“Ovviamente”: un libro per celebrare i miei primi cinque anni con Cariatinet.

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Come passa il tempo! è proprio il caso di dirlo. Da quando ho iniziato a collaborare con Cariatinet.it, sono già passati cinque anni. Cinque anni durante i quali è successo di tutto, in Italia e nel mondo; e appunto di Italia e di mondo mi sono occupato nei miei articoli, grazie alla fiducia incondizionata ed alla totale libertà che Aldo Formaro, il fondatore e direttore di questo giornale, mi ha accordato.

Ho potuto così commentare eventi di ogni natura, dalla politica al costume, dalla cronaca alla cultura, dallo sport alla finanza e allo spettacolo, scegliendo nel mare magnum degli eventi e degli avvenimenti quelli che più richiamavano la mia attenzione e mi davano spunti di riflessione.

Ho così pubblicato qualche centinaio di articoli, suscitando nei lettori sia approvazione e plauso che disapprovazione e irritazione. I commenti più arrabbiati sono arrivati soprattutto quando mi sono occupato di politica nazionale, il che è inevitabile, poiché in nessun altro campo noi italiani siamo pronti a dividerci e accapigliarci con altrettanta ferocia, con la sola eccezione, forse, del calcio. In entrambi i casi si tratta di passioni; e le passioni, si sa, hanno la spiacevole capacità di ottundere le facoltà di raziocinio di chi le vive.

Nell’antologia che ho deciso di pubblicare (disponibile su Amazon in versione sia stampata che digitale), comunque, di politica non ce n’è molta. Non perché io abbia paura di suscitare di nuovo polemiche e irritazione (continuerò senz’altro a farlo in futuro), ma perché ho scelto i pezzi dedicati ad argomenti il cui interesse non è stato eroso dal tempo. Gli eventi della politica sono legati al momento in cui si verificano, e col tempo tendono a diventare opachi; il grido si trasforma in sussurro e poi in rumore di fondo, fino a scomparire del tutto. Chi si ricorda più di Mariano Rumor, di Achille Occhetto, di Oronzo Reale, e perfino di Pierferdinando Casini e Bettino Craxi, delle loro gesta e delle loro parole, se non gli addetti ai lavori?  Tutti, invece, continuiamo a vivere i problemi della convivenza civile, del razzismo, dell’immigrazione, dell’intolleranza, della religione, dello sport, della cultura e del suo preoccupante declino.

Sono principalmente questi gli argomenti degli articoli che, inserendoli in questa antologia, spero di sottrarre all’oblio, convinto come sono che questi temi non possano e non debbano passare mai di moda.

Il titolo della raccolta nasce dalla constatazione che ciò che dico negli articoli è in fondo ovvio ed evidente per sé, o almeno dovrebbe esserlo; al punto che qualcuno, forse non a torto, potrebbe rimproverarmi di scoprire l’acqua calda.

A questa contestazione risponderei che purtroppo sono tantissime le cose – come la tolleranza, il rispetto reciproco, la solidarietà, il civismo, l’ammissione dei propri limiti, il dovere di crescere culturalmente – che dovrebbero essere ovvie ma al contrario si praticano e si coltivano con sempre minore frequenza. Meglio, allora, richiamarle alla memoria, anche a rischio di sembrare banali.

Dal mio lettore non mi aspetto che sia necessariamente d’accordo con me, anche se questa eventualità non potrebbe che farmi piacere. Mi auguro però che rifletta e, sia nel caso sia d’accordo sia in caso contrario, che chieda, prima di tutto a sé stesso, per quale motivo lo è o non lo è. Perché è purtroppo questo uno dei più gravi problemi della nostra società: non succede soltanto con la politica e col calcio, di fare delle scelte senza veramente scegliere, di lasciarsi convincere “a pelle”, di buttarsi d’istinto di qua o di là.

Io non ho nessuna pretesa di possedere delle verità: ho opinioni, niente di più. In effetti, e uno dei miei articoli ne parla, i sedicenti portatori di “verità”, anzi, di “Verità”, li guardo con sospetto perché sono proprio loro, di solito, a provocare all’umanità i guai più seri e le catastrofi più irrimediabili.

Non posso chiudere questa nota di presentazione (che riproduce quasi letteralmente l’introduzione del volume) senza rivolgere un affettuoso e calorosissimo grazie ad Aldo Formaro: non solo per la fiducia, la libertà e l’autonomia che mi ha accordato, difendendomi spesso, con convizione, dalle critiche di qualche malevolo, ma soprattutto per l’amicizia solida, sincera e profonda, pur se a distanza, che è nata fra noi e che è il regalo più bello che un essere umano possa fare ad un altro essere umano.

Giuseppe Riccardo Festa

PS: Per chi fosse interessato: https://www.amazon.it/dp/1079431888/ref=sr_1_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&)keywords=Giuseppe+Riccardo+Festa+Ovviamente&qid=1562750888&s=gateway&sr=8-2,)

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