Quegli assurdi atleti che si meritano le medaglie

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Piovono le medaglie sullo sport italiano ai campionati europei di atletica e di nuoto, ma stranamente, oltre che ingiustamente, di questi risultati si parla poco. Di Marta Bastianelli, Pietro Codia, Elia Viviani, Alessandro Miressi e dell’incredibile Simona Quadrarella; e dei quartetti femminili e maschili di inseguimento a squadre, oltre che dei tanti vincitori di argenti e bronzi in tante discipline, non si dice quasi nulla.

Poi ditemi se il nostro non è un Paese strano: queste ragazze e ragazzi non sono arrivati sul podio, e spesso sul gradino più alto, così per caso. Non è che sono stati estratti a sorte, o magari votati a maggioranza fra una pletora di aspiranti scelti così, in base magari a un curriculum taroccato.

Per andare a Glasgow e a Berlino, i nostri rappresentanti si sono dovuti dimostrare all’altezza della situazione e per essere all’altezza della situazione – mi si perdoni il francesismo – si sono fatti un mazzo così. Ore e ore di allenamenti, sulla bici, in pista o in piscina, ogni santo giorno. Si sono sudati ogni decimo di secondo guadagnato rinunciando a divertimenti, sballi e riposo, perché sapevano che per ottenere quel risultato non c’era altro modo. Nello sport le chiacchiere stanno a zero: bisogna dimostrare con i fatti di essere i migliori.

È, o dovrebbe essere lo stesso, in ogni campo: non basta – faccio esempi a caso – essere stati votati da mille, diecimila o un milione di persone, per potersi dire competenti in medicina anche se un certo Barillari, consigliere regionale alla Regione Lazio, e la senatrice Taverna la pensano diversamente.

E non si diventa concertisti, o cantanti lirici, o anche soltanto professori di orchestra semplicemente decidendo di diventarlo: ci vogliono anni e anni di studio assiduo, faticoso, sfibrante, che portano il musicista a diventare un tutt’uno col suo strumento o a usare la propria voce come se fosse essa stessa uno strumento. Altro che snocciolare la filastrocca di uno stupido rap davanti a una folla tanto delirante quanto ignorante.

Ma il nostro è un Paese strano: quelli che di essere migliori lo dimostrano con i fatti, con l’impegno e i sacrifici, gli danno fastidio. Gli piacciono quelli che di essere migliori millantano o per tali si fanno passare prendendo scorciatoie, come fanno certi club calcistici che le partite le vincono, prima ancora di giocarle, ricorrendo a sistemi che di sportivo hanno poco o nulla.

D’altra parte è risaputo che il nostro è un Paese in cui si ritiene che certe attività, per esempio cantare, scrivere e fare politica, possano essere praticate da chiunque; e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, perché fra quei “chiunque” ben pochi prima si prendono la briga di studiare, apprendere, approfondire: in sintesi, di acquisire anche solo un briciolo di competenza.

Viene da chiedersi: ma chi glielo fa fare, a Marta Bastianelli, Pietro Codia, Elia Viviani, Alessandro Miressi e all’incredibile Simona Quadrarella, ed ai quartetti ciclistici  femminili e maschili di inseguimento a squadre oltre che ai tanti vincitori di argenti e bronzi in tante discipline, di farsi un mazzo così sui pedali, sulle piste e nelle piscine per ottenere solo un breve momento di gloria e premi tutto sommato modesti, mentre tanti ignoranti, inetti e incompetenti, senza alcuna fatica né merito, sono ogni giorno in prima pagina sui giornali, guadagnano fior di prebende e addirittura decidono il futuro del Paese? Che razza di italiani sono, questi atleti (e medici, e insegnanti, e musicisti, e ricercatori) che all’idea di successo associano quella di sacrificio, impegno e capacità? La risposta, è evidente, sta nel fatto che questi atleti (e medici, e insegnanti, e musicisti, e ricercatori) non sono veramente italiani, certo non italiani medi: sono marziani nati per errore nel Paese e nel momento sbagliati. È per questo che purtroppo se va bene, all’italiano medio, di loro, non gliene può fregare di meno.

E se va male, e di solito va male, l’italiano medio questi marziani troppo seri, impegnati e talentuosi, che lo mettono di fronte alla sua miserabile mediocrità, non li può proprio soffrire.

Giuseppe Riccardo Festa

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