vizio e di lussuria, ma al massimo simbolo che la Ville Lumière abbia eretto proprio a Lui e alla Sua Gloria. Una divinità che si comporta in questo modo, in realtà, più che a un dio fa pensare a quel marito che, appreso di essere cornificato dalla moglie, decise immediatamente di vendicarsi.

E si tagliò gli zebedei.

Giuseppe Riccardo Festa

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