Calci ai bambini e inviti al suicidio. Quanto in basso scenderemo ancora?

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Davvero in Italia, in Calabria, a Cosenza, può succedere una cosa del genere? Davvero in una terra che ha visto tanti suoi figli emigrare all’estero e subire insulti e umiliazioni di ogni genere è possibile che un giovane di ventiquattro anni prenda a calci un bambino, colpevole di essere nero, per aver osato avvicinarsi alla carrozzina della sua neonata?

E davvero in Italia può succedere che Fabio Sanfilippo, un giornalista (ma non un giornalista qualunque: un caporedattore di RadioRai, dunque un uomo che dovrebbe muoversi sempre e comunque in punta di piedi, con equilibrio e assennatezza), inviti al suicidio un uomo politico, Matteo Salvini, coinvolgendo in un rabbioso e insensato post su un social anche la figlioletta di sei anni?

Ho già avuto occasione, dalle pagine virtuali di Cariatinet, di rilevare quanto in basso sia scesa, nel nostro Paese, l’asticella del livello di civiltà e di umanità. Ma con sgomento debbo rilevare che quell’asticella continua a scendere.

Poco importa che ad alimentare il clima di montante razzismo e insofferenza, e a fomentare istinti aggressivi e cacce ai nemici, sia stato e sia proprio quel Matteo Salvini oggetto del post del caporedattore RAI: quel post, trasudante di rabbia e rancore, è inqualificabile, e chi lo ha pubblicato deve essere sanzionato con la massima severità. Io stesso non ho certo risparmiato le critiche a Salvini, ma nel criticarne linguaggio e metodi mai mi sono sognato di augurargli qualcosa di peggio che la perdita del potere e del consenso, l’unico auspicio legittimo nei confronti di un avversario – avversario, non nemico – politico.

E con la massima severità, secondo le norme del diritto penale, deve essere punito quel cosentino tanto razzista quanto bestiale che ha preso a calci nel ventre un bambino di tre anni.

Questi episodi non sono che la punta dell’iceberg. Per sconfiggere questa montante marea di melma è necessario fermarsi, fare un passo indietro e riflettere; è necessario scuotersi di dosso la rabbia insensata, la voglia di odiare, il bisogno di individuare nemici; è necessario tornare a vergognarsi della volgarità e dell’arroganza e ad ammirare, e desiderare, la cultura e la buona educazione. È necessario ritrovare il senso e la bellezza del vivere insieme, di capire, e smettere di temere, ciò che rendendoci diversi gli uni dagli altri può contribuire ad arricchire noi tutti.

Forse non è troppo tardi. forse possiamo ancora farcela.

Giuseppe Riccardo Festa

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